PRICING DEI PRESTITI BANCARI

Procedura di determinazione del tasso da applicare ai prestiti, che si attua in varie fasi: nella valutazione del rischio del prestito, nella successiva determinazione del costo ed infine nella determinazione del prezzo. La valutazione del rischio coincide con la tradizionale istruttoria di fido (screening) e si conclude con l’assegnazione del richiedente ad una determinata classe di rischio (attribuzione del rating). Tale fase è volta cioè alla stima della probabilità di default del debitore e della percentuale di perdita; il prodotto di questi due dati determina il tasso di perdita attesa. L’elaborazione delle informazioni, ottenute sia direttamente dal richiedente sia mediante il ricorso a fonti informative interne ed esterne alla banca, può essere attuata anche con l’ausilio di opportune tecniche statistiche (come, p.e., l’analisi discriminante) o di sistemi esperti. La successiva fase di determinazione del costo del rischio, ovvero la determinazione della perdita massima accettabile, comporta la valutazione sia del rischio “previsto”, dato dal tasso medio di perdita per impieghi simili appartenenti a quella particolare classe di rating; sia del rischio “imprevisto”, che dipende dalla variabilità di tale tasso e che può essere stimato sulla base di serie storiche o di valutazioni soggettive; sia infine del grado di correlazione tra i tassi di perdita nelle diverse classi di rischio per la determinazione dell’impatto dell’operazione sul rischio complessivo del portafoglio. Nella fase conclusiva, il prezzo viene determinato sommando ad un adeguato premio per il rischio (comprensivo anche della remunerazione del capitale a rischio), i costi di provvista e quelli diretti e indiretti non collegati alla provvista (costi del personale, costi di amministrazione e fiscali). Le tre fasi individuate dovrebbero essere ripetute periodicamente, non solo quindi in sede di erogazione del prestito, per poter valutare costantemente la convenienza, in termini di rischio e rendimento, delle operazioni poste in essere. In concreto, gli approcci possibili per ladeterminazione del prezzo dei prestiti bancari, sono sostanzialmente riconducibili a due modelli di comportamento: con il primo si fa riferimento ai prezzi praticati dal mercato per operazioni analoghe (il cosiddetto comparison pricing); con il secondo si valuta il rischio proprio di ciascuna operazione isolatamente considerata in modo da determinarne il valore intrinseco (intrinsic value pricing). Il primo metodo è certamente di più semplice applicazione, almeno là dove esiste un riferimento certo e significativo: può essere tale il mercato obbligazionario (ma presuppone l’esistenza di una gamma sufficientemente estesa di scadenze e la relativa valutazione del debito da parte di agenzie di rating) oppure una serie di dati calcolati sulle serie storiche dei prestiti bancari (che richiede però molta cautela nella estrapolazione delle previsioni sugli andamenti futuri). L’altra metodologia procede al calcolo di un tasso di interesse coerente con gli obiettivi di redditività della banca, tale cioè da produrre un profitto adeguato al rischio sopportato. Essa prevede il ricorso a modelli di tipo RORAC o, ma soltanto in linea teorica, all’uso di modelli derivati dalla teoria delle opzioni. Con il ricorso al primo, la banca quantifica sia il costo del rischio sopportato sia il mark up necessario per tener conto del ricavo desiderato. Il tasso del prestito viene così determinato secondo un modello additivo, che prevede l’aggiunta, al costo marginale di raccolta, del premio per il rischio previsto e di un premio per il rischio imprevisto, dato dal prodotto fra il ROE obiettivo e il capitale a rischio. Il tasso sul prestito, cioè, viene fissato in modo tale che il profitto dell’operazione,in termini di rendimento del capitale proprio allocato a copertura del rischio sopportato, risulti almeno pari al ROE obiettivo. Una particolare applicazione di tale metodologia è quella del LAFP (Loan arbitrage free pricing model).

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