CRISI DEBITO PUBBLICO ITALIANO DEL LUGLIO 2011

Nel marzo 2011 la Commissione Europea, d’intesa con la BCE, ha avviato l’implementazione del programma di stabilità europea, che prevede che i paesi che superano il tetto del 60% del rapporto debito PIL debbano arrivare a scendere sotto tale tetto entro 20 anni; per l’Italia, l’accordo firmato dal Governo Berlusconi, significa una riduzione del deficit (i.e. un avanzo) di almeno due punti percentuali ogni anno.
Nella primavera 2011 la discussione su quest’accordo è stata scarsa e si è tenuta prettamente nei consessi tecnici e accademici (http://www.fulm.org/). Nel mese di luglio, di fronte al protrarsi dell’inazione del Governo italiano nell’implementazione del piano stesso, la BCE e la UE hanno espressamente richiesto il rispetto del patto, che prevede il pareggio di bilancio nel 2012 (anno elettorale) e l’avanzo dal 2013.
La BCE ha suggerito la ricetta tipica delle liberalizzazioni, riforme dei settori protetti (soprattutto i servizi, che rappresentano il 70% del PIL italiano) e la riforma della P.A., che è responsabile della bassa produttività del lavoro italiano.
Il Governo italiano sta dalla fine di luglio tentando di implementare una manovra volta principalmente, pare, a tagli di spesa, inasprimento del carico fiscale, in assenza di un disegno complessivo di natura strutturale. A causa di questa vaghezza d’intenti e azioni, rispetto a richieste europee molto puntuali, il mercato finanziario dei titoli di stato sta punendo il debitore Italia, considerato ormai inaffidabile e sfuggente rispetto a suoi impegni. Lo spread sui BTP italiani  è cresciuto nei mesi di luglio e agosto oltre i 300 punti base, rispetto al benchmark europeo (Bund tedesco). L’innalzamento del costo del debito rende inefficace la manovra approntata dal Governo a luglio.
Redattore: Chiara OLDANI
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