CONTINUITA' AZIENDALE (Enciclopedia)

La continuità aziendale è il presupposto in base al quale, nella redazione del bilancio, l’impresa viene normalmente considerata in grado di continuare a svolgere la propria attività in un prevedibile futuro. Tale principio prevede che i valori iscritti in bilancio siano considerati nel presupposto che l’azienda prosegua la sua attività nel suo normale corso, senza che vi sia né l’intenzione né la necessità di porre l’azienda in liquidazione o di cessare l’attività ovvero di assoggettarla a procedure concorsuali.
In sostanza, si presume che un’impresa sia in condizioni di continuità aziendale quando può far fronte alle proprie obbligazioni ed agli impegni nel corso della normale attività. Ciò significa che la liquidità derivante dalla gestione corrente, insieme ai fondi disponibili (in cassa, in banca, mediante linee di credito,ecc.) saranno sufficienti per rimborsare i debiti e far fronte agli impegni in scadenza.
Da ciò consegue che le attività e le passività sono contabilizzate tenendo conto della capacità dell’impresa di realizzare tali attività e di assolvere ai propri impegni nel normale svolgimento della sua attività.
Nel caso in cui, viceversa, le prospettive future non permettano l’adozione del presupposto della continuità aziendale, risulta evidente che  il bilancio d’impresa assumerà valori fondati su considerazioni completamente diverse rispetto all’ipotesi di continuità aziendale: si pensi ai macchinari di un’azienda produttiva che in ipotesi di continuità aziendale sono valutati considerando la vita utile e la recuperabilità mediante l’uso, mentre in ipotesi di liquidazione, viene considera preso a riferimento il valore di realizzo.
Con riferimento alla disciplina nazionale, il principio di continuità aziendale è richiamato dall’art. 2423-bis, 1° comma, del codice civile che recita: “La valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell’elemento dell’attivo o del passivo considerato”.
Per le società che adottano i principi contabili internazionali, lo IAS 1, ai paragrafi 25 e 26, dispone che nella fase di preparazione del bilancio, la direzione aziendale deve effettuare una valutazione della capacità dell’entità di continuare a operare come un’entità in funzionamento. Il bilancio deve essere redatto nella prospettiva della continuazione dell’attività a meno che la direzione aziendale non intenda liquidare l’entità o interromperne l’attività, o non abbia alternative realistiche a ciò. Qualora la direzione aziendale sia a conoscenza, nel fare le proprie valutazioni, di significative incertezze per eventi o condizioni che possano comportare l’insorgere di seri dubbi sulla capacità dell’entità di continuare a operare come un’entità in funzionamento, tali incertezze devono essere evidenziate.
Nel determinare se il presupposto della prospettiva della continuazione dell’attività è applicabile, la direzione aziendale tiene conto di tutte le informazioni disponibili sul futuro, che è relativo ad almeno, ma non limitato, a dodici mesi dopo la data di riferimento del bilancio. Il grado dell’analisi dipende dalle specifiche circostanze di ciascun caso. Quando l’entità ha una storia di redditività e di facile accesso alle risorse finanziarie, la conclusione che il presupposto della continuità aziendale sia appropriato può essere raggiunta senza dettagliate analisi. In altri casi, la direzione aziendale può aver bisogno di considerare una vasta gamma di fattori relativi alla redditività attuale e attesa, ai piani di rimborso dei debiti e alle potenziali fonti di finanziamento alternative, prima di ritenere che sussista il presupposto della continuità aziendale”.
Gli aspetti di maggior interesse espressi dallo IAS 1 concernono:
1. nella valutazione del presupposto della continuità aziendale, la direzione aziendale tiene conto di tutte le informazioni disponibili sul futuro, che è relativo ad almeno, ma non limitato, a dodici mesi dopo la data di riferimento del bilancio;
2. la direzione deve evidenziare in bilancio le eventuali significative incertezze che possono comportare l’insorgere di seri dubbi sulla capacità dell’entità di continuare a operare come un’entità in funzionamento.
1. Gli amministratori sono chiamati ad effettuare una valutazione circa l’appropriatezza del presupposto della continuità aziendale e, qualora, riscontrino incertezze che possano comportare dubbi sulla capacità di operare in ipotesi di funzionamento, devono fornire le opportune informazioni nelle note al bilancio.
