BANCA UNIVERSALE (Enciclopedia)

(Si veda anche voce del Dizionario: Banca universale)
Le banche nella loro attività realizzano prodotti dell'attivo, del passivo e fuori bilancio che vengono ad essere collocati e venduti sul mercato originando un sistema di prezzi e stringendo relazioni con una clientela diversa e eterogenea. Volendo identificare diversi modelli di banca è possibile distinguere banche specializzate, banche universali e conglomerati finanziari. Lo sviluppo di una tipologia rispetto ad un' altra è da ricercare nell'efficienza operativa che ognuno esprime e nei vincoli della regolamentazione presente nei diversi paesi.Le banche specializzate si sono sviluppate soprattutto negli Stati Uniti d'America ove la regolamentazione pone restrizioni circa l'allargamento delle aree di business e l'acquisizione di partecipazioni azionarie nelle imprese non finanziarie1. Tale modello prevede che le risorse monetarie provengano in larga parte dall'indebitamento "a vista" nei confronti dei depositanti e presuppone la presenza di altre tipologie di intermediari finanziari a loro volta dediti ad altre aree di business. La banca specializzata è volta a migliorare la qualità della gamma dei prodotti valorizzando i vari strumenti di bilancio e fuori bilancio; inoltre, essendo ristretta la gamma delle aree di business, ne scaturisce un loro rafforzamento creando vantaggi sia sull'immagine sia sulla concorrenza. Tale modello ha punti di forza nel conseguire economie di scala, che originano da un abbassamento dei costi unitari all'ampliarsi dei volumi produttivi, nel perfezionare tecniche di intervento relative al riequilibrio delle scadenze e alla gestione dei rischi sui tassi d'interesse; inoltre esso riscontra punti di debolezza per ciò che riguarda il ristretto ambito informativo in generale e l'uso razionale delle risorse umane in momenti di contrazione della domanda.Il modello di banca universale ha trovato spazio soprattutto nel contesto europeo ove la regolamentazione permette l'uso di una più ampia gamma di prodotti all'interno della stessa banca, ad esclusione dell'attività previdenziale, immobiliare e, fino all'approvazione della recente normativa sui conglomerati finanziari2, anche di quella assicurativa. Un’ampia e diversificata gamma di strumenti rende difficile la completa valorizzazione delle aree di business. Si evidenziano elementi di flessibilità nell'uso delle risorse umane, che permettono di seguire adeguatamente evoluzioni ed effetti sostitutivi nella domanda di prodotti. Le partecipazioni azionarie in altre imprese, comprese quelle assicurative, alimentano il "rischio di contagio"3. Di converso, l'estensione degli strumenti e la gamma dei finanziamenti alimentano e agevolano la raccolta di informazioni utili nella valutazione dei crediti e delle conseguenti scelte. Data l'ampia gamma di strumenti, il flusso di dati in entrata è elevato e ciò fa sì che il costo di produzione complessivo delle informazioni benefici di economie di scala. Positiva è la possibilità di perseguire economie di diversificazione produttiva e economie di scopo mentre rilevanti in senso negativo sono i problemi dimensionali e gli elevati costi delle strutture amministrative e burocratiche. Come si può facilmente intuire tale tipo di banca si presta meglio rispetto alle banche specializzate nel perseguire obiettivi di integrazione con gli intermediari assicurativi, realizzando accordi o giungendo a livelli di integrazione più maturi. Attraverso partecipazioni per il controllo di intermediari finanziari, istituzioni finanziarie e società finanziarie esercitate da una capogruppo che può essere una holding finanziaria o un intermediario finanziario si realizza il conglomerato finanziario.
I processi di aggregazione traggono perlopiù spunto dalla ricerca di economie di produzione congiunta che riguardano l’uso di uno stesso fattore produttivo per la produzione di più beni o servizi e che sono pertanto legate alla tecnologia disponibile e all’organizzazione dei fattori produttivi. Tale esigenza è un presupposto ritenuto essenziale su cui si basa lo sviluppo dei conglomerati Banca-assicurativi. Scopo dell'aggregazione è il miglioramento degli indicatori di performance delle imprese finanziarie, nel tentativo di giungere alla dimensione ottimale tramite lo sfruttamento congiunto dei fattori produttivi, evitando le marcate sovrapposizioni di nuove competenze soprattutto tra le stesse tipologie di intermediari finanziari. E' importante notare come, nei processi che vedono l'integrazione di due diversi intermediari, gli aspetti più prettamente economico/finanziario rilevano anche gli aspetti di governance. Tale approccio, identificato con il termine di allfinance, persegue economie interne riconducibili al vantaggio di produrre o vendere una pluralità di servizi finanziari, ricercando sinergie di costo e/o ricavo tra le unità operanti nei diversi business e appartenenti a diverse industrie.
