AGENDA 2000

Programma d’azione per il periodo 2000-2006 predisposto dalla Commissione Europea a domanda del Consiglio europeo di Madrid (dicembre 1995), che aveva richiesto un parere sulle candidature di nuovi Stati all’adesione all’UE e una comunicazione sul futuro contesto finanziario dell’UE tenendo conto del possibile ampliamento. Con la crisi dell’URSS, l’UE era diventata un polo di attrazione per i Paesi dell’Europa Centrale e Orientale (PECO) e dei Balcani occidentali. Proprio in quegli anni 10 Paesi PECO avevano domandato l’adesione, aggiungendosi ad altri tre Paesi mediterranei. Inoltre l’UE era abbastanza impegnata nell’aiuto ai Paesi dei Balcani occidentali (v. Unione europea sub Adesioni, domande di adesione ecc.). Il 16.7.1997 la Commissione ha presentato la comunicazione dal titolo “Agenda 2000: per un’Unione più forte e più ampia” [COM(97) 2000] con il parere sull’adesione di dieci Paesi dell’Europa orientale. Il documento è articolato in tre sezioni. La prima sezione riguarda il funzionamento dell’UE e tratta della politica agricola comune (PAC), della politica di coesione economica e sociale (politica strutturale, v. politica strutturale dell’UE) e delle reti transeuropee (RTE); la seconda della strategia dell’allargamento; la terza del nuovo assetto finanziario per il settennio 2000-2006 conseguente alle riforme della PAC e delle politiche strutturali e al possibile allargamento dell’UE. Per queste tre aree la Commissione ha presentato il 18.3.1998 una ventina di proposte legislative di attuazione. Su di esse, dopo lunghe trattative con gli Stati membri e le altre Istituzioni comunitarie, il Consiglio europeo tenuto a Berlino il 24.3.1999 ha raggiunto un accordo politico che ha permesso di completare il progetto “Agenda 2000” dando, se si vuole, un quadro chiaro e coerente del futuro dell’UE all’inizio del XXI secolo. Il pacchetto legislativo copre quattro settori principali: a) riforma della politica agricola comune; b) riforma della politica strutturale; c) strumenti di preadesione; d) nuovo quadro finanziario. Alcuni altri settori prioritari trattati nella comunicazione iniziale della Commissione (politiche interne, azioni esterne, riforme amministrative) non hanno richiesto una traduzione in misure legislative specifiche. 1.-Attuazione dell’Agenda 2000. Riforma della politica agricola comune-PAC. Sono stati confermati e integrati gli obiettivi: aumentare la competitività dei prodotti agricoli comunitari sul mercato interno e mondiale; dare maggior considerazione delle questioni di ordine ambientale e strutturale; assicurare redditi equi agli agricoltori; semplificare la normativa e decentrarne l’applicazione; aumentare la sicurezza alimentare, rafforzare la posizione dell’UE in vista del prossimo ciclo di negoziati dell’OMC e stabilizzare le spese agricole, in termini reali, al livello del 1999. La riforma prevede diverse riduzioni graduali nei settori di latte, cereali e carni, compensate da una serie di aiuti diretti a beneficio degli agricoltori, un nuovo regolamento del mercato vitivinicolo, un nuovo regolamento della gestione del finanziamento della politica agricola comune, in base al quale gli Stati membri gestiscono la loro quota di stanziamenti del FEOGA sia pure rispettando i criteri stabiliti a livello comunitario. Novità di rilievo (considerato il secondo pilastro della PAC) è il regolamento sullo sviluppo rurale che vuol tutelare il futuro delle zone agricole incentivando le misure di accompagnamento varate nel 1992 (prepensionamento, misure agroambientali e rimboschimento), le misure di diversificazione delle aziende agricole, il loro adeguamento strutturale e l’inserimento dei giovani. Nella programmazione finanziaria per il settennio 2000-2006 (proposte della Commissione) il settore “Agricoltura” assorbe mediamente il 44,4% degli stanziamenti complessivi e cioè € 308,34 miliardi (597.029 miliardi di lire) rispetto a un totale di € 693,91 miliardi. 2.-Politica strutturale. Con un riorientamento e una concentrazione degli obiettivi (da 7 a 3), una riduzione delle iniziative comunitarie (da 13 a 4), modifiche e decentralizzazione nella gestione attuate col reg. (CE) n.1260/ 99 del Consiglio dei Ministri del 21.6.1999 si è cercato di migliorare l’efficienza dei Fondi strutturali. Nella programmazione finanziaria per il settennio 2000 essi assorbono mediamente il 31, 8% degli stanziamenti complessivi e cioè € 220,92 miliardi (427.761 miliardi di lire), di cui € 202,29 miliardi (391.684 miliardi di lire) per i 4 Fondi strutturali regionali e € 18,63 miliardi (36.077 miliardi di lire) per il Fondo di coesione. Gli importi sono quelli determinati in occasione del Bilancio generale dell’UE per il 2001 e sono superiori a quelli inizialmente previsti dall’Agenda 2000. Per approfondimenti v. politica strutturale dell’UE. Resterà pendente una condizione di ammissibilità supplementare per cui gli Stati membri beneficiari devono attuare e rispettare un programma di stabilità economica. Al riguardo, è prevista per il 2003 una revisione intermedia per determinare se e quali Stati non risponderanno più ai criteri di ammissibilità. 3.