ACCORDO DI SCHENGEN

Negoziato intergovernativo conclusosi il 14.6.1985, cui ha fatto seguito la Convenzione di applicazione del 19.6.1990, relativa all’eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni, entrata in vigore il 26.3.1995 tra Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna; in attesa d’adesione sono l’Austria (entro la primavera 1997), la Grecia e l’Italia (entro il 31.12.1995). La Convenzione, che si compone di un Preambolo, di 142 articoli, raccolti in otto titoli a loro volta suddivisi in capitoli, prevedeva: la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone nell’area protetta; la cooperazione tra i corpi di polizia dei Paesi interessati, la collaborazione tra gli organi giudiziari in materia penale, l’estradizione, l’esecuzione delle sentenze; la creazione di un sistema di scambio di informazioni (il cosiddetto SIS, Scambio Informazioni Schengen, con un centro a Strasburgo, collegato con centri nazionali in ognuno dei Paesi partecipanti) e la protezione dei dati di carattere personale; il trasporto e la circolazione delle merci. Al testo della Convenzione è aggiunto un Atto finale ed un processo verbale allo scopo di consentire alle Parti contraenti di precisare i relativi impegni, oltre che una “dichiarazione comune” dei governi in ordine ai settori nei quali si continuerà il negoziato tra gli Stati firmatari. Per conciliare la libertà di circolazione e la sicurezza dei cittadini (p.e. contro il traffico di droga, l’immigrazione clandestina, la grande criminalità e il terrorismo) sono state previste “misure di accompagnamento” che riguardano il rafforzamento dei controlli, omogenei per tutti gli Stati interessati, alle frontiere esterne dell’area relativa all’accordo di Schengen; l’organizzazione di un’effettiva cooperazione tra i sistemi giudiziari, gli organi di polizia ed i servizi amministrativi; l’armonizzazione progressiva delle politiche di immigrazione; la coerente ed univoca applicazione del diritto di asilo. Gli Stati firmatari dell’accordo hanno ribadito comunque la volontà di non pregiudicare le misure che saranno adottate in applicazione del Trattato CE, che prevede che il mercato interno comporti uno spazio comune senza frontiere. Il titolo della Convenzione di Schengen consta di un unico articolo nel quale si precisano i termini e le nozioni impiegate. Nel titolo II (artt. 2-28) si fa riferimento alla soppressione dei controlli alle frontiere interne ed alla libera circolazione delle persone. Esso si articola nei seguenti capitoli: passaggio delle frontiere interne; controllo delle frontiere esterne; visti di soggiorno di breve edi lunga durata; condizioni di circolazione degli stranieri; permessi di soggiorno; misure di accompagnamento; trattazione delle richieste di asilo. Secondo la Convenzione le frontiere interne possono essere attraversate ovunque senza controllo sulle persone, con l’unica riserva del mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale. Al contrario, le frontiere esterne sono valicabili ai posti di frontiera e negli orari previsti. Il controllo alle frontiere esterne viene rafforzato e applicato secondo le seguenti regole comuni: controllo del possesso e della validità dei documenti necessari oltre che della sussistenza dei presupposti per l’entrata nel paese; soggiorno, esercizio di attività lavorativa regolare, uscita dal paese di provenienza; verifica delle persone e delle merci trasportate con riguardo all’ordine pubblico e alla sicurezza nazionale. L’accordo, la Convenzione, oltre che le dichiarazioni e le decisioni adottate dal Comitato esecutivo dello spazio Schengen formano quello che si è convenuto di denominare l’acquis di Schengen. Nel corso della stesura del Trattato di Amsterdam (2.10.1997) si è deciso di integrare l’acquis nell’Unione europea dal 1°.5.1999, in quanto ordinato al conseguimento di uno dei principali obiettivi del mercato unico: la libera circolazione delle persone. A tal fine, il Consiglio dei ministri ha, in un primo momento definito quali fossero i documenti costitutivi del “sistema Schengen” propriamente detto; successivamente, per attribuire loro un fondamento normativo all’interno del Trattato, esso ha determinato quali di esse rientrassero nel nuovo titolo IV del Trattato che istituisce la Comunità europea (Visti, asilo, immigrazione ed altre politiche connesse con la libera circolazione delle persone) e quali nel titolo VI del Trattato sull’Unione europea (Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale). L’integrazione delle norme di Schengen nell’ordinamento dell’Unione europea è stata inoltre accompagnata da un’integrazione a livello istituzionale, grazie alla quale il Consiglio dell’Unione si è sostituito al comitato esecutivo di Schengen ed il segretariato generale del Consiglio al segretariato di Schengen. Per quanto riguarda l’Islanda e la Norvegia, Stati non comunitari, l’Unione europea ha firmato con questi due paesi, il 18.5.1999, un accordo che li associa all’attuazione ed all’ulteriore sviluppo del sistema di Schengen, istituendo in questo modo la loro partecipazione allo spazio di libera circolazione posto in essere nell’Unione Europea.

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