COMMERCIO EQUO (Enciclopedia)

Il Commercio Equo  (Fair Trade, FT) è un’iniziativa economica in espansione che vede organizzazioni di importatori europei e statunitensi, stabilire relazioni di lungo termine con associazioni di produttori marginalizzati in paesi in via di sviluppo con l’obiettivo di promuovere l’inclusione di mercato, la riduzione della povertà e la crescita del benessere locale. Può essere concepito come un esempio del più generale fenomeno delle preferenze sociali rivelate dei consumatori, nonché della capacità dei produttori di estrarre surplus da essi: i consumatori "responsabili" pongono la loro attenzione non solo su qualità e prezzo, ma anche sui valori sociali ed ambientali dei beni acquistati. In questo senso, le scelte dei consumatori incorporano opportunità di espansione dello sviluppo sostenibile. Gli organismi che si occupano di elaborare strategie comuni di supporto e promozione del commercio equo a livello internazionale sono quelli che si riconoscono sotto l’acronimo FINE (FLO, IFAT, NEWS ed EFTA). 
La FLO (Fairtrade Labelling Organizations) è una organizzazione internazionale senza scopo di lucro, fondata in Germania nel 1997, avente come finalità quella di introdurre un marchio unico a livello internazionale per i prodotti FT. Prevede un meccanismo di certificazione, con cui sottopone a verifica i produttori, importatori e altre imprese che prendono parte nel processo produttivo. Esso garantisce che i prodotti marchiati FT siano conformi ai criteri previsti e che l’implementazione del loro processo produttivo assicuri particolari servizi (non solo economici) ai produttori svantaggiati. I criteri FT includono: i) Trasparenza e responsabilità del business; ii) Incremento della capacity building; iii) Un mark-up anticiclico sui prezzi praticati dai produttori, il quale incorpora un meccanismo assicurativo che garantisce loro un guadagno minimo; iv) Parità tra i sessi e giuste condizioni lavorative; v) Rispetto dell’ambiente; vi) Investimenti diretti in beni pubblici locali (sanità, formazione) attraverso il contributo fornito alle associazioni di produttori locali; vii) Concessione di crediti; viii) Servizi di esportazione. L’IFAT (International Federation of Alternative Trade) è l’organizzazione internazionale che coordina gli importatori, le organizzazioni di produttori e i venditori finali di prodotti FT. 
Infine, la NEWS (Network World's Shops) e l’ EFTA (European Fair Trade Association), gestiscono il coordinamento di tutte le botteghe di Commercio Equo nel mondo. La letteratura scientifica documenta diverse possibili forme di esternalità che il Commercio Equo può indurre. E’ stato evidenziato come esso possa affrontare fallimenti di mercato specifici come il razionamento del credito, il sottoinvestimento in beni pubblici locali (sanità, educazione, formazione professionale), ed il potere di monopolio di intermediari locali o creditori (Becchetti e Rosati, 2007). Ronchi (2006) sostiene nel suo studio che il Commercio Equo contribuisce ad accrescere il potere di mercato di produttori di caffè in Costa Rica affiliati al FT. Becchetti e Costantino (2008) evidenziano che nel loro caso la capacity building, la diversificazione di prodotto e di rischio sono le principali fonti di beneficio locale per i produttori affiliati al FT. Inoltre è stato dimostrato che il mark-up sul prezzo intermedio ed il successo dei prodotti FT genera effetti contagiosi sulla massimizzazione dei profitti dei concorrenti (Becchetti and Solferino, 2008) e converte il Commercio Equo in una fonte di innovazione di prodotto genera una maggiore varietà. Becchetti e Michetti (2008), rilevano una relazione tra il canale del FT e i beni relazionali indotta dal rapporto di lungo termine tra gli importatori e i produttori, per cui si crea un valore sociale addizionale al valore economico nella forma di partecipazione e fiducia generalizzata. Becchetti, Castriota e Michetti (2008), analizzano il FT come possibile misura utile a ridurre il lavoro minorile e ad aumentare il livello di istruzione in Cile influenzando le decisioni dei genitori di mandare o meno i propri figli a scuola. Infine, Becchetti et al., (2007) sostengono che l’affiliazione al FT ha effetti significativi sulla autostima professionale e sul grado di gradimento della propria vita. 
Tre sono le principali critiche rivolte al Commercio Equo. La prima suggerisce che il mark-up sul prezzo del bene intermedio è distorto rispetto al prezzo di mercato, in quanto generando un eccesso di offerta invia segnali errati agli altri produttori. La risposta economica a tale punto dichiara che il premio anticiclico può essere perfettamente consistente con l’equilibrio di mercato in situazioni in cui gli intermediari locali e i creditori hanno un potere di monopolio sui produttori svantaggiati. Infatti, il Commercio Equo aiuta a ridurre la dipendenza dei produttori affiliati da quella di altri intermediari (Becchetti and Costantino, 2008) e ad accrescere il loro potere di negoziazione (Becchetti et al., 2008). La seconda critica si riferisce al meccanismo di acquisto standard a cui viene aggiunta una donazione: se l’ammontare è equivalente alla differenza di prezzo tra il prodotto tradizionale e quello FT, lo schema di donazione sarebbe welfare enhancing rispetto alla scelta del Commercio Equo (LeClair, 2002). In risposta si argomenta che bisogna tener presente che la carità, diversamente dal "voto di portafoglio" dei consumatori FT, non ha effetti antitrust a livello locale e non ha alcun effetto positivo sui concorrenti del mercato FT. In terzo luogo è stato discusso che il FT possa produrre effetti negativi sui produttori locali non affiliati (LeClair, 2002). Becchetti et al. (2007) affrontano empiricamente questo problema e mostrano che le esternalità sui produttori locali non affiliati possono essere sia negative che positive.
Bibliografia
Becchetti L., Castriota S., Michetti M., (2008); Testing the luxury axiom: the effects of fair trade on child schooling decision on a sample of Chilean honey producers, mimeo.
Becchetti, L. Giallonardo E. Tessitore, N. (2008); Ethical product differentiation with symmetric costs of ethical distance. Rivista di Politica Economica, forth.
Becchetti L., Costantino M. (2008); Fair Trade on marginalized producers: an impact analysis on Kenyan farmers. World Development 365: 823–842.
Becchetti L., Michetti, M., (2008); When Fair Trade Generates Social Capital: Creating Room for Manoeuvre for Pro-Poor Policies. Ecineq working papers 88.
Becchetti L., Solferino, N. (2008). On ethical product differentiation, Economia e Politica Industriale, (forth).
Becchetti L., Rosati F. (2007); Globalisation and the death of distance in social preferences and inequity aversion: empirical evidence from a pilot study on fair trade consumers, The World Economy, 30 (5): 807-30. 
Becchetti L. Costantino M. Portale E., 2007, Human capital, externalities and tourism: three unexplored sides of the impact of FT affiliation on primary producers, CEIS working paper n. 262 
Leclair, M. S. (2002); Fighting the tide: Alternative trade organizations in the era of global free trade. World Development 30(7): 1099–1122.
Ronchi, L. (2006); "Fairtrade" and Market Failures in Agricultural Commodity Markets. World Bank Policy Research Working Paper 4011. Washington: IBRD.
Redattore: Melania MICHETTI
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