CRISI DEL VENEZUELA DAL 2014 AD OGGI

In questa voce si prende in esame la crisi che affligge il Venezuela dal 2014 ad oggi.
Il Paese, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale del 2013, è la quarta potenza sudamericana. Oggi è ancora considerato un paese in via di sviluppo perché caratterizzato da un basso tenore di vita, basso reddito e povertà diffusa. Un obiettivo importante nel programma di sviluppo del Governo è quello di mantenere il Venezuela in una posizione forte sul mercato del petrolio che è uno dei fattori principali di entrata nell'economia venezuelana.
Le due principali cause del crollo economico del Venezuela sono:
- la caduta del prezzo dell'idrocarburo nel 2014;
- le instabilità politiche che hanno afflitto il Paese, specialmente dopo la successione alla presidenza di Nicolas Maduro.
Il primo capitolo va a trattare gli obiettivi di politica economica. È frequente che i sistemi economici siano colpiti da shock esterni che impediscono la realizzazione di un processo di sviluppo causando così fallimenti di mercato, ed è per questo che la macroeconomica fissa degli obiettivi di efficienza. In particolare ci si sofferma sull'inflazione che deve essere nulla o limitata per conseguire una crescita economica. Il fenomeno molto diffuso dell'inflazione ha una particolare rilevanza nell’economia di ogni Paese ed è oggetto di studi e monitoraggi continui da parte di economisti.
Nel secondo capitolo, dopo un breve excursus storico sul Venezuela, si analizzano i rapporti commerciali del Paese con l'estero, in particolare con l'Organization of Petroleum Exporting Countries - OPEC (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio), associazione della quale il Venezuela ne è uno dei fondatori. Infine si esaminano tutte le conseguenze che la crisi da petrolio ha inflitto al Paese. Prima tra tutti l'elevata inflazione che ha quasi completamente svalutato il bolivar venezuelano, poi la chiusura della frontiera con la Colombia provocando un'eccessiva scarsità di beni di prima necessità, cibo e medicine, ed infine il fiorente mercato nero di beni di consumo e la nascita di organizzazioni di contrabbando che stanno provocando tumulti e rivolte in tutto il Paese.
Il crollo del prezzo del petrolio ha generato situazioni di disagio economico in tutto il mondo, prevalentemente per i paesi esportatori dell'oro nero. L'economia del Venezuela subisce una forte dipendenza dal petrolio, in quanto quest'ultimo riveste la maggior entrata economica del Paese.
L'OPEC dopo tante trattative, nella seconda metà del 2016 è riuscita a trovare un accordo comune tra i paesi OPEC ed alcuni paesi non-OPEC. Nell'accordo di Algeri si affronta la situazione tagliando la produzione petrolifera, provocando immediatamente indici in rialzo sulle borse mondiali ed un prezzo del petrolio in crescita.
Rimangono comunque dei disequilibri sia all'interno del gruppo OPEC, ogni Paese ha aderito all'accordo per ragioni diverse ed i differenti interessi possono portare al mutamento di condizioni generali dell'accordo; sia all'esterno del gruppo OPEC, in quanto due colossi mondiali, Russia e Stati Uniti, non aderiscono all'OPEC. La prima ha un forte potere contrattuale sulla politica internazionale, mentre lo stato statunitense ha un costo di estrazione dello shale oil troppo elevato e l'OPEC vuole estrometterlo dal mercato.
L'altro fondamentale aspetto della crisi, trattato in questa tesi, sono le instabilità politiche che il Venezuela sta affrontando. Dopo la netta vittoria dell'opposizione, nelle elezioni del 2015, sembra che qualcosa stia cambiando. Il Paese ha bisogno di una radicale riforma e proprio come pensa l'Assemblea Nazionale il primo passo potrebbe essere quello di rimuovere Maduro dalla presidenza tramite un referendum revocatorio.


Redattore: Flaia LIPPERI, 2017

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