Le incertezze devono essere significative ed i dubbi sulla capacità di continuare ad operare devono essere seri ravvisandosi in ciò la volontà del legislatore comunitario di individuare e selezionare quelle situazioni in cui gli eventi o le condizioni occorse rappresentino circostanze gravi e straordinarie.
La valutazione che gli amministratori devono effettuare è un processo che non comporta rilevazioni contabili (tranne, ovviamente, i casi di mancanza del presupposto) ma che spesso implica un’integrazione di informativa proveniente da diverse fonti qualitative e quantitative. Gli amministratori possono per esempio basarsi su supporti formalizzati quali ad esempio piani industriali, di rinegoziazione del debito o disponibilità di fonti finanziarie aggiuntive, ma anche su informazioni qualitative come, per esempio, capacità del management, storia dell’azienda, ecc.
Il grado di analisi dipende dalle specifiche circostanze di ciascuna società. In alcuni casi, può esservi la necessità di considerare una vasta gamma di fattori relativi alla redditività attuale ed attesa, ai piani di rimborso dei debiti e alle potenziali fonti di finanziamento alternative, prima di ritenere che sussista il presupposto della continuità aziendale.
2. Quanto al periodo di riferimento della valutazione, in linea generale, la valutazione degli amministratori sul presupposto della continuità aziendale comporta l’espressione di un giudizio, in un dato momento, sull’esito futuro di eventi o circostanze che sono per loro natura incerti. Al riguardo, lo IAS 1 fa riferimento ad un intervallo di 12 mesi come orizzonte minimo di osservazione. Tale limite è comunemente considerato come riferimento anche nella prassi contabile italiana nonché nel Principio di Revisione n. 570 emanato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e Consiglio Nazionale dei Ragionieri (edizione aggiornata ad ottobre 2007).
Banca d’Italia, Consob e Isvap con il documento n. 2 del 6 febbraio 2009 e la Consob con la Comunicazione n. 9012559 del 6 febbraio 2009, hanno richiamato all’attenzione tutti i partecipanti al processo di elaborazione delle relazioni finanziarie ad una puntuale ed esaustiva applicazione delle norme e dei principi contabili di riferimento considerati nella loro interezza, considerando le difficili condizioni economiche e di mercato.
In particolare, il documento sottolinea che tra gli indicatori di presenza di incertezze significative sopra segnalati, quelli che si presume si presenteranno più frequentemente nell’attuale contesto di mercato potrebbero essere quelli relativi a:
- prestiti a scadenza fissa e prossimi alla scadenza senza che vi siano prospettive verosimili di rinnovo o di rimborso; oppure eccessiva dipendenza da prestiti a breve termine per finanziare attività a lungo termine;
- indicazioni di cessazione del sostegno finanziario da parte dei finanziatori e altri creditori;
- incapacità nel rispettare le clausole contrattuali dei prestiti;
- perdita di mercati fondamentali, di contratti di distribuzione, di concessioni o di fornitori importanti;
- capitale ridotto al di sotto dei limiti legali o non conformità ad altre norme di legge.
La Comunicazione Consob del 6 febbraio 2009 evidenzia anche il chiarimento effettuato dallo IAASB nel documento del 20 gennaio 2009 circa il significato da attribuire al concetto di “incertezza significativa” incluso anche nel Principio di revisione 570. In particolare lo IAASB ha chiarito che nel valutare la significatività dell’incertezza occorre tener conto non solo della portata del suo effetto potenziale ma anche della probabilità dell’evento incerto, e che il bilancio può essere fuorviante sia per la non conformità ai principi contabili del quadro normativo di riferimento sia per la mancanza della rappresentazione veritiera e corretta.
In merito all’informativa da rendere sulle valutazioni in ordine al presupposto della continuità aziendale da parte delle società quotate, il documento congiunto Banca d’Italia, Consob e Isvap prevede che, laddove gli amministratori ritengano che, pur risultando appropriato l'utilizzo del presupposto della continuità aziendale, sussistano tuttavia rilevanti incertezze, tali da far sorgere dubbi significativi circa la capacità dell'impresa di proseguire la propria attività in continuità aziendale, tali incertezze e i correlati significativi dubbi dovranno essere chiaramente esplicitati come tali, in aderenza a quanto previsto dal principio contabile IAS 1, paragrafo 23, nelle note esplicative al bilancio.
