BANCOR

Moneta internazionale di conto, la cui creazione era stata proposta da Keynes all’ambito degli studi e delle proposte che portarono agli Accordi di Bretton Woods (Stati Uniti) nel luglio del 1944, quando ancora infuriava la seconda guerra mondiale. Il bancor (banqueor: oro di banca) doveva essere definito in oro, con una parità che non avrebbe dovuto essere definitiva, bensì prontamente aggiustabile onde contrastare le oscillazioni di prezzo dell’oro. Tramite le variazioni della parità aurea del bancor sarebbe stato modificato anche il contenuto aureo delle singole monete effettive facenti parte del sistema monetario internazionale. Alla base del funzionamento del bancor doveva operare un’unione di clearing internazionale rispondente al principio dello overdraft principle, ossia il principio dello scoperto proprio del Regno Unito. L’unione di clearing avrebbe aperto un conto per ciascuna banca centrale aderente, senza un corrispondente versamento preliminare di fondi. Ogni banca centrale, e per essa lo Stato, si sarebbe vista assegnare una quota di bancor pari a una determinata percentuale del suo commercio estero, la quale a sua volta avrebbe rappresentato il limite del suo scoperto, ovvero il massimo saldo debitore. In tal modo si sarebbe delimitata la possibilità di indebitamento riconosciuta a ogni paese membro dell’unione di clearing. La creazione di depositi di bancor sarebbe potuta avvenire cedendo all’unione oro o crediti ordinari. Per contro, il bancor non si sarebbe potuto prestare ad acquisti di oro. Al bancor fu contrapposta la creazione di un’altra moneta di conto, l’unitas, definita nel progetto dello statunitense White pari a 10 dollari USA e quindi con valore certo di 8,8867 grammi di oro fino. Questa moneta internazionale sarebbe risultata strettamente legata al dollaro. Trattandosi sempre di una moneta di conto si sarebbero dovuti aprire per ciascuna banca centrale appositi conti in unitas, il cui funzionamento non si sarebbe però discostato da quello previsto per il bancor. Ma a Bretton Woods prevalse il pragmatismo, per cui né il bancor, che sottintendeva la posizione di debolezza della sterlina, né l’unitas, che rispecchiava la situazione di forza del dollaro, videro la luce. L’intesa per creare il nuovo sistema monetario fu raggiunta operando sulle monete effettive in circolazione nel loro operare con il mercato e non con le monete di conto, testimonianza diretta e inequivocabile di instabilità della moneta corrente. Con la definizione della parità aurea si diede pertanto valore certo a ogni moneta non in oro, bensì in una valuta convertibile in oro e precisamente in dollari e in sterline. Entrambe queste valute dovevano essere dotate di convertibilità esterna e fungere da valuta di riserva delle varie banche centrali, alla stregua di quanto era accaduto nel sistema di gold exchange standard. Ma la sterlina non resse alla prova della convertibilità e quindi l’unica valuta convertibile in oro rimase il dollaro USA.