ARBITRATO RITUALE E IRRITUALE

Decisione di una controversia che le parti demandano a terzi di loro fiducia (arbitri), anziché rivolgersi all’autorità giudiziaria (artt. 806 ss c.p.c.), stipulando per iscritto una convenzione, detta compromesso, nella quale specificano l’oggetto della lite. Le parti possono anche inserire in un contratto una clausola compromissoria, con la quale si impegnano a demandare ad arbitri le controversie eventualmente nascenti dal contratto stesso. La clausola è nulla se non risulta da un atto scritto, se non è specificamente approvata (art. 1341 c.c.), se autorizza gli arbitri a pronunciare secondo equità (vedi, però, gli artt. 822 e 829 c.p.c.), o se dichiara il lodo non impugnabile (art. 808 c.p.c.). L’arbitrato è escluso dalla legge per determinate controversie: p.e., quelle che riguardano questioni di stato o di separazione personale tra coniugi e per quelle che non possono formare oggetto di transazione (art. 806 c.p.c.). Gli arbitri possono essere uno o più, purché in numero dispari; il compromesso o la clausola compromissoria devono contenere la loro nomina oppure stabilirne il numero ed il modo di nominarli. Le norme che gli arbitri devono osservare nel procedimento possono essere stabilite dalle parti nel compromesso, nella clausola compromissoria o con altro scritto successivo. In mancanza di tali norme, gli arbitri hanno facoltà di regolare il procedimento nel modo che ritengono più opportuno. La decisione degli arbitri (lodo arbitrale) acquista ef- ficacia di sentenza quando il giudice la dichiara esecutiva con decreto, previo controllo di regolarità formale del lodo e del deposito Tribunale. Contro il lodo, divenuto esecutivo, è ammessa impugnazione per nullità davanti al Tribunale o alla Corte d’Appello a seconda che, per la causa decisa, sarebbe stato competente (se non vi fosse stato arbitrato) il Giudice di pace o il Tribunale. Il giudice, quando accoglie l’impugnazione e dichiara la nullità del giudizio arbitrale, pronuncia egli stesso nel merito. L’arbitrato c.d. “rituale”, che è quello sopra descritto, si distingue dall’arbitrato “irrituale”, che si ha quando viene affidato agli arbitri di dirimere una controversia non come “giudici privati”, ma in via negoziale, cioè mediante gli stessi strumenti contrattuali di cui potrebbero disporre le parti, le quali, pertanto, restano vincolate al lodo, così come a qualsiasi altro atto contrattuale.

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