PUBBLICO UFFICIALE E INCARICATO DI UN PUBBLICO SERVIZIO

1. Il pubblico ufficiale è persona investita di pubbliche funzioni, la cui attività produce effetti giuridici forniti di particolare tutela, potendo, di contro, dare luogo a forme aggravate di responsabilità. A norma dell’art. 97 Cost., i pubblici ufficiali sono tenuti ad assicurare il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione, della quale, per effetto dell’art. 28 Cost., rispondono personalmente. L’incaricato di pubblico servizio è invece l’impiegato dello Stato (o di altro ente pubblico), ovvero ogni altra persona che presta, permanentemente o temporaneamente, un pubblico servizio. Non rientra fra gli elementicostitutivi della qualifica in questione né quello retributivo, né il carattere dell’obbligatorietà della prestazione, in quanto un pubblico servizio ben può espletarsi sia gratuitamente, sia volontariamente. Agli effetti della legge penale, gli artt. 357 e 358 c.p., così come modificati dagli artt. 17 e 18 della l. 26.4.1990 n. 86 e dall’art. 4 della l. 7.2.1992 n. 181, danno la definizione di entrambe le figure. Sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione di volontà della Pubblica Amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi e certificativi. Sono incaricati di pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestino un pubblico servizio, intendendosi per tale un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest’ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e di prestazione di opera meramente materiale. Il TUBC identifica espressamente come pubblici ufficiali solo i funzionari della Banca d’Italia nell’esercizio delle funzioni di vigilanza (art. 7). In passato, la giurisprudenza penale attribuiva all’attività bancaria la natura di servizio pubblico e, fatta la distinzione tra banche di diritto pubblico e banche di diritto privato, si attribuiva ai dipendenti di entrambe la qualifica di incaricati di pubblico servizio, salvo distinguere agli effetti penali, in caso di appropriazione a profitto proprio o altrui o di distrazione di denaro o di altre cose mobili appartenenti alla banca, i dipendenti delle banche di diritto pubblico, che rispondevano di peculato (art. 314 c.p.), dai dipendenti delle banche di diritto privato, che rispondevano di malversazione (art. 315 c.p.). Dopo il d.p.r. 27.6.1985 n. 350, la Corte Costituzionale, riconosciuta la natura imprenditoriale dell’attività bancaria, ha dichiarato inapplicabile il regime penale degli incaricati di pubblico servizio a tutti i dipendenti delle banche. La l. 30.7.1990 n. 218 (legge “Amato”), nel prevedere le due figure di ente pubblico conferente e di società bancaria conferitaria comporta l’assimilazione dei dipendenti dell’ente pubblico conferente a quelli della Pubblica Amministrazione sotto il profilo della responsabilità penale ai sensi degli artt. 357 e 358 c.p. (gc-mso) 2. Particolare interesse assume la sentenza della Cassazione 24.4.1997, n. 3882 nella quale si evidenzia che l’attività delle banche, che normalmente esula dall’ambito pubblicistico, vi è invece sottoposta per quelle funzioni collaterali svolte in campo monetario, valutario, fiscale e finanziario, in sostituzione di enti non economici nella veste di banche agenti o delegate, con le spettanze della qualifica di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio ai relativi operatori. Per ciò che concerne gli amministratori (in senso lato) degli enti pubblici economici, accertare, di volta in volta, se gli atti sono stati posti in essere nell’ambito della gestione privatistica dell’attività imprenditoriale ovvero quali indicazioni di esercizio di poteri autoritativi di autorganizzazione ovvero di funzioni pubbliche svolte in sostituzione dell’Amministrazione dello Stato o di pubbliche potestà (il principio distintivo permane anche dopo la trasformazione degli enti pubblici economici in spa). Si ricorda, infine, che sempre secondo la Corte di Cassazione (Sent. 26.2.1994, n. 3620), non sono pubblici ufficiali gli amministratori di società per azioni a partecipazioni pubblica in quanto la titolarità di azioni di parte dello Stato, o di un ente pubblico, non muta la natura privata delle società.