BIOTECNOLOGIA IN AGRICOLTURA (Enciclopedia)

La convenzione delle Nazioni Unite sulla Biodiversità– CBD -  (UN, 2000)  definisce la biotecnologia come: “qualsiasi applicazione tecnologica che usa sistemi biologici, organismi viventi o derivati, per creare o modificare prodotti o processi per usi specifici”. Più specificatamente, l’agricoltura biotecnologica comprende una fascia di mezzi, incluse le tradizionali tecniche di allevamento, che modificano gli organismi o parte degli organismi viventi, per creare o modificare prodotti; apportare migliorie a piante o animali; e sviluppare micro-organismi per usi specifici in agricoltura. La moderna biotecnologia oggi implica i mezzi dell’ingegneria genetica.
In agricoltura esistono tre tipi principali di colture geneticamente modificate: di prima, seconda e terza generazione.
La prima generazione di colture geneticamente modificate sono anche chiamate input-traits (modifiche insite nella pianta o nel microrganismo). Queste sono input-traits avanzate per le sostanze tolleranti ai diserbanti (Ht) e resitenti agli insetti (Bt) (James, 2003). Sin commercializzazione nel 1996, avevano l’obiettivo di incrementare la produttività agricola e ridurre i costi operativi per i coltivatori, combattendo così le due principali fonti d’incertezza nel lavoro agricolo.  I prodotti tolleranti agli erbicidi sono di ausilio nel controllo delle erbe infestanti e agiscono rendendo le colture in grado di sopportare certi erbicidi che diversamente avrebbero distrutto il raccolto assieme alla erbacce.
Nel caso di cultura HT, i nuovi prodotti permettono alle colture di sopravvivere all’esposizione ad alcuni erbicidi che precedentemente avrebbero distrutto il raccolto assieme a determinate erbe infestanti, mettendo a disposizione degli agricoltori una maggiore varietà di opzioni per l’effettivo controllo delle erbacce. Le più comuni culture Ht sono resistenti ai glifosati, anche conosciuti come varietà di Roundup Ready, un’erbicida altamente efficace a largo spettro. Le maggior parte dei fondi negli Stati Uniti sono coltivati utilizzando colture HT.
Ma sono state introdotte anche altre diverse colture GM: le varietà resistente al Glufosinati per la canola e il granturco nel 1995, il cotone nel 2003, i semi di soya nel 1996 e la barbabietola nel 1998; le varietà resistenti al Bromoxynil per il cotone nel 1994; le varietà di Sulfonylureas-resistenti per il lino nel 1999 e il cotone nel 1995 (Duke and Powles, 2010). In tal modo, questi erbicidi agiscono come complementari della tecnologia GM e assieme a questi nuovi semi, hanno sostituito i tradizionali erbicidi.
Le colture resistenti agli insetti (culture Bt) contengono un gene che proviene dal batterio del suolo Bacillus thuringiensis (Bt) che produce una proteina tossica per specifici insetti. Le colture Bt sono fra le prime ad essere state geneticamente modificate e sono fra quelle che contengono il gene proveniente dal Bacillus thuringiensis, tossici per alcune larve di insetti. Inserendo un gene nel genoma di diverse culture, queste diventano capaci di sopportare la tossina BT all’interno della loro cellula. La diretta conseguenza è che le colture BT sono resistenti agli insetti riducendo l’applicazione di pesticidi in polvere e gli spray.
Le maggiori colture Bt e Ht disponibili oggi sono il cotone, il granoturco e le patate, i semi di soya crescono negli Stati Uniti, il Canada, l’Argentina, il Sud-Africa, la Francia, e la Spagna.
La seconda e terza generazione di colture GM, specificatamente output traits (modifiche rivolte a dare vantaggio all'utilizzatore finale) e i farmaci o i processi di combustione a base biologica, non sono ancora commercialmente disponibili, e non sembra che lo saranno in un prossimo futuro. Esse consistono in culture con un valore aggiunto di output traits, come elementi nutrienti aggiunti nel cibo per animali e piante geneticamente modificate per produrre i farmaci (vaccini, antibiotici e proteine per curare malattie umane e animali). Tuttavia, la seconda e la terza generazione di culture GM sono ancora ad uno stato di sviluppo embrionale e possono essere considerate opzioni valide che i rappresentanti ai vertici del potere decisionale potrebbero considerare nelle loro decisioni sugli investimenti futuri.
L’agricoltura biologica e’ controversa e difficile da valutare sia allo stato attuale che potenziale. Mentre la sua affermazione sembra supportata da documentazione di successo in termini di incremento di produttività, la resistenza agli infestanti, il suo rendimento e’ stato messo in dubbio sotto molteplici e rilevanti aspetti, poiché presentano elementi positivi sufficienti ma anche rischi significativi.
L’adozione di colture GM ha presentato tassi di crescita senza precedenti nel corso degli ultimi dieci anni. Nel mondo, nel 2008, ci sono 125 ettari di terra coltivata GM, e quasi 25 paesi adottano questo nuovo tipo di tecnologia (James, 2008). I primi ad adottarla, nello specifico, sono stati otto paesi al vertice che hanno registrato una crescita di più di 1 milione di ettari di terra utilizzata, essi sono: Stati Uniti, Argentina, Brasile, India, Canada, Cina, Paraguay e Sud Africa. nel loro complesso, rappresentano il 98% dei 125 milioni di ettari di terra a coltivazione GMO, dei quali il 57% sono localizzati in Nord America, il 32% in Latino America, il 6% in India, il 3% e l’1.5%  rispettivamente in Cina e Sud Africa. La coltura GM di mais è stata la coltura adottata dalla maggior parte dei paesi.
Bibliografia
Duke, S. O., and  Powles, S.B.,( 2009),  “Glyphosate-Resistant Crops and Weeds: Now and in the Future”, AgBioForum, vol. 12, no. 3 & 4 (2009) [19]
James, C. (2003). Global review of commercialized transgenic crops 2002: feature Bt maize. Ithaca, NY: International Service for the Acquisition of Agri-Biotech Applications (ISAAA).
James, C. (2008). Global status of commercialized biotech/GM crops: The first thirteen years, 1996 to 2008 (Online report). Ithaca, New York: International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (ISAAA). Available on the World Wide Web: http://www.isaaa.org/resources/publications/briefs/39/executivesummary/default.html.
United Nation, 2010, The Cartagena Protocol on Biosafety to the Convention on Biological Diversity, Secretariat of the Convention on Biological Diversity. Montreal 2000.
Redattore: Sara SAVASTANO
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