CONSORZIO DI GARANZIA COLLETTIVA FIDI

Abbr.: Confidi. Organizzazioni con struttura cooperativa o consortile che esercitano in forma mutualistica attività di garanzia collettiva dei finanziamenti in favore delle imprese socie o consorziate. In base all’art. 155 TUBC sono soggetti operanti nel settore finanziario e devono iscriversi nell’apposita sezione dell’elenco previsto dall’art. 106 TUBC. La finalità dei Confidi è quella di consentire l’accesso al credito anche a imprenditori di non rilevanti dimensioni e non in grado di fornire, singolarmente, adeguate garanzie. I primi consorzi fidi tra piccole e medie imprese vengono realizzati all’inizio degli anni Sessanta; successivamente, con il suo sviluppo, diverse legislazioni regionali e quella statale hanno supportato il fenomeno inserendolo nell’area del credito agevolato. L’organizzazione e l’operatività sono state riformate e stabilizzate con le l. 10.5.1976 n. 377 e l.12.8.1977 n. 675. Particolarmente significative sono al riguardo le leggi 30.4.1976 n. 374 e 21.5.1981 n. 240, che prevedono previdenze a favore dei consorzi e delle società consortili tra piccole e medie imprese e la l. 12.8.1977 n. 675 sulla riconversione industriale. La più recente legge n. 317 del 1991 prevede contributi a copertura delle eventuali perdite dei consorzi fidi. Questo lo schema che emerge dalla usuale regolamentazione statutaria dei consorzi fidi. Sulla richiesta di fido da parte dei singoli consorziati delibera il Consorzio; la banca chiamata, in forza delle convenzioni intercorse con il consorzio, a concedere il fido, può peraltro opporre il proprio veto. La banca che concede il fido, in caso di insolvenza del consorziato affidato, è beneficiaria di una triplice garanzia: a) quella fornita dal patrimonio del debitore; b) quella fornita dal fondo rischi costituito dal consorzio con il contributo degli enti sovvenzionatori (enti locali, Camere di Commercio ecc.), con l’apporto delle stesse banche convenzionate e con lo storno di parte degli interessi pagati dagli affidati; c) quella conseguente alle fideiussioni prestate dagli altri consorziati. Le diverse componenti del fondo rischi confluiscono su di un conto intestato al consorzio e vincolato a favore della banca. In caso di insolvenza di un consorziato, la banca deve iniziare la procedura esecutiva nei suoi confronti e quindi, previa comunicazione al Consorzio, può prelevare dal fondo rischi la somma corrispondente al credito (eventualmente residuo), decurtata da una percentuale corrispondente alla quota di rischio assunta in proprio. Se il fondo non è sufficiente la banca può azionare le fideiussioni rilasciate dagli altri consorziati con l’adesione al Consorzio. Prima di procedere direttamente nei confronti dei garanti la banca è peraltro tenuta a rivolgersi al Consorzio perché lo stesso possa sollecitare il pagamento dei fideiussori e ripartire tra gli stessi, pro quota, il credito della banca. Trascorso il termine di sei mesi, la banca è facoltizzata a rivolgersi direttamente ai fideiussori. Il fido concesso dalle banche è proporzionale all’ammontare del fondo rischi e delle fideiussioni. Il consorziato che receda dal consorzio rimane vincolato per un periodo determinato alla fideiussione prestata per i fidi già erogati; il Consorzio potrà sostituire il recedente ammettendo un nuovo consorziato o dovrà, in difetto, subire una riduzione del fido complessivo da parte della banca. Con un consorzio possono essere convenzionate più banche e una banca può convenzionarsi con più consorzi. Non possono essere distribuiti utili e quando il consorzio fidi si scioglie l’eventuale saldo attivo, risultante dopo la definizione di tutti i rapporti, deve essere devoluto a enti che perseguono analoghe finalità. I consorzi di garanzia collettiva fidi possono, inoltre, concorrere alla costituzione di fondi interconsortili di garanzia di secondo grado a carattere nazionale.