ASIMMETRIA DELL'INFORMAZIONE

Distribuzione non uniforme delle informazioni tra gli operatori di un mercato (v. anche moral hazard). Con riferimento al mercato finanziario, la teoria economica considera l’esistenza di asimmetrie informative come un fattore primario di imperfezione del mercato stesso. Esse, inoltre, tramite l’innesco di fenomeni indotti quali l’insider trading e l’aggiotaggio, possono determinare anche l’allontanamento da condizioni di efficienza. Nell’ambito della più generale teoria dell’intermediazione finanziaria, la “teoria delle asimmetrie informative” rappresenta un valido tentativo di spiegare la genesi degli intermediari finanziari. Essa si fonda sull’ipotesi che l’investitore abbia uno svantaggio informativo nei confronti del prenditore di fondi, posto che quest’ultimo, in quanto responsabile della messa a punto e della gestione dei progetti (delle imprese) da finanziare, conosce direttamente la qualità delle iniziative ed è perciò in grado di valutare in maniera più attendibile rischi e prospettive di rendimento. L’investitore, invece, basandosi su informazioni “esterne”, giocoforza incomplete (a prescindere dalle sue specifiche capacità tecniche), si trova nell’impossibilità di essere altrettanto preciso; egli, pertanto, è in qualche modo in “ostaggio” del prenditore di fondi, dovendone accettare le proposte senza facoltà di verifica critica ed esponendosi al rischio di assunzione di impegni di finanziamento inadeguati rispetto alla qualità degli investimenti. Tutto ciò spiega, in prima approssimazione, la presenza degli investitori nei circuiti di finanziamento; questi, cioè, svolgerebbero una funzione di produzione di informazioni “interne” in misura sufficiente a colmare il gap informativo che svantaggia l’investitore. Per informazione “interna” si intende quindi lo svolgimento di un processo di valutazione dell’affidabilità dei prenditori di fondi imperniato sull’analisi di dati “riservati”, scaturenti dal rapporto bilaterale. È evidente come un ruolo analogo possa essere visto in relazione all’emittente, il quale, per via del ricorso occasionale, si presume che abbia una conoscenza limitata delle condizioni ottimali di offerta al mercato. L’intermediario, per via della specializzazione che lo contraddistingue e delle informazioni di cui dispone, sarebbe pertanto in grado di valutare in maniera più approfondita e precisa i termini dell’emissione.