CONTRATTO COLLETTIVO DI LAVORO

Accordo stipulato tra sindacati di lavoratori e associazioni di datori di lavoro che stabilisce i trattamenti minimi garantiti e le altre condizioni alle quali devono conformarsi i contratti individuali di lavoro. Sotto il regime fascista esisteva per ogni categoria professionale una sola organizzazione sindacale cui era attribuita la rappresentanza legale degli appartenenti. I contratti collettivi che esse stipulavano erano perciò efficaci per tutti gli appartenenti alla categoria. L’art. 39 della Costituzione ha stabilito la libertà e, quindi, la pluralità sindacale, prevedendo contestualmente l’obbligo della registrazione delle organizzazioni sindacali con ordinamento interno a base democratica e la conseguente attribuzione della personalità giuridica. Assolte queste condizioni, i sindacati rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti avrebbero potuto stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie interessate (erga omnes). L’art. 39 Cost. è però rimasto inattuato, per cui i contratti collettivi esplicano efficacia esclusivamente tra le parti che li hanno stipulati e, quindi, solo tra i soggetti iscritti ai sindacati e associazioni che hanno sottoscritto gli accordi. Sennonché di fatto i contratti collettivi hanno applicazione generale. Dapprima si è assistito ad un primo tentativo legislativo di estensione dell’efficacia soggettiva del contratto collettivo (l. 20.5.1960 n. 1027). Venne sostanzialmente delegata al Governo l’emanazione di decreti legislativi che fissassero i minimi di trattamento economico-normativo, tenendo conto delle clausole dei contratti collettivi e degli accordi economici collettivi di diritto comune stipulati entro una certa data alle quali il Governo si doveva uniformare. Tale meccanismo estensivo è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 106 del 19.12.1962. Così in assenza di un’attuazione del principio espresso dall’art. 39 Cost. l’estensionedell’efficacia del contratto collettivo è avvenuta ad opera della giurisprudenza sulla base di una interpretazione dell’art. 36 Cost., secondo il quale la retribuzione deve essere “proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato e, in ogni caso, sufficiente a garantire al lavoratore e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa” e dell’art. 2099, 2° comma, c.c. il quale afferma, tra l’altro, che “la retribuzione è determinata dal giudice, tenuto conto, ove occorra, del parere delle associazioni professionali”. In relazione al livello in cui vengono stipulati i contratti collettivi si distinguono in: a) interconfederali, se conclusi dalle rispettive confederazioni sindacali; b) nazionali (acr.: CCNL), se sottoscritti dai sindacati di ciascuna categoria produttiva (sono vigenti, p.e., per il settore del credito: “CCNL per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali (dalla 1a alla 3a) dipendenti dalle aziende di credito, finanziarie e strumentali” stipulato l’11.7.1999 e “CCNL per i dirigenti dipendenti dalle aziende di credito, finanziarie e strumentali” stipulato il 1°.12.2000); c) aziendali, se stipulati col rispettivo datore di lavoro dalle rappresentanze sindacali presenti all’interno di un’azienda. Le clausole del contratto collettivo si distinguono comunemente in normative (aventi, o meno, contenuto economico) e obbligatorie: sono normative le clausole che attengono alla regolamentazione dei rapporti di lavoro individuali (p.e. quelle inerenti al trattamento retributivo, all’orario di lavoro o agli inquadramenti); sono invece obbligatorie quelle che producono effetti obbligatori direttamente in capo ai soggetti stipulanti (p.e., le “clausole di tregua sindacale” ovvero quelle relative ai diritti di informazione). Il contratto collettivo è inderogabile in pejus: il principio è contenuto nell’art. 2113 c.c. (nel quale è stato introdotto dall’art. 6. della l. 11.8.1973 n. 533), che stabilisce l’invalidità delle transazioni e delle rinunzie che hanno per oggetto diritti dei lavoratori derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi. Sono sempre ammesse nei contratti individuali le deroghe che prevedono condizioni più favorevoli per il lavoratore. La durata del contratto collettivo è fissata di regola in un quadriennio, al termine del quale si procede alla rinnovazione del contratto. Il contratto è automaticamente prorogato, se non viene disdetto entro un determinato termine prima della scadenza.

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