CONVERSIONE DEL DEBITO PUBBLICO

Operazione finanziaria mediante la quale un dato prestito viene trasformato in un altro con interessi minori, allo scopo di alleggerire il peso dei debiti pubblici. Con la conversione, inoltre, si può ottenere la sostituzione di debiti redimibili con debiti irredimibili, l’unificazione di debiti di vario titolo, specie e forma, la sostituzione di titoli al portatore con titoli nominativi o viceversa. La conversione si distingue in: forzosa, se effettuata per atto unilaterale dello Stato, senza il consenso dei creditori; libera, se il creditore ha facoltà di accettare o no le nuove condizioni proposte dallo Stato; facoltativa, od opzionale, se il creditore può scegliere tra due soluzioni alternative: o aderire alla modifica delle condizioni proposte dallo Stato, o accettare il rimborso alla pari dei titoli. Condizione necessaria perché i creditori aderiscano alla prima alternativa è che i titoli da convertire siano quotati sopra la pari, poiché, in caso contrario, avrebbero convenienza a optare per il rimborso. Ove tale condizione manchi, lo Stato, al fine di raggiungere lo stesso scopo, può procedere alla c.d. conversione mascherata, che consiste in un provvedimento in dipendenza del quale, di fatto, si riducono gli interessi. Ciò può ottenersi, p.e., mediante un’imposta speciale sugli interessi corrisposti. (v. anche: debito pubblico; conversione della rendita).

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