BUSINESS ANGEL (ENCICLOPEDIA)
Tipo voce : Voci enciclopediche
Categorie: Finanza d'impresa
Investitore informale non istituzionale che, mediante ricerca diretta e autonoma, apporta del capitale proprio ad una o più start up o ad imprese con forte potenziale di crescita, diventandone così azionista ed assumendo una responsabilità nell’azienda. In particolare, grazie alla sua natura imprenditoriale, alla sua esperienza manageriale, alla rete di contatti e al patrimonio personale, esso è in grado di agevolare l’avvio e lo sviluppo di nuove iniziative economiche.
Il Business Angel si configura come un “investitore a valore aggiunto”, in grado di sostenere rischi elevati e fornire la giusta interpretazione delle potenzialità del business.
In concreto, il Business Angel affianca l’imprenditore seguendo un approccio che può assumere forme diverse all’interno di due macro modelli di riferimento:
- il Business Angel finanziario: investe capitale di rischio nella società senza essere coinvolto nell’attività gestionale se non in maniera marginale, svolgendo principalmente incarichi di supervisione e controllo ed agendo da facilitatori per il business;
- il Business Angel industriale: oltre ad apportare risorse finanziarie partecipa attivamente all’attività gestionale con il know-how e le capacità professionali e manageriali, migliorando nel complesso l’immagine aziendale.
In entrambi gli approcci, il Business Angel ha solitamente un interesse a monetizzare, entro un orizzonte temporale di periodo medio (3-5 anni) una significativa plusvalenza al momento dell’uscita.
L’intervento di uno o più Business Angel in un’impresa è un intervento attivo.
I Business Angel investono generalmente dai 25.000€ ai 250.000€ per impresa, ma anche fino a 400.000€ nel Regno Unito. La media in Europa tra i paesi più maturi è di 80.000€ per ogni partecipazione. Quando invece si raggruppano in “sindacati”, i Business Angel possono investire fino a 2,5 milioni di euro in alcuni Paesi.
Evoluzione storica del fenomeno
Il termine “Business Angel” fu usato per la prima volta nei primi anni del Ventesimo secolo negli Stati Uniti per caratterizzare quegli investitori benestanti che impiegavano importanti somme di denaro nella promozione di produzioni teatrali, facendo leva sulle loro conoscenze per favorire il successo dello spettacolo. Questi investitori, che patrocinavano vari eventi artistici, erano considerati dai professionisti teatrali come degli “angeli”.
Nel corso del Novecento il fenomeno, che aveva trovato maggiore diffusione nella realtà economica statunitense, fu offuscato da un capitalismo che reclamava stabilità, equilibrio e prevedibilità del contesto economico, e nel quale si era venuto a sviluppare un sistema incentrato sulla commistione tra attività corporativa delle grandi imprese, approccio interventista dello Stato e coinvolgimento dei sindacati, volto a garantire una pianificazione dell’attività economica ed a provvedere adeguatamente al bene sociale, sebbene con l’effetto discorsivo di scoraggiare la libera iniziativa individuale (modello burocratico).
A partire dagli anni Settanta ci fu un passaggio al modello di tipo imprenditoriale, la cui affermazione è stata più evidente negli Stati Uniti, con cambiamenti nei precetti culturali, inclusi valori e aspirazioni, nei mercati dei capitali ora più efficienti, nei maggiori tassi di sviluppo tecnologico e soprattutto in una maggiore valorizzazione del capitale umano, che riflette un aumento della ricchezza individuale e una più spiccata libertà nelle decisioni di investimento personale relative all’acquisizione di capacità, istruzione ed esperienza.
I Business Angel in Italia
Grazie alle annuali ricerche svolte da IBAN (Italian Business Angel Network: www.iban.it) è stato possibile tracciare l’evoluzione storica del Business Angel in Italia, nonostante la sua scarsa visibilità legata all’intrinseca informalità. Negli ultimi anni si è assistito a un’accelerazione del mercato italiano (vedi Tabella n°1) sia dal punto di vista del numero degli investimenti realizzati (da 12 nel 2004 a 105 nel 2007) che al controvalore totale delle operazioni (da 1,3 a 19,5 milioni di euro), avvicinando sempre più il nostro Paese alle altre realtà internazionali. Il forte incremento registrato esprime un crescente interesse verso tale fenomeno ed è sicuramente correlato alla maggiore efficienza operativa e funzionale dei network di Business Angels.
Secondo la più recente indagine IBAN realizzata nel 2007 è stato possibile inoltre delineare il profilo tipo del Business Angel in Italia. Esso s’identifica in un soggetto benestante in termini di patrimonializzazione, occupato e per larga misura impegnato in attività imprenditoriali, dirigenziali e di consulenza aziendale, principalmente maschio e con età media di 48 anni. Come tipologia di interventi predilige le piccole imprese con l’obiettivo di sondare mercati emergenti o di aprire finestre strategiche e/o tecnologiche potenzialmente sinergiche con la propria realtà imprenditoriale. Si tratta dunque di operazioni nelle quali la logica industriale solitamente prevale su quella finanziaria. I principale canali informativi dei Business Angel rimangono quelli informali, cioè quelli basati su ricerche personali effettuate all’interno del proprio network di conoscenze costituito da amici e partner, altri imprenditori, associazioni industriali e di affari, eventi occasionali ed altri Business Angel.
Il 70% del campione investe fino al 30% del suo patrimonio, la restante parte arriva a impiegarne fino al 50%. Mentre nel passato è prevalsa una maggiore sporadicità degli impieghi, oggi si osserva che i soggetti investono con maggiore frequenza e con un’ottica di diversificazione. Nel 2007 buona parte dei Business Angel ha finalizzato più di un’operazione, con punte di cinque investimenti nello stesso anno, esaminando in media sei opportunità prima di decidere di investire in una. Il taglio medio del progetto è stato pari a euro 185.000, anche se presumibilmente tale importo è destinato a crescere grazie allo sviluppo dei sindacati di Business Angel.
Il 76% del campione IBAN è residente nel Nord Italia. Nonostante questa concentrazione territoriale, è interessante evidenziare come l’89% non ha preclusioni geografiche per le sue decisioni di investimento. Il 40% del campione si dichiara disponibile ad investire oltre i confini nazionali.
Nel 2007 i settori che maggiormente hanno attirato l’interesse dei Business Angel italiani sono stati: ICT/Internet, con il 24% delle preferenze; commercio con il 13%, manifatturiero, servizi alle imprese, biotecnologie ed energia con circa il 10% ciascuno; intrattenimento e cibo con l’8% ognuno.
La durata media dell’investimento è di 3,3 anni e le modalità predilette di uscita risultano essere, in ordine di importanza, il riacquisto da parte dei proponenti, l’ingresso di investitori finanziari di maggiore dimensione e l’ingresso di un partner industriale.
Bibliografia:
EBAN - European Association of Business Angels Networks, “Il ruolo dei business angels e delle loro reti” Informazioni per gli interlocutori istituzionali, gli imprenditori ed i potenziali angels. - Le migliori pratiche europee -, Bruxelles, 2006
IBAN – Italian Business Angels, Guida pratica allo sviluppo di progetti imprenditoriali. Avviare un’impresa con il sostegno del Business Angel, KPMG (a cura di), giugno 2008
Redattore: Annalisa CECCARELLI
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