Al fine di migliorare la chiarezza delle relazioni finanziarie, secondo quanto riportato nel citato Documento, le informazioni relative alla sussistenza del presupposto della continuità aziendale devono essere fornite in un’unica sezione, preferibilmente in quella riguardante le politiche contabili. Al riguardo, gli amministratori possono trovarsi al termine dell’esame di fronte a tre scenari:
1. hanno la ragionevole aspettativa che la società continuerà con la sua esistenza operativa in un futuro prevedibile ed hanno preparato il bilancio nel presupposto della continuità aziendale; le eventuali incertezze rilevate non risultano essere significative e non generano dubbi sulla continuità aziendale (scenario 1);
2. hanno identificato fattori che possono far sorgere dubbi significativi sulla capacità della società di continuare la propria operatività  per un prevedibile futuro, ma considerano che sia comunque appropriato utilizzare il presupposto della continuità aziendale per redigere il bilancio (scenario 2);
3. considerano che sia improbabile che la società continui la propria esistenza operativa in un futuro prevedibile e non ritengono appropriato redigere il bilancio sul presupposto della continuità aziendale (scenario 3).
Nello scenario 1, qualora siano state riscontrate eventuali incertezze, queste andranno descritte, nella relazione sulla gestione congiuntamente agli eventi ed alle circostanze che hanno condotto gli amministratori a considerare tali incertezze superabili e a considerare raggiunto il presupposto della continuità aziendale.
Nello scenario 2, si richiama innanzitutto l’attenzione sulla necessità di indicare in modo esplicito, nelle note al bilancio, la sussistenza delle significative incertezze riscontrate che possono determinare dubbi significativi sulla continuità aziendale. Dovranno, inoltre, essere descritte in maniera adeguata l’origine e la natura di tali incertezze, nonché le argomentazioni a sostegno della decisione di redigere comunque il bilancio adottando il presupposto della continuità aziendale.
Secondo le Autorità, un’informazione adeguata non può prescindere dalla necessità di indicare le iniziative che la società ha assunto o sta assumendo (ad esempio piani di ristrutturazione del debito, di rafforzamento del capitale, di riduzione dei costi, di vendita di assets ecc.) per fronteggiare gli effetti di tali incertezze sulla continuità aziendale. Inoltre, gli amministratori devono illustrare in modo adeguato le argomentazioni a sostegno della ragionevolezza di tali soluzioni. Soltanto attraverso una effettiva trasparenza informativa in materia sarà, infatti, possibile valutare la ragionevolezza della conclusione finale in merito all’adozione del presupposto della continuità aziendale.
Nello scenario 3, infine, sarà necessario descrivere con chiarezza e completezza le motivazioni della conclusione raggiunta e le politiche contabili adottate per la redazione del bilancio in assenza del presupposto della continuità aziendale.
Nel quadro normativo nazionale, trattandosi comunque di una valutazione estremamente differenziata e, comunque, legata ad eventi futuri di varia natura, è opportuno valutare caso per caso, in ipotesi di esistenza del presupposto, la tipologia di informazione qualitativa da fornire, che rappresenta, comunque, un’incertezza che trova riscontro in eventi e condizioni future.
Utile punto di riferimento in termini di valutazione del presupposto della continuità aziendale è rappresentato dal citato Principio di Revisione n. 570 sulla Continuità aziendale.
Tale principio introduce una serie di indicatori che devono essere presi in esame dal revisore:
1) indicatori finanziari quali, ad esempio, la situazione di deficit patrimoniale o di capitale circolante netto negativo, indicazioni di cessazione del sostegno finanziario da parte dei finanziatori e altri creditori, bilanci storici o prospettici che mostrano cash flow negativi ed incapacità di saldare i debiti alla scadenza, incapacità nel rispettare le clausole contrattuali dei prestiti (covenants);
2) indicatori gestionali quali, tra l’altro, la perdita di amministratori o di dirigenti chiave senza riuscire a sostituirli, la perdita di mercati fondamentali, di contratti di distribuzione, di concessioni o di fornitori importanti;
3) altri indicatori come le fattispecie di cui agli articoli 2446 e 2447 del codice civile (riduzione per perdite del Capitale sociale di oltre un terzo o al di sotto del dei limiti legali contenziosi legali e fiscali che, in caso di soccombenza, potrebbero comportare obblighi di risarcimento che l’impresa non è in grado di rispettare, modifiche legislative o politiche governative dalle quali si attendono effetti sfavorevoli all’impresa.
Inoltre, il principio di revisione 570 sottolinea che nel valutare l’adeguatezza dell’informativa resa dagli amministratori in bilancio, il revisore considera se le informazioni fornite richiamano in modo esplicito l’attenzione del lettore sulla possibilità che l’impresa non sia in grado di continuare a realizzare le proprie attività e far fronte alle proprie passività durante il normale corso della sua attività.
