AUTORIZZAZIONE DELL'ATTIVITÀ BANCARIA

L’autorizzazione all’attività bancaria è presupposto fondamentale perché si costituisca un’impresa bancaria (v. banca). Nel rilasciare l’autorizzazione (ai sensi dell’art. 14, comma 1 del TUBC) la Banca d’Italia accerta previamente che: a) sia adottata la forma di società per azioni o società cooperativa per azioni a responsabilità limitata (quest’ultima forma è l’unica consentita alle banche popolari, ex art. 29, e alle banche di credito cooperativo, ex art. 33 TUBC); b) il capitale minimo versato sia di ammontare non inferiore a quello determinato dalla Banca d’Italia; c) venga presentato un programma concernente l’attività iniziale, unitamente all’atto costitutivo e allo statuto; d) i partecipanti al capitale rispondano ai requisiti di onorabilità previsti all’art. 25 e sussistano i presupposti di cui all’art. 19, in materia di autorizzazioni della Banca d’Italia alle partecipazioni al capitale delle banche; e) i soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo abbiano i requisiti di professionalità ed onorabilità di cui all’art. 26. Solo in presenza di queste condizioni (e sempre che dall’esame di dette condizioni risulti assicurata la sana e prudente gestione: art. 14, comma 2) la Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 13, iscrive in un apposito albo la banca autorizzata in Italia, ovvero la banca comunitaria stabilita nel territorio italiano. L’iscrizione all’albo, peraltro, deve essere indicata dalla banca negli atti e nella corrispondenza (art. 13, comma 2). Da questa disciplina risulta, dunque, che l’autorizzazione è frutto di un procedimento, che ha inizio con la verifica circa l’esistenza delle condizioni di cui all’art. 14, comma 1, prosegue con la concessione dell’autorizzazione e la contestuale iscrizione della banca nell’albo, e termina con l’iscrizione nel registro delle imprese. Precisa, a quest’ultimo proposito, l’art. 14, comma 3, che non si può dare corso all’iscrizione nel registro in mancanza del provvedimento autorizzatorio. Per quanto riguarda il requisito di cui all’art. 14, comma 1, lett. c), la Banca d’Italia ha stabilito che nel programma di attività vengano indicati i settori di intervento sotto il duplice profilo delle aree economiche e territoriali di intervento e della tipologia di clientela; le operazioni e i servizi che la banca intende svolgere; la struttura tecnica, organizzativa e territoriale (v. articolazione territoriale delle banche), oltre che il sistema dei controlli interni; le caratteristiche del sistema informativo da utilizzare per monitorare la situazione tecnica e per effettuare le segnalazioni di vigilanza (v. segnalazioni periodiche agli organi di vigilanza); le risorse umane e tecniche destinate all’eventuale offerta di prodotti finanziari innovativi. Il programma di attività presentato da società già esistenti che intendono accedere all’attività bancaria deve, inoltre, contenere indicazioni sulla natura e sulla qualità delle attività precedentemente svolte, oltre che sull’articolazione territoriale e sulle soluzioni tecnico-organizzative che la società richiedente intende adottare per adeguare il complesso aziendale al nuovo ambito operativo. L’art. 19 prende espressamente in considerazione la qualità dei soggetti che, pur svolgendo in misura rilevante attività di impresa in settori che non sono bancari nè finanziari, detengono, anche indirettamente, partecipazioni in misura superiore al 5% (o comunque partecipazioni di controllo) nel capitale di una banca; ciò in quanto, evidentemente, detta tipologia di partecipazioni contribuisce a definire gli assetti di potere all’interno della banca partecipata. Gli stessi soggetti possono essere autorizzati a detenere fino al 15% del capitale di una banca; l’autorizzazione, tuttavia, è negata qualora dovesse determinare, in capo agli acquirenti, una concentrazione di potere tale da compromettere la sana e prudente gestione della banca. Sussiste, pertanto, un obbligo di comunicazione sia alla Banca d’Italia che alla banca partecipata a carico di chiunque detenga partecipazioni eccedenti la predetta soglia; così come sussiste l’obbligo di comunicare alla Banca d’Italia ogni variazione (successiva) nella misura di dette partecipazioni (art. 20). L’art. 22 precisa, poi, che si includono nel calcolo della “soglia rilevante” per l’obbligo di comunicazione - che è quella del 5% - anche le partecipazioni “indirette”, ossia quelle possedute per il tramite di società controllate, di società fiduciarie o per interposta persona. Dispone, peraltro, l’art. 24 che con riferimento alle azioni o quote per le quali non sia stata ottenuta l’autorizzazione di cui all’art. 19 (ovvero la stessa sia stata revocata o sospesa) il diritto di voto non può essere esercitato; così anche con riguardo alle azioni o quote rispetto alle quali siano state omesse le comunicazioni obbligatorie di cui all’art. 20. Il rilascio del provvedimento autorizzatorio avviene entro novanta giorni dalla data di ricevimento della domanda, ovvero entro sessanta giorni nel caso in cui la domanda relativa a banche di credito cooperativo sia stata presentata tramite la Federazione nazionale. È previsto che la decisione della Banca d’Italia sia comunque adottata entro dodici mesi. Quanto all’ autorizzazione di nuove succursali bancarie di banche comunitarie essa, ex art. 15 TUBC, viene rilasciata dalla Banca d’Italia previa consultazione delle Autorità del paese d’origine della banca comunitaria. Riguardo, invece, allo stabilimento in Italia della prima succursale di una banca extracomunitaria, essa è autorizzata con decreto del Ministro del tesoro, d’intesa con il Ministro degli affari esteri, sentita la Banca d’Italia. L’ autorizzazione - che viene rilasciata tenendo anche conto della condizione di reciprocità - resta comunque subordinata al rispetto di condizioni corrispondenti a quelle relative al capitale minimo di dotazione, al programma concernente l’attività iniziale ed ai requisiti di professionalità e onorabilità dei responsabili della succursale (art. 14, comma 4). Riguardo ai criteri per la valutazione delle domande, il d.m. Tesoro n. 242826 del 9.8.1993 postula che le Autorità di vigilanza del paese d’origine dispongano di una regolamentazione adeguata in ordine al sistema dei controlli e alla vigilanza, anche su base consolidata (v. vigilanza su base consolidata). Postula, altresì, che le medesime Autorità siano disponibili allo scambio di informazioni; abbiano manifestato il preventivo consenso all’apertura della succursale e allo svolgimento delle specifiche attività prescelte dalla banca; abbiano fornito un’attestazione in ordine alla solidità patrimoniale, all’adeguatezza delle strutture organizzative, amministrative e contabili della casa madre e del gruppo bancario di appartenenza. La revoca dell’autorizzazione all’attività bancaria, con la conseguente messa in liquidazione (v. liquidazione coatta amministrativa delle banche), può essere disposta dal Ministro del Tesoro con decreto, su proposta della Banca d’Italia, qualora le irregolarità nell’amministrazione o le violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie, ovvero le perdite del patrimonio siano di eccezionale gravità (art. 80, comma 1 TUBC).