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DIVISIONE DELL'EREDITÀ

È lo scioglimento della comunione ereditaria costituitasi all’apertura della successione. Ogni coerede può sempre domandare la divisione, a meno che i coeredi abbiano deciso, di comune accordo, di rimanere nello stato di comunione per un periodo di tempo non eccedente i dieci anni. Anche il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo per cinque anni a decorrere dalla sua morte o, se alcuni degli istituiti sono minorenni, prima di un anno dal compimento della maggiore età dell’ultimo nato. In questi casi, tuttavia, l’autorità giudiziaria può consentire, se richiesto da gravi circostanze, che la divisione abbia luogo senza indugio o dopo un termine inferiore rispetto a quello stabilito (art. 713 c.c.). Se tra i chiamati alla successione vi è un concepito, la divisione non può aver luogo di regola prima della nascita del medesimo. La divisione, se non è già stata fatta dal testatore, può essere fatta d’accordo tra le parti o per opera del giudice. Il testatore ha la facoltà di dettare norme e criteri vincolanti per la formazione delle porzioni e può dividere i suoi beni tra i coeredi, comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile. La divisione è nulla se il testatore non ha compreso qualcuno dei legittimari o degli eredi istituiti. Se, invece, il testatore, nel fare le porzioni, lede la quota di legittima spettante a qualcuno dei coeredi, questi può sempre agire con l’azione di riduzione (art. 553 c.c.). Secondo la dottrina, quella disposta dal testatore non sarebbe una vera e propria divisione, perché anzi impedisce il sorgere di una comunione ereditaria all’apertura della successione. La divisione contrattuale che riguarda beni immobili deve essere rivestita della forma scritta ed è soggetta a trascrizione. Se vi è stato errore nella stima dei beni, si può esperire la rescissione per lesione, allorquando il valore della parte assegnata ad uno dei coeredi sia inferiore di oltre un quarto all’entità della quota ad esso spettante (art. 763 c.c.). Per la divisione giudiziale è necessaria nel giudizio la presenza di tutti i coeredi. Si provvede dapprima alla stima dei beni, quindi alla formazione delle porzioni. Ciascun coerede può chiedere la sua parte in natura dei beni dell’eredità, ma se vi sono beni che non possono essere divisi, questi beni, se non possono essere compresi nella porzione di uno solo dei coeredi, sono venduti all’incanto. Se le porzioni che vengono formate con i beni in natura non corrispondono al valore delle quote, chi ha avuto la porzione di valore eccedente è tenuto a pagare agli altri la differenza in denaro (c.d. conguaglio). A garanzia del pagamento dei conguagli l’art. 2817 c.c. prevede un’ipoteca legale sopra gli immobili assegnati ai condividenti debitori delle somme.



Redattori e Collaboratori: re