ESECUZIONE COATTIVA SUL CONTENUTO DELLA CASSETTA DI SICUREZZA

Esecuzione forzata mobiliare (v. esecuzione forzata individuale) avente per oggetto il contenuto della cassetta di sicurezza del debitore per l’attuazione di un sequestro conservativo o giudiziario o per la realizzazione in via coattiva di un credito di denaro. Le forme dell’esecuzione sono quelle del pignoramento diretto verso il debitore perché il contenuto della cassetta è nella diretta disponibilità del titolare, il solo che giuridicamente e materialmente ha il potere di introdurre gli oggetti e spostarli dal luogo dove si trova la cassetta (v. cassette di sicurezza). Con le stesse forme si eseguono il sequestro conservativo e giudiziario, misure cautelari dirette ad assicurare la realizzazione del credito o la conservazione di beni controversi. Per asportare il contenuto della cassetta è però necessaria la cooperazione della banca. Ciò in quanto il debitore ha inserito le sue cose nell’organizzazione della banca con la conseguente assunzione di responsabilità da parte di quest’ultima per la amministrazione del servizio. Occorre quindi chiedere al Presidente del Tribunale o un giudice da lui delegato, l’autorizzazione prevista dall’art. 513, comma 3, c.p.c. per i casi in cui le cose da pignorare non si trovino in luoghi appartenenti al debitore. La banca deve consentire all’ufficiale giudiziario di procedere all’esecuzione dopo aver constatato l’esistenza del precetto mobiliare, dell’atto di pignoramento e del decreto di autorizzazione. La banca deve anche presenziare all’apertura della cassetta effettuata dal debitore con l’assistenza dell’ufficiale giudiziario, oppure dal solo ufficiale pro-cedente e partecipare alla formazione del verbale di apertura. Dal momento della notifica del decreto di sequestro o dell’atto di pignoramento la banca non può consentire all’utente, senza sua responsabilità, l’apertura della cassetta. L’esecuzione si fa con le forme del pignoramento diretto anche quando il debitore non è l’unico intestatario della cassetta. In questo caso il giudice autorizza a pignorare solo le cose appartenenti al debitore. Esse verranno praticamente determinate dall’ufficiale giudiziario per relationem escludendo quelle che sembrano appartenere agli altri cointestatari. La banca deve assistere a quest’operazione. Se nella cassetta vengono trovati dei plichi chiusi o sigillati, l’ufficiale giudiziario potrà aprirli solo se ragionevolmente ritenga che essi contengono valori pignorabili: non potrà quindi aprire delle normali lettere di corrispondenza. Questo potere dell’ufficiale giudiziario non è precluso nel caso in cui l’intestatario abbia scritto sul plico che esso contiene documenti personali o segreti, oppure beni non soggetti a pignoramento. Se così non fosse, infatti, il debitore potrebbe facilmente sottrarsi all’esecuzione del pignoramento o del sequestro.

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