PRAGMATISMO E VITALITA' DELLA ANALISI ECONOMICA

1) Vi sono situazioni storiche di fronte alle quali i punti di vista degli economisti sono più differenziati. Noi attraversiamo una situazione storica di questo tipo. E le contrapposizioni tra gli economisti stanno nuocendo al giudizio circa l’attendibilità della scienza economica.
Come studioso di questa scienza, sento perciò la necessità di dimostrare l’infondatezza di questo giudizio. Per farlo, mi baserò soprattutto sul ruolo determinante che le ipotesi di volta in volta assunte dagli economisti svolgono nella diagnosi degli squilibri, e conseguentemente nelle terapie suggerite. Diagnosi e terapie si differenziano reciprocamente per effetto delle ipotesi che le suffragono.
Userò alcune “parole chiave” che aiutano a cogliere la sostanza del problema.

2) La prospettiva “temporale”
Il breve periodo è una di questa. Si intende con essa uno stato di cose in cui la struttura dell’economia è data: è data, cioè, la dotazione dei vari fattori di produzione, data la tecnologia, e dato è per conseguenza il prodotto potenziale dell’economia. Ma può esserci, ad esempio per effetto del ciclo, un prodotto diverso dal potenziale.
Di ciò, una domanda globale debole è una delle principali cause, e il sostegno della domanda è in questo caso una politica fisiologica. Una spesa pubblica in aumento, riduzioni della pressione fiscale, e per tutto ciò disavanzi pubblici più ampi, da un lato, ed una politica monetaria espansiva, dall’altra, trovano allora un’applicazione pertinente.
Nel breve periodo le cose stanno così, e va riconosciuto il messaggio al riguardo di Keynes. Ma nel lungo periodo? Questa è una prospettiva non prediletta da questo economista: “nel lungo periodo, saremo tutti morti”, è una sua frase famosa.
Ma inappropriata: innanzitutto, perché dovremmo occuparci un po’ più delle generazioni giovani e di quelle future.E poi, perché il lungo periodo degli economisti non è il trascorrere del tempo. E’ piuttosto … come si evince dalla definizione già data del breve periodo … uno stato di cose in cui fenomeni considerati assenti nel breve sono invece all’opera in misura determinante.
Beninteso, un livello adeguato di domanda globale è importante anche nel lungo periodo. Ma sono all’opera anche modifiche strutturali: dalla tecnologia alla demografia; il funzionamento dei mercati del lavoro e del credito; il grado di efficienza della Pubblica Amministrazione; una giustizia rapida ed imparziale; una struttura fiscale in contrasto con le iniziative di consumo e di impresa; una tipologia di spesa pubblica (spending review) che richiede revisioni e priorità (e non basata sui tagli orizzontali, utili solo ad evitare dissidi nel Governo). Gli indicatori della “Qualità della vita” sembrano un contributo importante per individuare le priorità avvertite dai cittadini.
Questi e consimili fattori richiedono riforme: più difficili da realizzare perché spesso contrastate da lobbies conservatrici, e perché i relativi benefici si avvertiranno quando le cadenze elettorali, che spingono piuttosto a provvedimenti “elettoralistici”, saranno già passate. (J. Buchanan e G. Tullock, “The calculus of consent”, 1962; ma molto prima, A. De Viti de Marco, “Principi di economia finanziaria”, 1934).

3) La concorrenza estera
Vi sono economie per le quali la concorrenza estera non è strutturalmente rilevante, e ciò in quanto autosufficienti, o in quanto esistono protezioni importanti sotto varie forme, come dazi, divieti, e contingentamenti. Noi viviamo in tempi di globalizzazione, e cioè di economie molto aperte agli scambi con l’estero e ai movimenti di capitale e di lavoro.
Questa ipotesi di massima apertura all’estero non è frequente nelle teorie keynesiane. Non è una critica a Keynes, ma agli economisti che non prestano attenzione alle conseguenze che derivano, nell’analisi, dall’introduzione dell’ipotesi di economia aperta.
La competitività è cruciale in questa diversa prospettazione. Se i governi si limitano a sostenere la domanda globale senza potenziare, al tempo stesso, la competitività del proprio paese, un risultato probabile è che la domanda cresca, ma si rivolga all’acquisto di prodotti esteri, per l’appunto più competitivi.
Questo risvolto è particolarmente grave per le economie prive o scarsamente dotate di materie prime, e che devono procurarsele sul mercato estero. Ma per farlo, devono essere in grado di realizzare in contropartita esportazioni adeguate: ossia, devono essere competitive anche nella misura corrispondente alle esigenze di approvvigionamento delle imprese nazionali.

