EMENDAMENTO

Modifica del contenuto di una proposta oggetto di deliberazione da parte di un’assemblea. In diritto costituzionale il termine indica la modificazione al testo di un disegno di legge da parte dell’assemblea legislativa cui quel disegno è presentato. Il potere di proporre emendamenti spetta ai singoli componenti delle Camere, oltre che al Governo attraverso i ministri. Dall’emendamento in senso proprio, vanno distinti i c.d. emendamenti totali (o controprogetti), che contengono una disciplina nuova e globale della materia già regolata nel disegno di legge (onde essi non mirano a integrare il disegno di legge, ma a sostituirlo del tutto). I regolamenti parlamentari stabiliscono le modalità di proposizione degli emendamenti, al fine precipuo di impedirne l’utilizzazione come strumento di ostruzionismo. Gli emendamenti devono generalmente essere presentati per iscritto al presidente dell’assemblea almeno ventiquattro ore prima della discussione degli articoli cui si riferiscono. Tradizionalmente vengono raggruppati in tre tipi: soppressivi, aggiuntivi e sostitutivi. Qualora per uno stesso articolo siano presentati più emendamenti, l’ordine da seguire nell’esame di questi è stabilito dal presidente dell’assemblea secondo quanto previsto dai regolamenti: generalmente si procede all’esame prima degli emendamenti soppressivi - se ve ne sono - e poi di quelli che maggiormente si allontanano dal testo.

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