PRESTAZIONE

Comportamento al quale è tenuto il debitore nei confronti del creditore nell’adempimento dell’obbligazione. La legge fissa le caratteristiche essenziali ed inderogabili di tale comportamento. La prestazione deve essere innanzi tutto suscettibile di valutazione economica (c.d. patrimonialità della prestazione) dato che l’obbligazione civile, nel suo contenuto e nelle sanzioni previste in caso di inadempimento, fa parte dei rapporti patrimoniali. Il comportamento richiesto al debitore, inoltre, deve sempre corrispondere ad un interesse del creditore, che, però, può anche avere natura non patrimoniale (affettiva, morale, religiosa ecc.). Fissando questo principio il codice civile accorda tutela anche a quegli interessi che, pur non facendo parte della sfera patrimoniale dell’individuo, ineriscono tuttavia a bisogni fondamentali della persona. Requisiti fondamentali della prestazione sono la possibilità, la liceità e la determinabilità. L’obbligazione, infatti, per essere valida deve essere innanzi tutto di possibile realizzazione, non potendosi pretendere dal debitore un comportamento che sia materialmente o giuridicamente inattuabile. Tale impossibilità, però, deve essere giudicata in senso assoluto, dovendosi prescindere da ogni riferimento alla persona del debitore (p.e., l’obbligo di pagare una determinata somma non diviene impossibile perché assunto da persona indigente). La prestazione deve essere lecita: è infatti inconcepibile che la legge riconosca la validità di un obbligo il cui contenuto è contrario a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume. Il comportamento del debitore, infine, deve essere determinato o almeno determinabile. La sua individuazione può anche mancare all’atto della costituzione del vincolo, potendo essere rimessa al giudizio di un terzo detto arbitratore o, se questa manca o è iniqua o erronea, del giudice. Dalla prestazione, che costituisce il contenuto del rapporto obbligatorio, si distingue l’oggetto, che è il bene giuridico dedotto nel rapporto stesso.