CREDITO ITALIANO

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1. Fondata con la denominazione di Banca di Genova, a Genova nel 1870 da imprenditori prevalentemente della capitale ligure. Immediatamente quotata in Borsa, una delle prime operazioni della Banca di Genova è stata la costituzione del Banco de Italia y Rio de la Plata a Buenos Aires. Nel 1895 ha assunto il nome di Credito italiano in occasione di un aumento di capitale sottoscritto prevalentemente da capitalisti tedeschi. Nel 1904 la partecipazione tedesca si affievoliva per il subentrare di capitale francese. Col 1895 inizia l’espansione della Banca sul territorio nazionale e, poi, anche all’estero. Fino agli inizi degli anni Trenta il Credito italiano opera come banca mista, al pari delle altre grandi banche italiane di quel periodo, contribuendo al decollo e allo sviluppo dell’industria nazionale anche con sottoscrizione di emissioni di azioni e di obbligazioni. I principali settori di intervento erano il saccarifero, l’elettrico, la navigazione e gli acquedotti. Nel 1930 il Credito italiano incorporava la Banca nazionale di credito (terza banca italiana) in difficoltà Le partecipazioni industriali delle due banche venivano trasferite a una finanziaria. Nel 1932 la maggioranza (74%) del Credito italiano e delle sue partecipazioni industriali passavano alla Sezione smobilizzo dell’IMI (v. Sanpaolo IMI, sub 2.-Istituto mobiliare italiano-IMI) e, da questa, l’anno successivo all’IRI. In seguito a ciò il Credito italiano restringeva l’attività al solo credito a breve termine, entrando nella categoria delle aziende di credito ordinarie secondo la l.b. 1936. Nel 1937 la legge bancaria dichiarava il Credito italiano banca di interesse nazionale (BIN), insieme alla Banca commerciale italiana e al Banco di Roma. La partecipazione dell’IRI nel Credito italiano è stata dimessa nel dicembre 1993 mediante un’offerta pubblica di vendita destinata ai risparmiatori, un collocamento a investitori istituzionali e un’offerta pubblica riservata ai dipendenti.
2. Sviluppo dal 1945 al 1994. Nel dopoguerra il Credito italiano ha partecipato nel 1946 alla costituzione di Mediobanca, insieme alle altre due BIN e ha dato corso ad altre operazioni di sviluppo,sviluppando la rete, acquisendo società bancarie e finanziarie e costituendone di nuove. In particolare nel 1960 veniva acquisito, in compartecipazione con le altre due BIN, il Credito fondiario sardo (poiCredito fondiario e industriale- FONSPA, ceduto nel 2000), nel 1969 veniva acquisita la maggioranza del Crediwest e nel 1979 quella della Banca dei comuni vesuviani, fuse insieme nel 1988 e cedute al Credito emiliano nel 1995. Nel 1989 veniva acquisita una partecipazione nella Banca nazionale dell’agricoltura e nella controllante di questa Bonifiche Siele, cedute nel 1995 alla Banca di Roma. Nello stesso anno era costituita la Credit holding Italia per concentrarvi le principali partecipazioni finanziarie e parabancarie nazionali. Nel 1992 veniva decisa la ristrutturazione della Banca secondo il modello del gruppo creditizio polifunzionale. Venivano create perciò due società, la Credit holding bank e la Credit holding international, nelle quali venivano raggruppate rispettivamente le principali partecipazioni bancarie italiane e quelle finanziarie e del parabancario internazionali. Due anni dopo, in seguito alla liberalizzazione apportata dal TUBC, il modello veniva abbandonato per passare a quello della banca universale e le due holding venivano incorporate. Sempre nel 1994 è stato acquisito il 100% della Banque transatlantique de Monaco (poi rinominata Banque monegasque de gestion. A fine 1994 è stata lanciata un’offerta pubblica di acquisto del Gruppo bancario Credito romagnolo conclusosi con l’acquisizione del 78,36% del capitale (poi ceduto per il 10% a Carimonte e per il 5% a RAS). L’anno successivo Credito romagnolo e Carimonte Banca si sono fusi in una unica società bancaria con la denominazione di Rolo Banca 1473. Nel 1998 una complessa operazione finanziaria ha portato all’aggregazione tra il Gruppo Credito Italiano e il Gruppo Unicredito (Cassa di Risparmio di Verona, Cassa di Risparmio di Torino e Cassamarca), alla scissione parziale di Unicredito nel Credito Italiano, all’aumento del capitale a 2.340 miliardi e, contestualmente, al mutamento del suo nome in UniCredito Italiano. Per le vicende successive al 1998 v. Unicredito italiano.