Relativamente al caso italiano, con la definizione del mercato unico europeo in ambito bancario, attraverso la seconda direttiva comunitaria num 89/646, recepita in Italia con il d. lgs. n. 481 del 14 dicembre 1992, si è avuta l'occasione da parte del legislatore di riordinare gran parte dell'ordinamento. Infatti, dal recepimento della direttiva sopra citata ha avuto inizio la formazione del c.d. Testo Unico Bancario entrato in vigore con il d. lgs. n. 385 1993. Nello specifico il decreto di recepimento 481/92 introduce in Italia il c.d. modello di banca universale. In particolare si consente alle banche di superare tutti quei vincoli di carattere temporale e gestionale4 (caratterizzanti il modello di banca specializzata che vigeva sino a quel momento) consentendo agli intermediari creditizi di svolgere attraverso un’unica organizzazione aziendale diverse attività ammesse al beneficio del mutuo riconoscimento. La banca universale introdotta per far fronte alla concorrenza europea viene ad accostarsi, come modalità alternativa di esercizio dell'attività d'intermediazione creditizia, al gruppo polifunzionale introdotto dalla c.d. Legge Amato (218/1990). Con il nuovo modello di banca universale si consentono al soggetto economico dell'intermediario finanziario maggiori gradi di libertà e una più estesa discrezionalità nella scelta del modello organizzativo con cui operare. Oltre alla necessità di dotare il sistema creditizio italiano di strumenti atti a permettere un confronto alla pari con le altre istituzioni europee, il recepimento della direttiva 481/92 da risposta ad una serie di altre esigenze del settore creditizio italiano quali la necessità di ristrutturazione e ricapitalizzazione delle banche e degli istituti di credito pubblici e l'avviamento di un processo di privatizzazione sostanziale. Le banche autorizzate dalla Banca d'Italia sono oggi tutte similari sul piano giuridico e possono operare a tutto campo, senza limitazioni per quanto riguarda le operazioni e i servizi e per quanto concerne le scadenze nella raccolta e nell'impiego dei fondi.
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1Prima del FSMA (Financial Services Modernization Act) del 1999 esistevano significative restrizioni riguardo l'unione di banche e di compagnie assicurative. Nonostante il FSMA consenta le partecipazioni incrociate tra i due intermediari finanziari, solo Citigroup ad oggi costituisce l'esempio di una Holding attiva nei due rami dell'intermediazione finanziaria in U.S.A..
2Direttiva 2002/87/CE.
3Il rischio di contagio si evidenzia attraverso un canale indiretto (reputazione) e un canale diretto (trasferimenti di capitale).
4Con il recepimento della seconda direttiva bancaria vengono meno i principi che sino a quel momento caratterizzavano il sistema creditizio: 1. Principio della "specializzazione temporale del credito", in base al quale le banche dovevano gestire il credito a breve (entro 18 mesi), mentre gli istituti di credito dovevano gestire il medio/lungo. 2. Principio del "pluralismo istituzionale" in base al quale le banche e anche un numero ristretto di istituti di credito speciale, venivano suddivisi in pubblico o privato, con forme legali diverse. 3. Principio della "separatezza tra banca e industria" in base al quale, per evitare che il sistema bancario risultasse coinvolto nelle crisi delle imprese industriali, la vecchia legislazione vietava i rapporti di partecipazione azionaria delle banche nelle imprese e viceversa.
Bibliografia
Capriglione F. (2005). "L'ordinamento finanziario italiano". Padova. CEDAM
Desiderio L., Molle G. (2005) "Manuale di diritto bancario e dell'intermediazione finanziaria", Giuffrè editore.
Guida R. (2004) "La Bancassicurazione: modelli e tendenze del rapporto tra banche e assicurazioni", Cedam editore.
Locatelli R., Morpurgo C., Zanette A. (2002) "L'integrazione tra banche e compagnie di assicurazione e il modello dei conglomerati finanziari in Europa", Enaudi editore.
Patroni Griffi e Ricolfi. (1997) "La distribuzione bancaria di prodotti assicurativi in banche ed assicurazioni fra cooperazione e concorrenza", Giuffrè editore.
Quagliariello M. (2001) "I rapporti tra banche e assicurazioni in Italia e in Europa: aspetti empirici e problemi di regolamentazione", Luiss University Press.
Quagliariello M. (2003) "La bancassicurazione: profili operativi e scelte regolamentari", Luiss University Press. 
Ruozi R. (2004) "Economia e gestione della banca", Egea editrice. 
Redattore: Alberto Maria SORRENTINO
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