CONVENZIONE DI VIENNA (ENCICLOPEDIA)

Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita intrnazionale di merci

Premesse
La Convenzione di Vienna (Convenzione) sulla vendita internazionale di merci, adottata nel 1980 dalle Nazioni Unite, è una normativa uniforme, incorporata come tale nel sistema giuridico degli Stati ratificanti. Elaborata dall’UNCITRAL a seguito di lavori tenutisi nell’arco di circa un decennio, la Convenzione ha sostituito le due Convenzioni dell’Aja del 1964, anch’esse di legge uniforme, rispettivamente sulla vendita internazionale di merci e sulla formazione dei contratti di vendita internazionale di merci e che avevano riscosso scarso successo, con un numero modesto di adesioni. Al momento circa 70 Paesi, di diverse aree geografiche e tradizioni giuridiche, hanno ratificato la Convenzione.
Per l’Italia, la Convenzione è entrata in vigore il primo Gennaio 1988, a seguito del raggiungimento del numero minimo di ratifiche da essa previste. La Convenzione si applica nella sua interezza per quanto concerne il nostro Paese, in quanto l’Italia non si è valsa della facoltà di non aderire alla Parte Seconda (sulla formazione del contratto) o alla Parte Terza della Convenzione (sugli effetti obbligatori della compravendita e sui rimedi per l’adempimento).
La Convenzione si applica ai contratti di compravendita internazionale di beni mobili, stipulati tra soggetti aventi la loro sede d’affari in Stati diversi, se questi sono Stati contraenti, ovvero se le norme di diritto internazionale privato rimandano alla legge di uno Stato contraente. Le parti possono in ogni caso escludere, in tutto o in parte, l’applicazione della Convenzione. In tal caso, il diritto applicabile al contratto và individuato secondo le norme di diritto internazionale privato inclusa, in ambito comunitario la Convenzione di Roma del 1980 (ovvero, per contratti stipulati successivamente al 17 dicembre 2009 il c.d. Regolamento "Roma I", (CE) 593/2008). La Convenzione disciplina la formazione del contratto di vendita ed i diritti ed obblighi da esso derivanti fra il compratore ed il venditore, mentre non riguarda la validità del contratto e gli effetti che esso può avere sulla proprietà delle merci vendute. Per quel che riguarda quanto non specificatamente regolato dalla Convenzione (ad esempio, il passaggio di proprietà delle merci e la determinazione del prezzo), la stessa rinvia al diritto internazionale dei singoli Stati.
Principi generali
Nozione di compravendita
La Convenzione non contiene una definizione giuridica di compravendita. Ciò nonostante, prevale in dottrina l’opinione secondo la quale, sulla base dei reciproci obblighi fra le parti da essa previsti, la compravendita sia definibile come il contratto in forza del quale il venditore si obbliga a consegnare beni mobili, con i relativi documenti, ed a trasferirne la proprietà, mentre il compratore si obbliga a prendere in consegna i beni ed a pagarne il prezzo (artt. 30 e 53).
Alcuni commentatori, rilevato che l’articolo 3 della Convenzione prevede, oltre all’obbligazione di dare, anche la possibilità di prestazioni di facere - purché la fornitura di mano d’opera non costituisca la parte preponderante dell’obbligo del venditore - evidenziano come esso possa comprendere la fornitura di merci ancora da fabbricare al momento della conclusione del contratto, salvo che il materiale venga fornito dal committente, il che renderebbe preponderante la prestazione di facere, con la conseguenza di escludere il contratto dall’ambito di applicazione della Convenzione ai sensi del secondo comma dell’articolo 3. In tale ottica, la problematica della prevalenza della materia sul lavoro, che vale nel diritto italiano a distinguere la vendita dall’appalto, nell’ambito di applicazione della Convenzione rileverebbe solo nel caso in cui la materia sia fornita dal compratore-committente.
Rientrano, inoltre, nell’ambito della Convenzione i contratti modificativi di una precedente compravendita internazionale, il preliminare di compravendita internazionale, nonché - secondo parte della dottrina - i contratti di somministrazione.
Sono, infine, esplicitamente esclusi i contratti concernenti compravendite di valori mobiliari, all’asta, procedure esecutive, di elettricità (o somministrazione), di immobili registrati navali (art. 2). Si ritiene che siano, altresì, esclusi i contratti di permuta internazionale e di leasing.
Criteri di applicabilità della Convenzione
Perché una compravendita come innanzi definita rientri nel campo di applicazione della Convenzione essa deve, innanzitutto, essere caratterizzata da internazionalità, la quale, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, discende dall’ubicazione della sede d’affari delle parti contraenti in due Stati differenti (mentre è irrilevante la nazionalità delle parti). Per sedi d’affari non vanno intese solo le sedi principali, ma anche quelle secondarie. Non rileva, invece, la sede del rappresentante che abbia concluso un contratto in nome e per conto di una parte, ma piuttosto il luogo ove é situata l’organizzazione imprenditoriale di quest’ultima. In mancanza di sede d’affari, rileva la "residenza abituale." (articolo 10, comma 2) L’internazionalità della compravendita, così definita, deve - ai sensi del secondo comma dell’articolo 1 - essere conosciuta o conoscibile dalle parti contraenti.
