PATRIMONIO DEGLI ENTI PUBBLICI

Il patrimonio dello Stato e degli enti pubblici si divide in patrimonio indisponibile e patrimonio disponibile. Del primo fanno parte i beni mobili ed immobili elencati all’art. 826 c.c.: le foreste, le cave e le torbiere (la cui disponibilità sia sottratta al proprietario del fondo), le miniere, i beni di interesse storico, paleontologico, paletnologico, archeologico e artistico (ritrovati nel sottosuolo), i beni costituenti la dotazione del Presidente della Repubblica, le caserme, gli armamenti, gli aeromobili militari, le navi da guerra, gli edifici destinati a sede di uffici pubblici con i loro arredi, gli altri beni destinati ad un pubblico servizio. La l. 1970/689 ha aggiunto la fauna selvatica. Dei beni enumerati, foreste, cave e torbiere, acque minerali e termali, edifici e i loro arredi (se destinati ad uffici e servizi pubblici di spettanza regionale) sono stati trasferiti alle Regioni a statuto ordinario. Gli ordinamenti delle Regioni a statuto speciale prevedono elenchi, a seconda dei casi, più o meno ampi. Alcuni beni non possono che appartenere allo Stato o alla Regione: essi sono indisponibili per natura come le miniere, le cave e le torbiere, altri sono indisponibili in quanto appartenenti ad un particolare ente pubblico e altri ancora in virtù della destinazione. I beni del patrimonio indisponibile, il cui uso è strumentale rispetto al conseguimento dell’interesse pubblico (laddove i beni del demanio permettono di perseguire direttamente lo scopo), non possono essere sottratti alle loro destinazioni se non nei modi stabiliti dalle leggi cheli riguardano. Alla stessa disciplina vincolante sono soggetti i beni di enti pubblici non territoriali, destinati ad un pubblico servizio. I beni che costituiscono il patrimonio disponibile dello Stato e degli enti pubblici comprendono fondi rustici, immobili urbani, aziende industriali non destinate a pubblici servizi, quote di partecipazione in imprese private, denaro esistente in cassa o di cui l’Amministrazione sia creditrice. Essi sono soggetti alla disciplina di diritto comune. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha il compito di provvedere alla conservazione e gestione del patrimonio immobiliare statale con una serie di eccezioni; tuttavia i beni amministrati direttamente dalle singole amministrazioni sono sottratti a tale controllo in quanto le stesse non segnalano gli immobili non utilizzati impedendone l’utilizzo per altre destinazioni. L’obiettivo delle privatizzazioni immobiliari ha incontrato più ostacoli di quello delle privatizzazioni mobiliari soprattutto perché i beni gravati da vincoli di destinazione sono poco interessanti per i privati (v. dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato e degli enti pubblici; gestione del patrimonio immobiliare dello Stato e degli enti pubblici). La legge finanziaria 23.12.1996 n. 662 disciplina la dismissione del patrimonio statale agli enti locali. La collocazione dinamica degli immobili pubblici sul mercato è affidata alla legge 86/1994, modificata dall’art. 3 l. 1996/662 che si occupa della disciplina dei fondi d’investimento immobiliare. Contro l’inerzia delle amministrazioni che detengano a qualunque titolo immobili dello stato abbandonandoli al degrado, esiste una presunzione legale e un potere sostitutivo del Ministero delle Finanze, al fine dell’inserimento in un elenco dei beni immobili da valorizzare e gestire economicamente. Altresì esiste la fondamentale previsione di sdemanializzazione ex lege, da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze (al quale viene trasmesso l’elenco) dei beni che intende utilizzare per costituire uno o più fondi immobiliari di investimento. Le quote di questi devono essere collocate entro 18 mesi dall’ultimo apporto presso investitori terzi, in misura non inferiore al 60% del fondo. In caso di mancato raggiungimento di tale percentuale nei termini di legge il fondo si scioglie e gli immobili ritornano ai titolari. I beni immobiliari di valore non inferiore ai due miliardi, non conferiti nei fondi, possono essere alienati direttamente dall’amministrazione finanziaria con asta pubblica o qualora vada deserta a trattativa privata.

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