ARTIGIANO

Figura di imprenditore non riconducibile automaticamente ad una delle due categorie civilistiche ricostruite sul principio della dimensione dell’impresa, riconosciute dalla dottrina e consolidatesi nelle interpretazioni giurisprudenziali. In altri termini la qualifica di piccolo imprenditore di cui all’art.2083 potrà riconoscersi all’artigiano soltanto ove l’attività imprenditoriale in discorso sia svolta con la prevalenza del lavoro dell’imprenditore e dei suoi familiari su gli altri fattori produttivi. In caso contrario si tratterà sempre di attività di impresa artigiana, ma da collocarsi nell’ambito dell’impresa medio-grande con la conseguente applicazione dello statuto dell’imprenditore commerciale. È imprenditore artigiano, secondo l’art.2 della l. 8.8.1985 n. 443 (che ha sostituito la l. 25.7.1956 n. 860), colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l’impresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri e i rischi inerenti alla sua direzione e gestione e svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo. L’impresa artigiana si caratterizza per la produzione di beni anche semilavorati, o per la prestazione di servizi, con l’esclusione, tra le altre, delle attività agricole e di quelle di prestazione di servizi commerciali. La nozione di impresa artigiana offerta dalla l. 1985/443, è una nozione che serve soltanto ai fini dell’individuazione dell’ambito imprenditoriale da fare oggetto di provvedimenti regionali di tutela e sviluppo dell’artigianato e di conseguente valorizzazione delle relative produzioni. In questo senso, ed esclusivamente in questo senso, può parlarsi di efficacia costitutiva relativamente all’iscrizione delle imprese artigiane agli albi provinciali previsti all’articolo 5 della legge n. 443 del 1985: si tratta di un’iscrizione che consente di godere della speciale e favorevole disciplina di settore. Il medesimo regime di favore sul piano dell’azione regionale, in conformità alle disposizioni di cui all’art.117 della Costituzione, vale per le imprese artigiane esercitate in forma di società in nome collettivo, di cooperativa e, a partire dal 1997, di società in accomandita semplice oltre che di s.r.l. unipersonale (l. 20.05.1997 n. 133), nonché dal marzo 2001, anche di s.r.l. pluripersonale (l. 5.3.2001 n. 57) a condizione che la maggioranza dei soci ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell’impresa il lavoroabbia funzione preminente sul capitale. Alle condizioni appena esposte deve aggiungersi che, nella srl pluripersonale artigiana, la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, deve detenere la maggioranza del capitale sociale e degli organi deliberanti della società. L’impresa artigiana può ricorrere anche a lavoratori dipendenti purché diretti personalmente dall’imprenditore artigiano: fino a un massimo (compresi i familiari dell’imprenditore) di 18 per l’impresa che non lavora in serie, di 9 per l’impresa che lavora in serie, purché non completamente automatizzata, di 32 per l’impresa operante nei settori delle lavorazioni artistiche tradizionali e dell’abbigliamento su misura, finoa 8 per l’impresa di trasporto, fino a 10 per l’impresa di costruzioni.

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