CURATORE FALLIMENTARE

Organo della procedura fallimentare nominato dal tribunale con la sentenza dichiarativa di fallimento. È scelto tra gli iscritti negli albi degli avvocati, dei procuratori, dei dottori in economia e commercio e dei ragionieri. Esercita, sotto la guida del giudice delegato, molteplici funzioni, partecipando alle operazioni di custodia delle attività fallimentari; di accertamento del passivo e dei diritti dei terzi sulle cose mobili possedute dal fallito; di liquidazione e ripartizione dell’attivo; di sostituzione del fallito nelle controversie giudiziali relative a rapporti di diritto patrimoniale; di esercizio provvisorio dell’impresa del fallito ecc.. In breve, il curatore “amministra” il fallimento e lo istrada verso la sua chiusura, con le autorizzazioni del giudice delegato e, nei casi più importanti, del tribunale. Per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni, è pubblico ufficiale e incaricato di un pubblico servizio e tenuto ad esplicare con diligenza il suo ufficio e può essere revocato in ogni tempo con decreto del tribunale. In caso di colpa o dolo è esposto ad azione di responsabilità. Deve tenere informato periodicamente il giudice delegato della propria amministrazione e contro i suoi atti gli interessati possono reclamare al giudice stesso. Può da quest’ultimo essere autorizzato previo parere del comitato dei creditori, a farsi coadiuvare da tecnici o da altre persone (coadiutori), della cui attività è però tenuto a rispondere.

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