Una volta verificato che il contratto abbia un carattere internazionale, occorre ulteriormente verificare la sussistenza di uno dei criteri aggiuntivi di cui all’articolo 1, comma 1, ovvero che:
i) gli Stati in cui le parti hanno le rispettive sedi d’affari abbiano aderito alla Convenzione; ovvero
ii) le norme di diritto internazionale privato portino all’applicazione della legge di uno Stato contraente1.
Anche ove siano soddisfatti sia il criterio del carattere internazionale della transazione che quello della riconducibilità al diritto di uno Stato contraente, resta comunque in capo alle parti la facoltà - in virtù dell’articolo 6 - di escluderne convenzionalmente, in tutto o in parte, l’applicazione. In tal caso, all’ambito non più regolato dalla Convenzione si applicherà il diritto individuato sulla base delle norme di diritto internazionale privato contenute in altre convenzioni internazionali o negli ordinamenti nazionali, peraltro tipicamente incentrate sul principio della scelta del diritto da parte dei contraenti, salvo il rispetto di norme di ordine pubblico e - nell’ambito del recente processo di "comunitarizzazione" delle convenzioni europee di diritto internazionale privato - la previsione di norme specifiche improntate alla tutela del contraente debole2.
L’esclusione dell’applicabilità della Convenzione può essere stabilita anche implicitamente ove la volontà delle parti emerga in maniera chiara e non equivoca. Non è, però, sufficiente a riguardo la designazione della legge nazionale di uno Stato contraente, in quanto la Convenzione, una volta ratificata, diviene parte integrante dell’ordinamento dello Stato aderente. Pertanto, in un caso del genere, la legge del Paese di elezione resterebbe applicabile a tutte le questioni non regolate dalla Convenzione, applicandosi altrimenti quest’ultima.
Si ammette, infine, che - anche ove non venga stabilita l’applicabilità della Convenzione sulla base dei su esposti criteri di collegamento - le parti possano applicarla pattiziamente, in tal caso restando soggetta al rispetto delle norme imperative della legge nazionale che disciplina il contratto secondo le norme di diritto internazionale privato.
Forma del contratto e delle comunicazioni fra le parti
Secondo quanto previsto dall’articolo 11, il contratto non è soggetto ad alcun requisito di forma, né per la sua validità né per la prova, fatta salva la possibilità per le parti (articolo 29, comma 2) di stabilire la forma scritta per ogni modifica. Le disposizioni in materia di libertà della forma non si applicano a contratti nei quali almeno una parte abbia la propria sede d’affari in uno Stato che ha fornito la specifica dichiarazione prevista dall’articolo 123.
Per quanto riguarda le comunicazioni in vigenza di contratto, la Convenzione riconosce esplicitamente validità a telegramma e telex. E’ ritenuto pacifico che siano egualmente valide le comunicazioni via fax, mentre vi sono dubbi interpretativi in relazione alle comunicazioni telematiche.
Regole di interpretazione
L’interpretazione della Convenzione è disciplinata dall’articolo 7, secondo il quale l’interprete deve favorire, per quanto possibile, un’applicazione uniforme della Convenzione a livello internazionale. Ciò ha portato la giurisprudenza a ritenere che il giudice debba tenere conto delle decisioni adottate da giudici stranieri, pur senza esserne vincolato4. Inoltre, l’interpretazione degli articoli della Convenzione andrebbe condotta in quanto possibile in via autonoma, ovvero alla luce della disciplina della Convenzione e dei suoi principi generali, piuttosto che non secondo regole ermeneutiche nazionali o legate ad istituti nazionali. L’esplicita rilevanza attribuita alla buona fede porta, poi, ad escludere un’interpretazione puramente formalistica. Per quanto riguarda l’interpretazione del contratto, l’interpretazione soggettiva prevale su quella oggettiva. Il significato oggettivo di una disposizione prevale, infatti, solo nel caso in cui non sia possibile individuare una comune intenzione delle parti.
Gli usi
Gli usi rivestono un ruolo di particolare importanza nel commercio internazionale, avendo acquisito esplicito riconoscimento in varie convenzioni internazionali e costituendo principio di grande rilevanza dell’ambito della teoria della c.d. nuova lex mercatoria. Coerentemente con la rilevanza internazionalmente riconosciuta agli usi commerciali, la Convenzione prevede una presunzione di riferimento tacito agli usi conosciuti o conoscibili dalle parti, o comunque tipici internazionalmente di un determinato tipo di contratto (articolo 9).
Formazione del contratto
La formazione del contratto è regolata nella seconda parte della Convenzione (artt. 14-24), nella quale vengono stabilite norme dettagliate in merito alla formulazione dell’offerta, alla sua efficacia, alla possibilità di revoca, ed all’accettazione. Il principio generale relativo alla conclusione del contratto è che essa ricorre nel momento in cui l’accettazione prende effetto conformemente alle regole della Convenzione (articolo 23), come definite nella sezione in esame.
