CONVENZIONE DI BRUXELLES (ENCICLOPEDIA)

Convenzione di Bruxelles del 1968 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile, commerciale e regolamento (CE) n. 44/2001


Premesse
La Convenzione di Bruxelles del 1968 (Convenzione) sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale entrò in vigore l’1 febbraio 1973 fra i sei Stati fondatori della Comunità Economica Europea (Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo). Essa individuava i criteri per la determinazione del giudice competente per controversia nelle materie di cui sopra insorte nel territorio dei Paesi aderenti. Varie modifiche nel corso degli anni portarono all’adesione di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Per regolare i rapporti con gli Stati membri dell’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA), nel 1988 è stata sottoscritta fra questi ultimi1 e i Paesi comunitari la Convenzione di Lugano, entrata in vigore per l’Italia l’1 dicembre 1992 e che riproduce nella sostanza la Convenzione. L’adozione del Regolamento (CE) n. 44/2001 (Regolamento) ha reso necessario stipulare una nuova Convenzione di Lugano, sottoscritta il 30 ottobre 2007 dalla Comunità europea e da Islanda, Norvegia e Svizzera e di imminente entrata in vigore, per riallineare le disposizioni in vigore all’interno dell’Unione Europea e quelle relative ai rapporti con i rimanenti Stati EFTA.
Il Regolamento, primo frutto del processo di "comunitarizzazione" del diritto internazionale privato e processuale reso possibile dall’introduzione, con il Trattato di Amsterdam, della cooperazione giudiziaria codificata nel nuovo articolo 65 del Trattato di Roma, ha sostituito e profondamente rivisto la Convenzione, sulla base delle criticità emerse negli anni e degli orientamenti della Corte di Giustizia Europea.
Avendo da tempo il Regolamento sostituito la Convenzione ed essendosi uniformata al suo contenuto anche la nuova Convenzione di Lugano, nel proseguio si farà riferimento esclusivamente alle disposizioni del Regolamento.
Principi generali
Ambito di applicazione
Il Regolamento si applica alla materia civile e commerciale2, inquadrandosi nel sistema di diritto internazionale privato comunitario, completato dai Regolamenti "Roma I" e "Roma II", in materia, rispettivamente, di obbligazioni contrattuali ed extracontrattuali. Dal suo ambito di applicazione sono esplicitamente escluse: lo stato e la capacità delle persone fisiche; il regime patrimoniale fra coniugi, i testamenti e le successioni; i fallimenti, i concordati e procedure affini; la sicurezza sociale; l’arbitrato.

Principio generale quanto all’ambito di applicazione territoriale è che la normativa si applica quando il convenuto abbia il proprio domicilio (persona fisica) o la propria sede (persona giuridica) in un Paese contraente. Non di meno, convenuti domiciliati in Paesi terzi possono essere soggetti alla convenzione in determinati casi3.
Giurisdizione
Nell’individuare il giudice competente, il Regolamento non rinvia alle norme dei singoli Stati, ma fissa direttamente principi che consentano di individuare con esattezza un solo giudice competente per la singola controversia.
Regola generale è quella secondo la quale è competente il giudice del Paese in cui è domiciliato il convenuto (articolo 2, comma 1). A tale regola sono poi apportate varie importanti deroghe con l’individuazione di fori facoltativi, alternativi ed esclusivi, anche attraverso regole specifiche per casi nei quali venga considerato necessario tutelare la parte debole del rapporto contrattuale. Una volta individuato il Paese, per stabilire quale specifico giudice sia competente si farà riferimento alle disposizioni interne di detto Paese.
4. Riconoscimento ed esecuzione delle sentenze
Il sistema costituito dal Regolamento e della Convenzione di Lugano fa si che nello spazio geografico Europeo che include l’Unione Europea e l’EFTA vi sia una sostanzialmente facile circolazione delle sentenze. Gli unici casi nei quali è consentito impedire il riconoscimento e l’esecuzione di una sentenza straniera sono, infatti, quelli previsti all’articolo 34 del Regolamento4.
