CONVENZIONE DI LOMÉ

. Nei documenti comunitari: Convenzione ACP-CEE (fr. Convention ACP-CEE; ingl. ACP-EEC Convention). Accordo di cooperazione tra la CE e i Paesi dell’Africa, dei Carabi e del Pacifico (in sigla ACP) firmata a Lomè (capitale del Togo) il 28.2.1975 con validità di cinque anni e poi rinnovata nel 1979 (Lomé II), nel 1984 (Lomé III) e nel 1991 (Lomé IV) e 1995 (Lomé IV bis). Era stato preceduto dalla Convenzione di Yaoundé I (23.7.1963) e II (29.7.1969) dall’Accordo di Arusha (26.7.1968). Col rinnovo del 1991 (Lomé IV) la durata della Convenzione (i cui aiuti finanziari sono stati rinegoziati nel 1995) è stata portata a 10 anni. Gli obiettivi principali della Convenzione erano di incrementare la cooperazione e gli scambi commerciali CE-ACP, di rimediare ai problemi delle fluttuazioni dei prezzi dei prodotti primari, di sostenere l’economia dei Paesi ACP più dipendenti dal settore minerario, di incoraggiare gli investimenti privati europei verso i paesi ACP e di favorire lo sviluppo industriale di questi ultimi. Grazie alla convenzione, il 99% dei prodotti industriali dei paesi ACP poteva entrare nel mercato CE in franchigia doganale e senza condizioni di reciprocità. Un meccanismo particolare, lo Stabex, conferiva una certa garanzia di stabilità alle entrate che i paesi ACP ottengono dalle loro esportazioni per 48 prodotti agricoli. Il meccanismo trovava applicazione anche per le risorse minerarie (Sysmin). La convenzione di Lomé ha istituzionalizzato inoltre le relazioni politiche, attraverso il Consiglio dei ministri, il Comitato degli ambasciatori e l’Assemblea paritaria ACP-UE, nella quale dei parlamentari europei rappresentano il Parlamento europeo. La Convenzione è stata rinnovata e trasfusa nel nuovo Accordo di Cotonou (q.v.), firmato il 23.6.2000 per la durata di venti anni tra l’ACP (salita nel frattempo a 76 componenti) e la CE.

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