CRISI GRECA DEL 2015 (ENCICLOPEDIA)

Nel 2015 la Repubblica Ellenica si è trovata in difficoltà nel restituire alcune tranches di prestiti contratti con la Troika (i.e. BCE, FMI e UE) negli anni precedenti. Nel 2015 la maggioranza di governo guidata da Alexis Tsipras (leader di Syriza) ha dovuto affrontare la difficile contrattazione con i creditori.

Il debito contratto dalla Grecia nel 2015 ammonta a circa €323 miliardi di euro (secondo le stime di Open Europe).

Questo debito deriva dai diversi piani di salvataggio concordati alla Repubblica Ellenica (maggio 2010 il piano di aiuti di 110 miliardi di euro; luglio 2011 il secondo piano di aiuti per la Grecia, per altri 109 miliardi di euro) sommati al debito pubblico greco.

Nel giugno 2015 la Grecia non ha pagato la tranche di prestito del FMI, ha effettutato un criticato referendum popolare per chiedere l'accettazione del piano di salvataggio proposto dalla Troika, a cui la popolazione ha risposto in maggioranza di NO, come sollecitato dal premier Tsipras stesso. Questo ha portato alla necessità di un nuovo piano di salvataggio da concordare con la UE e la BCE (nei confronti del FMI la Grecia è tecnicamente insolvente quindi non può accedere a nuovi finanziamenti) per ulteriori € 85 miliardi e alla sua approvazione da parte del Parlamento greco, avvenuta il 15.7.15.

Il nuovo piano di accordo impone privatizzazioni delle infrastrutture pubbliche (porti, aeroporti, reti), ulteriori sacrifici alla popolazione, un forte aumento delle imposte e una riduzione delle esenzioni fiscali per le isole e le attività marittime. L'evasione fiscale rappresenta un'incognita per la riuscita del piano di salvataggio, che ha fatto balzare il debito greco oltre il 200% del PIL e fatto salire la disoccupazione al 26%.

 

Redattore: Chiara OLDANI

 

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