BENEFONDI

Creato dalla prassi bancaria, non disciplinato né dalla legge, né dalle Norme Uniformi Bancarie, il benefondi o benestare bancario è istituto di antica memoria, utilizzato in passato, ma oggi in fase recessiva per effetto del diffondersi di altre forme di tutela e rafforza- mento della funzione di pagamento propria dell’assegno (v.assegno a copertura garantita). Sotto il profilo funzionale il benefondi vuole essere uno strumento volto ad agevolare ed incentivare la circolazione dell’assegno bancario. Si tratta di una dichiarazione rilasciata dalla banca trattaria a richiesta, di regola, della banca negoziatrice la quale, prima di riconoscere al portatore del titolo la disponibilità dell’importo, chiede alla banca sulla quale il titolo è stato emesso informazioni sull’esistenza di fondi disponibili sul conto del traente. È ipotesi rara che il benefondi sia richiesto direttamente dal beneficiario, mentre è più frequente il caso del beneficiario che richieda il benefondi per il tramite della propria banca. L’istituto assume nella pratica varie configurazioni e sono individuabili almeno quattro tipologie distinte di benefondi. La configurazione di base normalmente utilizzata è quella del benefondi semplice od informativo: la banca negoziatrice richiede alla banca sulla quale l’assegno è stato tratto informazioni sull’esistenza sul conto corrente intrattenuto dal traente presso la banca trattaria, dei fondi necessari a pagare l’assegno negoziato. La banca trattaria non è in alcun modo obbligata ad aderire alla richiesta di informazioni; ove, tuttavia, decida di fornire le informazioni richieste, si limiterà a dichiarare che al momento della richiesta i fondi esistono o che, al contrario gli stessi sono insufficienti a coprire l’assegno. Questo tipo di benefondi fa sorgere a carico della banca trattaria la sola responsabilità per la veridicità della dichiarazione: questa sarà tenuta al risarcimento dei danni nel caso in cui abbia rilasciato alla richiedente informazioni false od erronee sulla esistenza dei fondi al momento della richiesta. L’istituto trattario non assume alcuna obbligazione in ordine al pagamento dell’assegno, non si impegna a tenere vincolata la provvista per il pagamento dell’assegno benefondato, né ad impedire al proprio correntista di disporre della provvista. La banca non risponde quindi dei movimenti del conto successivi al rilascio del benefondi né tanto ove questi dipendano da fatto del cliente quanto se dipendano da fatto proprio. Un secondo tipo è il benefondi con blocco dei fondi. La banca trattaria non si limita a dichiarare che, al momento in cui le è pervenuta la richiesta da parte della negoziatrice, i fondi sussistono ma si impegna a vincolare i fondi corrispondenti al pagamento dell’assegno benefondato, impedendo al correntista qualunque atto di disposizione su tali somme. Sulla legittimità ed ammissibilità di tale figura si avanzano molti dubbi. Si sostiene che la decisione della banca di bloccare i fondi violerebbe la convenzione di assegno in forza della quale il correntista ha il potere di emettere assegni fino alla concorrenza della provvista esistente sul conto e la banca è, per contratto, obbligata a pagare gli assegni emessi dal correntista nell’ordine in cui le sono presentati. Ipotesi diversa da quella sino ad ora esaminata è quella dell’assegno vistato: qui il beneficiario si presenta alla banca trattaria chiedendo informazioni sulla esistenza dei fondi; la banca trattaria, verificato che i fondi sono sufficienti a coprire il titolo e verificata anche la regolarità formale dello stesso, appone sul titolo il visto e si impegna nei confronti del beneficiario ad impedire al traente il ritiro dei fondi prima della scadenza della data di presentazione del titolo. Terzo tipo è il benefondi con mandato di pagamento. La banca trattaria a fronte della richiesta di informazioni sulla esistenza dei fondi sul conto del proprio correntista, indipendentemente dalla esistenza degli stessi, conferisce alla banca negoziatrice un mandato di pagamento incaricandola quindi di procedere per suo conto al pagamento del titolo. In questo caso la banca trattaria è tenuta a rimborsare alla banca negoziatrice, propria mandataria, i mezzi necessari per lo svolgimento del mandato utilizzando i fondi del cliente, se sufficienti, o, in difetto, utilizzando somme proprie. La banca trattaria è inoltre tenuta a rimborsare alla negoziatrice mandataria i danni dalla stessa subiti nell’esecuzione del mandatario. Poiché la banca trattaria non può verificare al momento del pagamento la corrispondenza della firma di traenza alla firma depositata sullo specimen, che si trova infatti presso la trattaria, questa, in caso di pagamento di assegno con firma di traenza falsa risponderà del pagamento. Ultimo tipo è il benefondi con assunzione da parte della banca trattaria dell’obbligo extra-cartolare di pagare l’assegno, incondizionatamente. In questo caso se al momento in cui l’assegno benefondato giunge alla banca trattaria i fondi non ci sono o non sono più sufficienti, la banca, che ha assunto l’obbligazione extra-cartolare, non potrà rifiutarlo e ne sopporterà il rischio, salva la possibilità di agire nei confronti del traente per la restituzione della somma. Il problema pratico è quello della individuazione di criteri di differenziazione tra l’uno e l’altro tipo di benefondi allo scopo di accertare quale tipologia ricorra nel caso concreto e quale sia la disciplina ad essa applicabile. Di regola, il benefondi è soltanto informativo. Per attribuire alla formula “benefondi” una diversa configurazione occorre che sussistano in fatto elementi idonei a far ritenere che la banca trattaria non volesse limitarsi a fornire alla negoziatrice notizie vere sull’esistenza dei fondi ma volesse invece impegnarsi al blocco della provvista, al pagamento in proprio dell’assegno incondizionatamente o volesse conferire mandato di pagamento alla banca negoziatrice. La concessione di benefondi non integra violazione del segreto bancario. Istituto diverso dal benefondi è la lettera di patronage. Col benefondi la banca trattaria fornisce alla negoziatrice notizie sulla esistenza della provvista per il pagamento di un assegno; con la lettera di patronage, invece, le banche rilasciano informazioni sulla solvibilità del proprio cliente.

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