Interpretazione
Già dal 1971, con il Protocollo di Lussemburgo - aggiornato di volta in volta con l’adesione di nuovo Stati – era stata affidata alla Corte di Giustizia Europea competenza pregiudiziale interpretativa analoga a quella relativa alle norme più propriamente comunitarie, pur limitando la possibilità di esperimento alle giurisdizioni supreme degli Stati membri (Corte di Cassazione e Consiglio di Stato in Italia) ed alle altre giurisdizioni quando si pronunciano in appello. La "comunitarizzazione" della Convenzione nel Regolamento ha riportato il ricorso pregiudiziale alle regole previste in materia dal Trattato di Roma. In merito agli orientamenti interpretativi sviluppati nel tempo dalla Corte di Giustizia Europea, essa si è mossa prevalentemente nel senso di un’interpretazione autonoma delle disposizioni della Convenzione rispetto agli ordinamenti nazionali, non mancando di ispirarsi, altresì, ai principi generali desumibili dal complesso degli ordinamenti nazionali.
Cenni alle principali norme specifiche
Giurisdizione: I fori alternativi
La principale deroga al principio del foro del convenuto è quella prevista, dall’articolo 5, numero 1, del foro alternativo del giudice del luogo in cui un’obbligazione contrattuale è stata o deve essere eseguita. Riguardo alla delimitazione di detta regola, la nozione di "materia contrattuale", in particolare con riguardo alla demarcazione fra obbligazioni contrattuali ed obbligazioni extracontrattuali, è stata oggetto di individuazione da parte della Corte di Giustizia Europea5. L’individuazione del luogo dove l’obbligazione deve essere eseguita va, poi, fatta applicando la legge del contratto, determinata secondo le norme di diritto internazionale privato del foro6.
Con il Regolamento si è voluto, peraltro, introdurre maggiore certezza per i contratti di compravendita e di prestazione dei servizi, fissando la prestazione caratteristica cui deve fare riferimento il foro, individuata nel primo caso nel luogo di consegna contrattuale e nel secondo caso nel luogo in cui sono stati resi o sarebbero dovuti essere resi secondo contratto i servizi (articolo 5.1).
In materia d’illeciti civili dolosi o colposi, il Regolamento prevede il foro alternativo del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire (articolo 5, numero 3). Questa disposizione è stata interpretata nel senso di includere sia il luogo in cui il danno si è manifestato che quello del luogo dell’evento generatore di tale danno, dando rilievo per il primo aspetto al danno iniziale diretto, ma non anche ai danni conseguenti7.
In caso di pluralità di convenuti, il convenuto domiciliato in un Paese contraente può essere citato innanzi al giudice di un altro Paese contraente nella cui circoscrizione è situato il domicilio di un altro convenuto (articolo 6, numero 1). Sulla scorta dei principi elaborati dalla Corte di Giustizia Europea con riferimento alla Convenzione, la norma del Regolamento specifica che detto foro alternativo può essere esperito se fra le domande esiste un nesso così stretto che risulta opportuna una trattazione e decisione unica per evitare il rischio di decisioni incompatibili.
Altri fori alternativi previsti dall’articolo 6, sono:
i) Per le chiamate in garanzia, il foro presso il quale è stata proposta la domanda principale, "sempre che quest’ultima non sia stata proposta solo per distogliere colui che è stato chiamato in causa dal suo giudice naturale";
ii) per le domande riconvenzionali con lo stesso fondamento della domanda principale, il foro di quest’ultima;
iii) in materia contrattuale, ove l'azione possa essere riunita con un’altra in materia di diritti reali immobiliari proposta contro il medesimo convenuto, innanzi al giudice dello Stato membro in cui l'immobile è situato.
Segue: Proroga di competenza
L’articolo 23 del Regolamento riconosce alle parti il diritto di pattuire deroghe al foro individuabile secondo le disposizioni sin qui esposte. Qualora la deroga del foro sia conclusa secondo le forme previste8, essa attribuisce competenza esclusiva – salvo diverso accordo delle parti - al giudice od ai giudici indicati sulle controversie presenti e future nate dal rapporto giuridico cui si riferisce. La giurisprudenza in vari Paesi ha, peraltro, riconosciuto che questa norma prevale sulle discipline dei singoli Stati membri che prevedono competenze esclusive per i propri giudici. Uniche limitazioni sono quelle previste a tutela dei lavoratori all’articolo 17. E’ ritenuto ammissibile che la clausola di deroga indichi più di un giudice, così come che venga stabilita in un momento successivo alla conclusione del contratto.
Occorre ancora rilevare che, salvo che per il caso dei fori esclusivi di cui si dirà di seguito, il convenuto che compare innanzi ad un tribunale ne accetta tacitamente la competenza, ove non sia comparso per eccepirne l’incompetenza (articolo 24).
