VIZI DELLA COSA VENDUTA

Difetti inerenti a un bene oggetto di vendita, che lo rendono inidoneo all’uso o ne diminuiscono in modoapprezzabile il valore. Essi permettono al compratore di restituire la cosa al venditore, previa restituzione del prezzo (e in tal caso si ha la risoluzione del contratto di vendita) ovvero di ottenere una riduzione del prezzo. In tal modo il compratore riceve un’apposita garanzia, chepuò essere esclusa mediante esplicita clausola; ma l’esclusione non ha effetto se il venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa. Il compratore, sia che scelga la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo, ha diritto in ogni caso al risarcimento del danno subito, a meno che il venditore provi di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa. L’azione di risoluzione, o di riduzione del prezzo, non è esperibile se il compratore non abbia denunziato al venditore i vizi entro otto giorni dalla scoperta. In ogni caso, poi, l’azione deve essere esperita entro un anno dalla consegna della cosa (art. 1495). Questo regime giuridico è applicabile anche in caso di mancanza delle qualità promesse, o di quelle essenziali per l’uso a cui la cosa è destinata, purché il difetto di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi o dal contratto. Nella pratica sorgono talvolta difficoltà nel distinguere tra consegna di cose mancanti delle qualità promesse o essenziali, o affette da vizi e consegna di cose diverse da quelle promesse: la distinzione è rilevante, poiché nel primo caso l’azione di risoluzione deve essere esperita, secondo la regola generale, entro dieci anni dalla consegna, mentre nel secondo caso valgono ì termini di un anno dell’art. 1495 c.c., sopra indicati.

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