AUTORIZZAZIONE E REVOCA ALL'ESERCIZIO DEL CREDITO

L’autorizzazione all’esercizio dell’attività di raccolta del risparmio e di erogazione del credito, secondo l’art. 20 della l.b., risultava da un iter di atti ad essa preordinati (autorizzazione alla costituzione di un’impresa che avesse per oggetto sociale l’esercizio di attività bancaria; omologazione da parte del Tribunale; iscrizione nell’albo degli enti creditizi ai sensi dell’art. 12 del d.lg. 14.12.1992 n. 481 (abrogato dall’art. 161, comma 1 del TUBC). Essa integrava un’autorizzazione in senso proprio, in quanto rimuoveva un limite per l’esercizio di un diritto già esistente allo stato potenziale. Più precisamente, si trattava di un’autorizzazione costitutiva di rapporti giuridici tra l’amministrazione e i privati (l’organo di vigilanza autorizzante e l’imprenditore bancario autorizzato) dalla quale scaturivano rapporti destinati a svolgersi in osservanza delle istruzioni e direttive impartite dall’Autorità di vigilanza bancaria. Il d.lg. 1992/481, in attuazione della Direttiva 89/646/CEE, sul coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti l’accesso all’attività degli enti creditizi ed il suo esercizio, fissava alcune condizioni (o parametri) alle quali la Banca d’Italia avrebbe dovuto attenersi nel rilascio dell’autorizzazione. Le condizioni alle quali era subordinato l’accesso al mercato creditizio concernevano l’assunzione della forma di società per azioni o di società cooperativa per azioni a responsabilità limitata; l’esistenza di un capitale minimo; la sussistenza, nei soggetti titolari di compiti amministrativi, ovvero di direzione e controllo, di requisiti di esperienza adeguata; la sussistenza, nelle medesime persone oltre che nei partecipanti al capitale, di requisiti di onorabilità (v. amministratore di banca) e, da ultimo, la presentazione di un programma concernente l’attività iniziale, unitamente all’atto costitutivo e allo statuto. Il diniego dell’autorizzazione doveva essere motivato. Quanto alla revoca, a norma dell’art. 67 della vecchia legge essa conduceva alla liquidazione coatta amministrativa dell’ente, dichiarata con decreto del Ministro del Tesoro. L’atto di revoca conseguiva all’accertamento di perdite patrimoniali ovvero ad irregolarità o violazioni delle norme legali e statutarie che fossero di eccezionale gravità. Poteva essere, altresì, disposta dietro istanza in tal senso dell’ente creditizio, ovvero qualora fosse intervenuto l’accertamento giudiziale dello stato di insolvenza dell’ente. Il decreto di revoca veniva emesso su proposta della Banca d’Italia, sentito il CICR. Esso costituiva il primo atto della messa in liquidazione coatta amministrativa della banca. Disciplina del TUBC. L’art. 10 del TUBC de- finisce l’attività bancaria includendo nella nozione l’esercizio del credito e la raccolta del risparmio. Entrambi sono riservati alle banche, unitamente ad altre attività connesse e strumentali. Conseguentemente, l’art. 14 del TUBC, che regola l’autorizzazione all’attività bancaria, riferisce l’autorizzazione della Banca d’Italia ad entrambe le tipologie fondamentali di attività: esercizio del credito e raccolta del risparmio. Riguardo alle condizioni di accesso non molto è cambiato rispetto alla vecchia legge: permangono, in particolare, le medesime condizioni già previste dalla normativa abrogata, salvo che, precisa l’art. 14, comma 2 del TUBC, la Banca d’Italia neghi l’autorizzazione qualora verifichi che non è garantita la sana e prudente gestione dell’ente. Il referente normativo della revoca è l’art. 80 del TUBC, ai sensi del quale il Ministro dell’economia e delle finanze, su proposta della Banca d’Italia, può disporre con decreto la revoca dell’autorizzazione all’attività bancaria e la liquidazione coatta amministrativa delle banche, anche quando ne sia in corso l’amministrazione straordinaria di banche, ovvero la liquidazione secondo le norme ordinarie. Ciò nell’evenienza in cui le irregolarità nell’amministrazione o le violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie o le perdite previste dall’art. 70 siano di eccezionale gravità. La revoca dell’esercizio del credito coincide, dunque, anche nel nuovo ordinamento, con l’inizio della liquidazione coatta amministrativa.