ENTE CREDITIZIO PUBBLICO

Categoria comprendente banche che si differenziano per caratteristiche e genesi storica e ai quali era riconosciuta, direttamente da provvedimenti normativi, o indirettamente per via interpretativa (dottrina e giurisprudenza), una matrice di carattere pubblico. Appartenevano a questa categoria gli istituti di credito di diritto pubblico, le casse di risparmio, i monti di credito su pegno di prima categoria (v. casse di risparmio), diversi istituti di credito speciale e altri. La natura di diritto pubblico attribuito ad alcuni enti creditizi ha portato in passato all’adozione di regole organizzative basate su pericolose commistioni tra obiettivi che informano l’attività bancaria e obiettivi che attengono alla destinazione dei risultati dell’attività medesima, fino a negare la natura di impresa. Negli anni Novanta la normativa in materia è stata non solo chiarificata, ma anche radicalmente semplificata. All’attività bancaria, infatti, è stato esplicitamente riconosciuto carattere di impresa (art. 10 TUBC). Inoltre, la l. 30.7.1990 n. 218 e dal relativo d.lg. 20.11.1990 n. 356 è stata attribuita a tutti gli enti pubblici operanti nel settore del credito (aziende e istituti speciali di credito e anche a taluni enti creditizi pubblici minori non iscritti all’albo di cui all’art. 29 l.b. in quanto non raccolgono risparmio tra il pubblico) la facoltà di modificare, ove lo ritengano opportuno, la propria forma giuridica secondo il modello delle società per azioni e, più in generale, sono state previste forme di riorganizzazione di tutte le aziende bancarie secondo il modello del gruppo creditizio polifunzionale. L’emanazione successiva del TUBC ha permesso l’adozione del modello della banca universale, ampliando così la flessibilità organizzativa delle banche. Sono state quindi delineate, per gli enti pubblici, due figure: quello dell’ente conferente (v. fondazione di origine bancaria; statuti delle fondazioni di origine bancaria) e quello della società bancaria conferitaria (v. società bancarie derivanti da ristrutturazioni di enti pubblici creditizi). Gli enti conferenti assumono la forma di enti pubblici non economici, dotati di capacità di diritto privato e di diritto pubblico, aventi finalità sia di ordine necessario (pubblico interesse e utilità sociale), sia di ordine eventuale (originarie finalità di assistenza e di tutela delle categorie sociali più deboli) e operanti prevalentemente in determinati ambiti di attività (ricerca scientifica, istruzione, arte, sanità). Il TUBC, che non ha imposto l’abbandono della personalità giuridica di diritto pubblico, prevede (art. 151) che gli enti creditizi pubblici che non hanno ancora optato per la privatizzazione dell’attività bancaria vengono inclusi nella categoria delle banche pubbliche residue. Attualmente rientra ancora in questa categoria solo l’Istituto per il credito sportivo (v. banca pubblica).