EMISSIONE DI ASSEGNO

L’emissione di un assegno bancario consiste nel suo rilascio, da parte in un soggetto, detto traente, mediante sottoscrizione dello stesso e l’indicazione della data e del luogo di emissione. L’emissione dell’assegno assolve ad una funzione di pagamento e, sotto il profilo strutturale, è assimilabile all’emissione di una cambiale tratta. Infatti, il traente emette l’assegno su altro soggetto. Il trattario deve rivestire la qualità di banchiere, anche se è prevista la validità dell’assegno bancario tratto su chi non sia banchiere se il titolo è emesso e pagabile fuori dal territorio dello Stato (art. 3 l. ass.). L’assegno bancario non può essere emesso se il traente non abbia fondi disponibili presso il trattario, dei quali abbia il diritto di disporre per assegno bancario e in conformità di una convenzione espressa o tacita. La legge vieta l’accettazione da parte del trattario, che contrasterebbe con la stessa natura del titolo, il quale, essendo un mezzo di pagamento, presuppone la disponibilità di fondi del traente presso il trattario. La convenzione fra la banca ed il traente, detta convenzione d’assegno, risulta da un libretto di assegni rilasciato dalla banca, con il quale essa autorizza il cliente a disporre delle somme depositate a suo nome presso la banca. In passato l’emissione di un assegno bancario senza l’autorizzazione del trattario.era punita con la reclusione. Con l’emanazione del d.lg. 30.12.1999 n. 507, recante disposizioni sulla depenalizzazione dei reati minori e sulla riforma del sistema sanzionatorio, la medesima trasgressione è ora punita con il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore ai 2.000.000 di lire e non superiore ai 20.000.000; se l’importo dell’assegno è superiore a 20.000.000 o in caso di reiterazione, si applica la sanzione più elevata da 4.000.000 di lire a 24.000.000. Sotto il profilo privatistico, il pagamento del trattario resta valido anche se i fondi non sussistevano. La convenzione d’assegno è di solito legata alla regolamentazione in conto corrente di un deposito bancario o di un’apertura di credito, per cui il traente è autorizzato a disporre, a mezzo di assegni, delle somme liquide, esigibili e disponibili a suo favore presso il trattario. Tale convenzione si ritiene perfezionata con la consegna al traente dei moduli di assegno intestati al trattario. Per ciò che riguarda i rapporti fra traente e prenditore, l’emissione dell’assegno solitamente presuppone un rapporto di valuta a giustificazione dell’emissione: quando tale rapporto consista in un debito del traente verso il prenditore l’emissione dell’assegno non vale, sino all’effettivo pagamento dello stesso da parte del trattario. ad estinguere il debito stesso. Diversa è la fattispecie dell’emissione di un di un assegno circolare, o di un vaglia cambiario emesso dalla Banca d’Italia e di vaglia cambiario emesso dai banchi meridionali, per i quali vi è l’incorporazione nel titolo di una promessa incondizionata di pagamento dell’istituto emittente della corrispondente valuta in contanti o mediante l’utilizzazione di fondi disponibili presso l’emittente. In questi casi l’emissione dell’assegno, che avviene su richiesta del prenditore, è riconducibile ad un contratto d’opera fra emittente richiedente. L’emissione di assegni bancari, circolari e di vaglia cambiari di valore superiore ai venti milioni è, ex art. 1 l. 5.7.1991 n. 197, sottoposta all’obbligo di apposizione della clausola di intrasferibilità e del nome o della ragione sociale del beneficiario: in tal caso è previsto che il richiedente di assegno circolare, vaglia cambiario o mezzo equivalente emesso con la clausola di intrasferibilità possa chiedere, previa restituzione del titolo, il ritiro della provvista.

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