CAUSE E SALDI DELLA MOBILITA' SANITARIA

L’incremento della mobilità sanitaria coincide con importanti cambiamenti sociali e ne è largamente condizionata. Le trasformazioni demografiche, economiche, culturali e sociali, a cavallo tra secondo e terzo millennio, hanno evidenti ripercussioni nel campo della salute e della sanità: l’allungamento della vita incide pesantemente sull’andamento e la diffusione delle patologie croniche; la crescita della ricchezza materiale ed il consumismo incidono sui comportamenti di domanda sanitaria e sulla spesa per prestazioni e farmaci; lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione ha ripercussioni importanti su auto-informazione e auto-cura, oltre che sulle caratteristiche dell’offerta sanitaria; l’esplosione dei trasporti e l’internazionalizzazione crescente dei vissuti, infine, hanno un evidente collegamento con gli atteggiamenti di disponibilità a spostarsi sul territorio, nazionale ed internazionale, alla ricerca di risposte migliori ai propri problemi di salute.
Un’indagine Censis svolta nel 2005 su un gruppo di 2.524 pazienti ospedalieri, ha osservato le motivazioni principali che spingono i cittadini a spostarsi. In questa ricerca, solo l’8,8% del campione intervistato era stato obbligato a ricoverarsi fuori Regione, a causa di un incidente o di una permanenza fuori casa. Il restante 91,2% degli intervistati aveva scelto di ricoverarsi fuori dalla Regione di residenza per una maggiore affidabilità dei servizi offerti. La stessa indagine ha permesso di individuare le principali cause che giustificano la scelta di spostarsi dalla propria Regione e le motivazioni possono essere raggruppate in tre categorie:
1. Motivi legati alla qualità dei servizi (66,2% degli intervistati);
2. Motivi legati alla praticità e alla logistica, per facilitare l’accesso alle cure (30,9% degli intervistati);
3. Motivi derivanti da necessità di spostarsi, a causa di tempi di attesa eccessivamente lunghi o assenza di servizi nella propria Regione (26,2% degli intervistati).
Oltre alle motivazioni che si celano dietro la scelta di spostarsi per accedere ai servizi sanitari, l’indagine ha evidenziato anche alcuni aspetti negativi che il fenomeno della mobilità provoca ai vari soggetti coinvolti:
1. I costi privati intangibili dovuti ai disagi sociali del paziente e dei familiari che si spostano in una zona di ricovero lontana dalla propria abitazione;
2. I costi privati tangibili che rappresentano tutte le spese sostenute dai pazienti e dai familiari per spostarsi verso la Regione di ricovero;
3. I costi pubblici dovuti ai trasferimenti di risorse finanziarie tra Regioni;
4. I problemi organizzativi e di politica sanitaria connessi alle scelte di programmazione, alle probabili liste di attesa dovute ai sovraffollamenti.

Il saldo di mobilità
La prospettiva maggiormente utilizzata per interpretare il saldo della mobilità è quella unilaterale, per cui si individua questo fenomeno come la dimostrazione di una scarsa qualità dell’assistenza erogata da alcune Regioni. In questo modo, dunque, il saldo di mobilità è un indicatore di inefficienza e inefficacia e la mobilità passiva rappresenta un fenomeno da evitare e limitare. In una prospettiva più positiva, però, il saldo di mobilità potrebbe anche essere inteso come la possibilità dei cittadini di ricevere prestazioni di eccellenza e quindi un fenomeno da incentivare per garantire maggiore efficacia ed efficienza al sistema.
In ogni caso la dinamica della mobilità è stabile da anni: le Regioni meridionali hanno una media negativa del saldo, al contrario le Regioni settentrionali registrano una media positiva. Le eccezioni sono poche: a sud il Molise, che ha un saldo positivo, invece a nord le uniche Regioni con saldi negativi rilevanti sono il Piemonte e la P.A. di Trento. Nel complesso i cittadini si spostano dal sud al centro-nord per l’8,3% dei ricoveri che sono stati stimati rappresentare € 1,1 Mld, pari al 3,2% del finanziamento complessivo spettante alle Regioni del sud.
Come già anticipato, il saldo di mobilità rappresenta una somma algebrica tra le quote di mobilità attiva e di mobilità passiva di ciascuna Regione:
- La mobilità attiva può essere interpretata come la capacità di attrazione di una Regione e del proprio sistema sanitario. Le Regioni con maggiori valori sono Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Lombardia; le Regioni meno attrattive sono Calabria, Campania e le Isole.
- La mobilità passiva è rappresentata in gran parte da ricoveri in Regioni confinanti (mobilità di confine), un’altra parte è costituita dai ricoveri inappropriati e la restante è attribuibile principalmente a ricoveri per alta specialità. Al contrario della mobilità attiva, quella passiva raggiunge valori molto elevati nelle Regioni di piccole dimensioni come ad esempio Basilicata, Molise, Abruzzo, Valle d’Aosta.
Il fenomeno della mobilità è molto complesso e difficilmente analizzabile. I saldi spesso sembrano fornire un quadro inadatto della realtà Regionale, il motivo è che i valori dipendono da caratteristiche differenti tra le varie Regioni.


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