4) L’economia “supply side”
E’ un progresso importante nel percorso logico dell’analisi economica. Si delinea il ruolo di una visione comprensiva della realtà in cui appare il ruolo di altri elementi rispetto alla domanda.
Non si tratta di accantonare la politica della domanda, ma di integrarla con altre politiche.
Ma prima di proseguire occorre tener conto del contributo dei cosiddetti monetaristi, il cui principale esponente è M. Friedman. Se, per sostenere la domanda, si adotta una politica di finanza pubblica molto espansiva, si osserva che ne possono derivare effetti di spiazzamento degli investimenti privati: con conseguenze negative sulla stessa domanda globale, ma anche sullo sviluppo di lungo periodo dell’economia.
Per evitarlo, occorre adottare una politica monetaria espansiva, come hanno fatto gli Stati Uniti nella crisi iniziata nel 2007, ed oggi la Banca centrale europea: quest’ultima, in un contesto più difficile per motivi, ancora, strutturali. Se introduciamo l’ipotesi … di nuovo, le ipotesi … che una politica monetaria espansiva susciti inflazione, questa, specie con cambi fissi, suscita effetti simili a quelli di una ridotta competitività; o se, all’opposto, l’ipotesi è di un’elevata preferenza per la liquidità del pubblico e delle banche … rese restie a concedere crediti data la componente di rischio derivante dalla crisi … la politica monetaria perde efficacia.
Ma più significative sul fronte “supply side” sono altre teorie. In origine, si può dire che se ne intravedono tracce nella legge degli sbocchi di Jean-Baptiste Say. Ai nostri fini, questa va interpretata non nel senso ovvio dall’identità … il prodotto nazionale è sempre potenzialmente adeguato ad essere assorbito dalla domanda di quanti l’hanno realizzato … ma in senso “supply side”: se non aumenta il prodotto non può esservi uno stabile aumento della domanda.
In tempi più recenti, l’attenzione verso l’offerta e sui fattori che la influenzano, come la pressione fiscale, quella salariale o la produttività è riconoscibile in I. Kristol, in A. B. Laffer, in Gilder ed altri (rispettivamente in “Two Cheers for Capitalism, 1978; “The monetary crisis”, 1979; “Wealth and poverty”, 1981). Occorre rimuovere i fattori di criticità e potenziare i fattori della crescita del sistema produttivo. Ecco delinearsi le riforme strutturali.
A questa categoria di pensiero possono ricondursi anche le teorie “reputazionali”. La competitività dipende in un mondo globalizzato anche dalla reputazione del Paese: secondo una riflessione che dura da decenni (di recente, A. Mancinelli, “La comunicazione sostenibile. Valori, reputazione e governo nelle democrazie complesse”, 2008 e R. Artoni “Teoria economica e Analisi delle istituzioni”, 1993).
Se la reputazione è insufficiente, gli investimenti esteri si terranno lontani, e le imprese interne tenderanno a farli all’estero. I movimenti del lavoro - specie giovanile … seguiranno analoghe tendenze.
La reputazione è importante non solo per le istituzioni pubbliche. Un sistema finanziario o bancario più propenso ad attività speculative … secondo varie interpretazioni, con i finanziamenti “N.I.N.J.A” (né reddito, né lavoro, né attività) e sub-prime specie negli Stati Uniti, o più in generale con l’eccesso di sofferenze ed incagli nella concessione del credito a famiglie ed imprese e la stessa acquisizione di imponenti volumi di titoli di Stato (circa 200 milioni in Italia) … nuociono ad una gestione equilibrata del credito e alla credibilità del sistema.
Queste situazioni spingono ad interventi pubblici di salvataggio delle banche più esposte … come in Germania negli anni passati … o a tecniche discutibili … come il bail-in che considera responsabili della crisi di singole aziende bancarie anche i depositanti, fino all’operazione “Atlante” per il recupero di valore dei crediti deteriorati (con la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti, controllata per l’80% dal Tesoro).
Siamo ad una conclusione generale, che del resto risponde ad un’esigenza etica nella scienza: rifuggire dai pregiudizi, ed impegnarsi solo nella ricerca della verità (o, almeno, verosimiglianza). La coesistenza di diverse teorie economiche, come quelle che a titolo esemplificativo si sono evocate, non indebolisce il contributo della scienza economica al progresso della conoscenza. Al contrario, ne estende la capacità di comprensione della realtà, grazie alla varietà delle ipotesi di base, che riflettono alternativamente, ma anche sinergicamente, le caratteristiche preminenti dei casi storici che si affrontano. Al di là di ciò, le critiche che si formulano andrebbero piuttosto rivolte alle scelte dei politici, non sempre congrue rispetto ai moniti che si prospettano.


Redattore: Antonio MARZANO

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