EQUILIBRIO FINANZIARIO DI UN'AZIENDA

Situazione che riflette la capacità dell’impresa di far fronte al flusso delle uscite monetarie con le proprie entrate. Il concetto di equilibrio finanziario è eminentemente dinamico, poiché deriva dal confronto di due flussi misurati nel tempo. Ne consegue che esso dipende non solo dall’entità delle entrate e delle uscite ma anche dalla loro periodicità. In altri termini, la cadenza delle prime può non coincidere con quella delle seconde, sicché, in un determinato arco di tempo il flusso delle entrate differisce da quello delle uscite anche se, p.e, i ricavi e i costi da cui derivano si equivalgono Tale differenza, se concerne un’eccedenza delle uscite sulle entrate, genera il ricorso a fonti esterne di finanziamento (prestiti) e, nel caso contrario, un eccesso liquidità. Nella prima ipotesi, che può anche essere fisiologica, quando l’equilibrio del periodo è ristabilito con il ricorso al credito occorre controllare che l’onerosità di questo non alteri il rapporto tra costi e ricavi (v. equilibrio economico). Nel caso in cui i termini di realizzo e di pagamento divergano al di là del limite consentito dalla capacità finanziaria dell’impresa, è necessario che si intervenga per abbreviare i tempi di incasso o ampliare quelli di pagamento, badando in entrambi i casi alle ripercussioni sull’equilibrio economico della gestione. Anche un eccesso di liquidità può essere un sintomo di asincronia gestionale, quando superi ì limiti del mantenimento di riserve adeguate a fronteggiare improvvise necessità di cassa. Questo aspetto riveste particolare importanza nelle banche, dove il permanere di mezzi liquidi inutilizzati è sintomo di uno sviluppo del credito inadeguato alle disponibilità, con pesanti ripercussioni sul conto economico dell’azienda bancaria (v. gestione attivo-passivo).