AGGREGATO MONETARIO

Ogni raggruppamento statistico di grandezze monetarie definito secondo il grado di prossimità al concetto di moneta liquida per eccellenza. Gli aggregati monetari sono utilizzati per misurare l’offerta di moneta. Se ne è cominciato a rilevare dagli anni Settanta a cominciare da Stati Uniti e UK. La definizione del loro contenuto ha variato neltempo ed è spesso diversa da Paese a Paese, anche per gli adattamenti alle peculiarità del sistema finanziario nazionale. Alcuni degli aggregati proposti in passato sono stati abbandonati. Gli aggregati monetari più noti sono quelli della serie M0, M1, M2, M3, M4, M5, M10 (q.v.), non tutti ovunque rilevati. La Banca d’Italia rilevava per il nostro Paese, fino al 1998, tre aggregati: M1, M2 e M2 estesa. Con l’avvio della terza fase dell’UEM sono state adottate tre misure, denominate M1, M2, M3, la cui rilevazione è unificata secondo un modello standard per l’area dell’euro. La Federal Reserve statunitense(V. Federal Riserve System) ha introdotto un’altra misura della liquidità, denominata L, comprendente grosso modo il circolante, i conti correnti, depositi fruttiferi e altre attività investite a breve termine, i depositi a medio termine, i saldi liquidi in eurodollari detenuti dai residenti statunitensi che non sono banche, bankers’ acceptance, commercial paper, saving bonds, Treasury bills e altri titoli liquidi del Tesoro americano. PSL (Private Sector Liquidity), introdotto nel 1979 dalla Bank of England, è unconcetto più ampio delle definizioni tradizionali di stock di moneta implicite nelle serie M. La regolazione dei valore degli aggregati monetari è un obiettivo delle politiche monetarie dei singoli paesi (obiettivi intermedi di politica monetaria). Una eccessiva espansione di tali grandezze tende ad introdurre o accelerare processi inflazionisti; un loro eccessivo contenimento influenza negativamente la domanda aggregata di beni e servizi e può provocare nel sistema economico tendenze recessive.