Segue: Fori esclusivi
L’articolo 22 individua una serie di fori esclusivi indipendenti dal domicilio del convenuto. Si riconosce, in particolare, con alcune specificazioni, competenza esclusiva: in materia di esecuzione, ai giudici dello Stato dove l’esecuzione ha luogo; in materia di registrazione o validità di diritti di privativa industriale, ai giudici dello Stato ove deposito o registrazione sono stati richiesti o effettuati; in materia di validità di trascrizioni o iscrizioni in pubblici registri, ai giudici dello Stato ove il registro è tenuto; in materia di validità, nullità o scioglimento di società o persone giuridiche o delle decisioni dei rispettivi organi, ai giudici dello Stato in cui la società o la persona giuridica ha la propria sede; in materia di diritti reali immobiliari e contratti d’affitto di immobili, ai giudici dello Stato in cui l’immobile è sito; in materia di esecuzione delle decisioni, i giudici dello Stato membro nel cui territorio ha luogo l'esecuzione.
Litispendenza e connessione
Ai sensi dell’articolo 27 del Regolamento, ove vengano proposte davanti ai giudici di Paesi contraenti diversi e fra le stesse parti domande aventi il medesimo oggetto e titolo, la competenza spetta al giudice preventivamente adito, se la competenza del primo giudice è stata accertata. Il concetto di litispendenza è stato interpretato, in vigore della Convenzione, dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale come decisamente più ampio rispetto a quello di diritto italiano, sulla base di pronunce della Corte di Giustizia Europea, che ha stabilito che la nozione di litispendenza va definita in via autonoma rispetto ai diritti degli Stati contraenti, tenendo presenti le finalità della Convenzione ed in particolare quella di evitare procedimenti paralleli innanzi a giudici di diversi Stati contraenti ed il conseguente possibile contrasto di decisioni9.
In caso di connessione fra cause pendenti innanzi a giudici di Paesi diversi, l’articolo 28 prevede la semplice possibilità, per il giudice successivamente adito, di sospendere il procedimento. La nozione di connessione è riportata al comma 3, dello stesso articolo, ai sensi del quale "…sono connesse le cause aventi tra di loro un legame così stretto da rendere opportune una trattazione e decisione uniche per evitare soluzioni tra di loro incompatibili ove le cause fossero trattate separatamente."
L’articolo 30, a differenza di quanto avveniva con la Convenzione e per ovviare al rischio di trattamenti rilevantemente differenti sul punto per soggetti domiciliati in Stati differenti, indica regole uniformi per individuare il momento della proposizione della domanda10.
Riconoscimento ed esecuzione delle sentenze: adempimenti.
Il Capo III del Regolamento, dall’articolo 32 all’articolo 56, è dedicato al riconoscimento ed all’esecuzione delle sentenze ed ai relativi adempimenti. Caratteristica saliente della disciplina prevista dal Regolamento è la semplificazione delle procedure, accompagnata dalla riduzione al minimo dei possibili motivi ostativi al riconoscimento. Ai fini del presente lavoro, si ritiene sufficiente soffermarsi su quest’ultimo aspetto.
Segue: cause di mancato riconoscimento
Il Regolamento prevede, all’articolo 34, tre possibili cause di mancato riconoscimento delle decisioni giudiziarie rese in un altro Paese contraente: (i) la contrarietà all’ordine pubblico dello Stato richiesto; (ii) la violazione di determinati diritti di difesa: (iii) il contrasto con una decisione resa fra le stesse parti.
Riguardo alla portata della contrarietà all’ordine pubblico, considerato istituto da usarsi solo eccezionalmente, già la Relazione Jenard alla Convenzione aveva evidenziato come il rifiuto potesse riguardare la contrarietà all’ordine pubblico solo dell’esecuzione e non la sentenza. Con il Regolamento l’eccezionalità dell’istituto è rafforzata dal fatto che la contrarietà all’ordine pubblico, che può rilevare sotto il profilo sia sostanziale sia processuale, deve essere manifesta.
La tutela del diritto di difesa riguarda solo il convenuto contumace, il quale può eccepire che la domanda o un atto giudiziale equivalente non gli sia stato notificato regolarmente ovvero che non gli sia stato comunicato in tempo utile per presentare le proprie difese. Per quanto riguarda il secondo punto, la giurisprudenza comunitaria maturata in relazione alla Convenzione ha specificato che la congruità del termine va valutata sulla base delle circostanze concrete del caso in esame.
Per quanto concerne il contrasto con una decisione precedente fra le stesse parti nello Stato membro richiesto, si ritiene che esso includa anche i casi di decisioni che, pur aventi diversi oggetti, comportano effetti contraddittori o si fondano su valutazioni opposte relative all’esistenza o agli effetti di un determinato rapporto. La Corte di Giustizia ha chiarito che la norma in questione trova applicazione anche nel caso di contrasto fra decisioni pronunciate al termine di procedimenti sommari11.