-Allargamento dell’UE e strumenti di preadesione. Nella seconda parte dell’Agenda 2000 la Commissione aveva raccomandato di intensifi care la preparazione dei Paesi candidati all’adesione disegnando una “strategia rafforzata di preadesione” che è stata realizzata con gli accordi europei (Accords européens-AE, Europe Agreements-EAs) stipulati per un periodo di tempo illimitato secondo l’art. 310, ex 238, CE (“La Comunità può concludere con uno o più Stati o organizzazioni internazionali accordi che istituiscono un’associazione caratterizzata da diritti ed obblighi reciproci, da azioni in comune e da procedure particolari”; v. accordo europeo). Con questi accordi i Paesi candidati si impegnano ad applicare l’acquis communautaire, ad adattare di conseguenza l’economia e le istituzioni, a ravvicinare le legislazioni, ad entrare in una zona di libero scambio. Il Paese candidato assume la veste di partner dell’UE (partnership per l’adesione), mantiene regolari consultazioni bilaterali e multilaterali su qualsiasi questione di interesse comune, instaura una cooperazione a livello economico, culturale e finanziario. L’Agenda 2000 suggerisce anche di sostenere la preparazione all’adesione con strumenti finanziari appositi: il programma PHARE, già istituito nel 1989 e due strumenti di nuova istituzione, poi denominati nel 1999 strumento strutturale di preadesione, con compiti simili a quelli svolti all’interno dell’UE dal Fondo di Coesione e strumento agricolo di preadesione, per favorire l’adeguamento a lungo termine del settore agricolo e delle zone rurali nei paesi candidati. Per i Paesi dei Balcani occidentali, instabili politicamente, anche per la conflittualità tra le etnie, e meno prossimi agli standard occidentali, la politica dell’UE mira a promuovere processi verso la stabilità e lo sviluppo interno attraverso Accordi di stabilizzazione e di associazione (ASA) da stipulare quando ne esistano le condizioni. Finora sono stati stipulati accordi in tal senso con la Macedonia (9.4.2001) e la Croatia (siglato il 14.5.2001). In proposito per maggiori dettagli v. Unione europea. 4.-Nuovo quadro finanziario. Nuove prospettive finanziarie. Negli anni Ottanta le Comunità hanno convenuto un nuovo metodo per rimediare alle tensioni crescenti sulla ripartizione delle risorse tra le istituzioni che intralciavano le procedure di formazione del bilancio e tendevano a portare fuori governo la spesa: l’accordo interistituzionale (fr. accord interinstitutionnel; ingl. interinstitutional agreement). Il nuovo quadro finanziario è stato varato nel 1999 e include diverse decisioni, tra cui la più importante è quella relativa alle “Nuove prospettive finanziarie 2000-2006”, un progetto di impiego delle risorse nel settennio compatibile con la realizzazione degli obiettivi della politica economica e sociale e con l’allargamento dell’UE, in un quadro di gestione rigorosa delle finanze pubbliche, riassunta nel contenere il massimale delle risorse proprie, cioè del prelievo fiscale comunitario, all’1,27% del PNL (1,2% nel periodo precedente). Accompagnano le “Nuove prospettive” una serie di miglioramenti alle procedure di bilancio. Le prospettive finanziarie fissano solo un quadro di riferimento che viene riveduto annualmente dalla Commissione per tener conto dell’evoluzione dei prezzi e del PNL, non costituiscono un bilancio pluriennale e il bilancio annuale resta necessario per definire e autorizzare l’ammontare effettivo delle spese e la loro ripartizione. Il quadro delle prospettive risulta da un accordo interistituzionale tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, secondo una regola instaurata nel 1988. Da allora ci sono stati tre accordi di tal fatta: il primo nel 1988 sulle prospettive finanziarie per il quinquennio 1988-92 (pacchetto Delors I), un secondo nel 1993 per il settennio 1993-1999 (pacchetto Delors II). L’accordo 1999 per il settennio 2000-2006 è il terzo della serie. Nel progetto originario disegnato nel 1999 il massimale totale delle spese impegnabili scende da € 92,03 miliardi nel 2000 a € 90, 66 miliardi nel 2006, con un andamento intermedio prima crescente (massimo € 93, 96 miliardi nel 2003) e poi decrescente. Col medesimo andamento gli importi corrispondenti per i pagamenti passano da € 89, 60 miliardi a 89,62 miliardi di euro, il che equivale a una percentuale decrescente del PNL (dall’1,13% allo 0,97%). A questi importi sono però aggiunte previsioni di oneri per il possibile accesso di Nuovi Stati membri per un totale di € 45,4 miliardi nel settennio (7% in più), che spostano un poco l’incidenza percentuale sul PNL. Esistono anche proiezioni per l’UE a 21 Stati membri, contenute entro gli stessi parametri percentuali. L’intervento dell’UE continuerà a essere importante in particolare nell’ambito della PAC e nelle azioni strutturali; a tali ambiti verranno affiancati anche obiettivi più innovativi relativi alla modernizzazione dell’amministrazione comunitaria, al ruolo dell’UE nella sfera internazionale, ad alcune delle politiche interne quali le piccole e medie imprese, le reti transeuropee, l’istruzione e la formazione, le reti transeuropee, le nuove tecnologie e l’ambiente.

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