Tale riferimento esplicito, al di là della variegata informativa circa gli eventi e le incertezze, forzatamente differenti da caso a caso, costituisce un elemento considerato imprescindibile dal principio e ripreso da quasi tutta la prassi professionale, quantomeno con riferimento alle società quotate.
Tale indicazione è inserita anche nel richiamo d’informativa suggerito dal principio, nel caso in cui, pur in presenza del presupposto, non venga fornita adeguata informativa ed il revisore esprima giudizio con rilievi o giudizio avverso qualora gli effetti derivanti dalla inadeguatezza dell’informativa siano così rilevanti e pervasivi da rendere inattendibile il bilancio.
Sulla base degli elementi probativi acquisiti dallo svolgimento delle procedure, il revisore stabilisce l’adeguatezza della valutazione del presupposto della continuità aziendale effettuata dalla direzione e la tipologia di giudizio da emettere. La sua relazione potrà concludersi con un giudizio positivo, un giudizio senza rilievi ma con richiamo d’informativa (paragrafo d’enfasi da inserire dopo il giudizio sul bilancio), un giudizio con rilievi, un’impossibilità di esprimere un giudizio ovvero con un giudizio negativo.
Di seguito si rappresentano le varie ipotesi che il revisore potrà riscontrare nella valutazione del presupposto della continuità aziendale:
1) Nel caso in cui gli elementi a disposizione del revisore siano sufficienti per valutare la continuità aziendale si possono verificare le seguenti fattispecie:
1.1) non esistono dubbi sulla continuità aziendale, le eventuali incertezze rilevate dagli amministratori non risultano essere significative e non generano dubbi sulla continuità aziendale, perciò il giudizio sul bilancio sarà positivo;
1.2) esistono dubbi sulla continuità aziendale ma il presupposto è appropriato anche in presenza di una incertezza significativa. In questo caso il revisore deve valutare se l’informativa di bilancio è appropriata e se descrive adeguatamente i principali eventi e circostanze che fanno sorgere dubbi sulla continuità aziendale e se evidenzia chiaramente che esiste una incertezza significativa:
1.2.1) se l’informativa è adeguata il revisore esprime un giudizio senza rilievi ma con richiamo d’informativa, cioè deve inserire nella propria relazione un paragrafo d’enfasi dopo il giudizio sul bilancio, per richiamare l’attenzione del lettore sull’informativa stessa;
1.2.2) se l’informativa non è adeguata il revisore esprime un giudizio con rilievi o un giudizio negativo nel caso in cui gli effetti derivanti dalla inadeguatezza dell’informativa siano così rilevanti da rendere inattendibile il bilancio.
2) Quando il presupposto della continuità aziendale è soggetto a molteplici significative incertezze, il revisore può anche concludere, in casi estremi, di non essere in grado di esprimere un giudizio sul bilancio nel suo complesso, in considerazione delle interazioni e del possibile effetto cumulato delle incertezze, anche qualora il revisore abbia ottenuto sufficienti ed appropriate evidenze di revisione sulle asserzioni relative alle singole incertezze.
3) Quando esistono dubbi tali sulla continuità aziendale per cui il presupposto è inappropriato:
3.1) se il bilancio è stato predisposto presupponendo la continuità, in questo caso il giudizio del revisore sarà negativo;
3.2) se il bilancio è stato predisposto con criteri alternativi (es.: liquidazione) e:
3.2.1) viene fornita adeguata informativa, il revisore esprime un giudizio senza rilievi ma con richiamo d’informativa;
3.2.2) non viene fornita adeguata informativa, il revisore esprime un giudizio con rilievi o un giudizio negativo nel caso in cui gli effetti derivanti dalla inadeguatezza dell’informativa siano così rilevanti da rendere inattendibile il bilancio.
Bibliografia
Documento Banca d'Italia/Consob/Isvap n. 2 del 6 febbraio 2009, “Informazioni da fornire nelle relazioni finanziarie sulla continuità aziendale, sui rischi finanziari, sulle verifiche per riduzione di valore delle attività e sulle incertezze nell’utilizzo di stime”.
Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Documento di revisione n. 570 “Continuità aziendale”.
Redattori: Gianluca VITTORIOSO, Silvana ANCHINO
© 2011 ASSONEBB