CURRENCY BOARD

Lett.: Comitato per la circolazione monetaria. Istituto alternativo alla banca centrale come sistema di emissione della moneta nazionale. Un currency board è un’autorità monetaria che emette banconote e monete metalliche convertibili a vista in unavaluta estera (convertibilità automatica) che opera come moneta di riserva (anchor currency) e alla quale la moneta nazionale è ancorata con un tasso di cambio effettivamente fisso. Le riserve di un currency board sono costituite da valute, titoli e altre attività espressi nella moneta di riserva e coprono generalmente tra il 105% e il 110% della moneta nazionale emessa. Se queste regole rigide per l’offerta di moneta sono rispettate, i poteri di politica monetaria del Governo sono molto ristretti, se non annullati. La base monetaria del Paese aumenta solo quando il settore privato vende valuta estera al board al tasso di cambio fisso per avere moneta nazionale e diminuisce solo quando il settore privato consegna moneta nazionale in cambio di valuta estera. Un currency board ortodosso non accetta depositi, ha il monopolio dell’emissione di moneta nazionale, non può condurre una politica monetaria discrezionale variando la base monetaria con i tradizionali strumenti di politica monetaria (p.e. operazioni di mercato aperto, credito di seconda istanza alle banche ecc.), non può finanziare con la moneta il deficit di bilancio del Governo. Solo le forze del mercato determinano l’offerta di moneta. Un currency board genera una rendita da signoraggio (pari alla differenza tra gli interessi sulle attività di riserva e le spese di monetaggio) e versa allo Stato l’utile netto delle attività, dopo aver coperto i costi di esercizio e fatto gli accantonamenti necessari a mantenere le riserve al livello previsto dalla legge e dallo statuto. Il regime di currency board è maturato insieme a quello di banca centrale nel corso del XIX secolo ed è stato applicato in passato in numerose colonie e protettorati europei e anche in Europa (negli anni Trenta nella libera Città di Danzica). Esso si conserva oggi in alcuni territori inglesi (Bermuda, Cayman Islands, Falkland Islands, Gibilterra), alle Faroe danesi, a Hong Kong (in forma imperfetta) e a Gibuti. Il Brunei lo ha istituito per libera scelta fin dal 1952. Altri Paesi hanno invece adottato il sistema del currency board come strumento di politica antinflazionista. Si tratta, in particolare, dell’Argentina (1.4.1991) e di quattro Stati dell’Europa dell’Est e dei Balcani: l’Estonia (20.6.1992), la Lituania (1.4.1994), la Bulgaria (1.7.1997) e la Bosnia Herzegovina (1.8.1997). Le monete di riserva utilizzate sono principalmente ildollaro USA, il marco tedesco (oggi l’euro) in Estonia, Bulgaria e Bosnia, la lira sterlina in Bermuda, Falkland eGibilterra, la corona danese alle Faroe, il dollaro di Singapore nel Brunei. Sono regimi di currency board non ortodossi (quanto a rispetto del tasso di cambio rigido e della copertura oltre il 100%) quelli di Singapore, della Lettonia, del Franco francese CFA e dell’Eastern Caribbean Central Bank.