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1L’EFTA, al momento della sottoscrizione, includeva Austria, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia e Svizzera. Austria, Finlandia e Svezia sono in seguito divenute Stati membri dell’Unione Europea.
2Con riferimento alla Convenzione di Bruxelles la Corte di Giustizia Europea ha specificato - in LTU Lufttrnsportunternehmen GmbH & Co. KG c. Eurocontrol, causa 29/76, 14 ottobre 1976 - che la nozione di materia civile e commerciale va determinata in via autonoma, uniforma, e non secondo le classificazioni dei singoli ordinamenti nazionali.
3In particolare: (i) quando, ai sensi dell’articolo 16 del Regolamento, sia attribuita una competenza esclusiva all’Autorità giudiziaria di un Paese contraente; (ii) quando le parti, di cui almeno una domiciliata nel territorio di uno Stato contraente, abbiano concordato la competenza di giudici di uno Stato contraente; (iii) quando il convenuto, pur domiciliato in un Paese terzo, abbia accettato la competenza ai sensi dell’articolo 24.
4Ovvero, come si dirà oltre: (i) la manifesta contrarietà del riconoscimento con l’ordine pubblico dello Stato richiesto; (ii) la mancata tutela del convenuto contumace, salvo che pur avendone la possibilità questi non abbia impugnato la decisione; (iii) il contrasto con una decisione resa fra le medesime parti nello Stato richiesto.
5Per citare alcune delle pronunce più significative rese a riguardo in vigore della Convenzione, la Corte di Giustizia ha avuto modo di chiarire che l’articolo 5.1 non si applica alla responsabilità precontrattuale (17 settembre 2002, causa C-334/00, Fonderie Officine Meccaniche Tacconi spa c. Heinrich Wagner Sinto Maschinenfabrik GmbH) e, più in generale, ai casi in cui non esiste un obbligo liberamente assunto da una parte nei confronti dell’altra (27 ottobre 1998, causa C-51/97, Réunion européenne SA c. Spliethoff’s Bevrachtingskantoor BV). Altra distinzione fondamentale stabilita dalla Corte di Giustizia è se venga dedotta in giudizio un’obbligazione sostitutiva di quella contrattuale non adempiuta – nel qual caso si applica l’articolo 5.1 – ovvero un’obbligazione contrattuale autonoma, dovuta indipendentemente da violazioni contrattuali – nel qual caso si applica il principio generale (6 ottobre 1976, causa C-14/76, par. 17), ribadita in varie pronunce nazionali. 
6Ciò per consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia, a partire dalla causa 6 ottobre 1976, causa 12/76.
7La rilevanza di detto principio può essere meglio apprezzata se si considera il caso della ingiustificata rottura delle trattative, nel quale s’è ritenuto che l’evento generatore avvenga sia presso la sede della parte che interrompe le trattative che in quello in cui la controparte ne viene a conoscenza, mentre il danno si verifica nel domicilio della parte che ne subisce le conseguenze negative. V. Cass. 3 maggio 2005, n. 9107, Aerasport srl c. T.H. Footwear Europe GmbH.
8La clausola deve essere formalizzata per iscritto, secondo una forma ammessa dalle parti stipulanti, ovvero – nel commercio internazionale - secondo gli usi che le parti conoscevano o avrebbero dovuto conoscere. La forma scritta include ogni comunicazione con mezzi elettronici che consenta "una registrazione durevole della clausola attributiva di competenza."
9Sentenza 8 dicembre 1987, causa 144/86, Gubisch Maschinenfabrik KG c. Palumbo.
10Un giudice è, ai sensi dell’articolo richiamato, considerato adito: "1) quando la domanda giudiziale o un atto equivalente è depositato presso il giudice, purché successivamente l'attore non abbia omesso di prendere tutte le misure che era tenuto a prendere affinché fosse effettuata la notificazione o comunicazione al convenuto, o 2) se l'atto deve essere notificato o comunicato prima di essere depositato presso il giudice, quando l'autorità competente per la notificazione o comunicazione lo riceve, purché successivamente l'attore non abbia omesso di prendere tutte le misure che era tenuto a prendere affinché l'atto fosse depositato presso il giudice."
11Corte di Giustizia, 6 giugno 2002, causa C-80/00, Italian Leather Spa c. WECO Polsterm
őbel GmbH & Co.


Redattore: Lucio LANUCARA
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