Cenni alle principali norme specifiche
Obblighi delle parti
Trattandosi di una convenzione di diritto uniforme e non di regole di conflitto di leggi, parte molto ampia della Convenzione - dall’articolo 30 all’articolo 44 - è dedicata alla descrizione dei reciproci obblighi delle parti.
Per quanto concerne il venditore, contenuto tipico del proprio impegno è quello (articolo 30) di consegnare le merci, trasferirne la proprietà e, se del caso, consegnare i relativi documenti. Le modalità di consegna di merci e documenti sono dettagliatamente disciplinate negli articoli da 31 a 34, di evidente importanza in relazione alla responsabilità del venditore in caso di perdita o mancata e ritardata consegna.
Altro punto fondamentale è la conformità delle merci (artt. 35 e ss.). A riguardo, confermando la scelta di un’impostazione non eccessivamente formalistica, la non conformità delle merci viene fatta discendere da una non idoneità al loro uso abituale od a quello particolare pattuito, dunque non alla semplice difformità dal previsto (articolo 35). Anche per la denuncia del difetto di conformità viene indicato il principio della ragionevolezza del periodo entro il quale il difetto deve essere rilevato (articolo 39).
Ultimo aspetto degli obblighi del venditore trattato dalla Convenzione è la consegna della merce libera da diritti o pretese di terzi, salvo che l’acquirente accetti di prendere in consegna le merci a tali condizioni (artt. 41 e ss.gg.)
Per quanto riguarda l’acquirente, la Convenzione prevede il duplice obbligo di pagare il prezzo e di prendere in consegna le merci (articolo 53). Illustrate in alcuni articoli le regole per determinare un prezzo che non sia stato esplicitato nel contratto5, la sezione relativa agli obblighi del compratore si conclude con l’obbligo di compiere gli atti ragionevoli per permettere al venditore di effettuare la consegna e nel ritirare le merci (articolo 60). A riguardo, dettagliate regole disciplinano la restituzione delle merci.
Un’apposita sezione regola, infine, i diritti e le pretese di terzi sulle merci6.
Rimedi all’inadempimento
Principio fondamentale relativamente agli inadempimenti delle parti è il ricorso alla risoluzione contrattuale solo come extrema ratio. E’ questa la ragione per la quale l’articolo 25 consente la risoluzione ad una parte solo in caso di inadempimento essenziale dell’altra, alla quale la gravità dell’inadempimento deve essere conosciuta o conoscibile.
Volendo riservare la risoluzione solo ai casi più gravi di inadempimento, la Convenzione necessariamente esplicita altri rimedi, basati sulla tipologia e gravità dell’inadempimento e/o non conformità a quanto pattuito. E’ pertanto prevista la possibilità di fissare al venditore un termine ragionevole di durata supplementare per l’adempimento dei propri obblighi (articolo 47), ovvero la possibilità per quest’ultimo di porre riparo, anche dopo la data della consegna ed a determinate condizioni7, a qualsiasi mancanza ai propri obblighi (articolo 48). Il difetto di conformità delle merci prevede, poi, il rimedio della riduzione del prezzo dovuto dall’acquirente (articolo 50), mentre la consegna parziale può portare ad una risoluzione parziale (articolo 51).
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1L’applicabilità della Convenzione può, pertanto, risultare anche dalle regole stabilite nella Convenzione di Roma 1980 o dal Regolamento "Roma I", oppure secondo Convenzione dell’Aja del 15 giugno 1955.
2Si vedano, in particolare, gli articoli 5 e 6 del Regolamento "Roma I", che disciplinano la legge applicabile, in mancanza di scelta, ai contratti conclusi dai consumatori ed ai contratti individuali di lavoro.
3Secondo il testo dell’articolo 12, le disposizioni che autorizzano una forma diversa da quella scritta non si applicano "dal momento che una delle parti ha la sua sede d’affari in uno Stato contraente che avrà effettuato una dichiarazione in conformità all’art. 96 delle presente Convenzione …"
4Una simile impostazione è stata ad esempio seguita, in Italia, in Trib. Pavia, 29 dicembre 1999, Fallimento tessile 21 srl c. Nana Anast Platania ed in Trib. Vigevano, 12 luglio 2000, Soc. Rheinland Versicherungen c. Srl Atlarex.
5Principio generale è che, in caso di mancata determinazione del prezzo, debba considerarsi il prezzo solitamente praticato al momento della conclusione del contratto "…nel ramo commerciale considerato, per le stesse merci vendute in circostanze analoghe" (articolo 55). In caso di prezzo fissato in base al peso delle merci, in caso di dubbio rileva il peso netto (articolo 56).
6Sezione II del Capitolo II, artt. 35-44.
7Il venditore, ai sensi del comma 1, deve agire a proprie spese ed a condizione che ciò non comporti un ritardo irragionevole e "…non causi all’acquirente né inconvenienti irragionevoli, né incertezze per quanto riguarda il rimborso, da parte del venditore, delle spese sostenute dall’acquirente…" L’acquirente mantiene in ogni caso il diritto a chiedere i danni secondo le regole della Convenzione.


Redattore: Lucio LANUCARA
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