ZECCA

1. Stabilimento dove vengono prodotti per fusione o per coniazione monete, medaglie, sigilli di Stato, timbri. Le zecche specializzate nella coniazione di monete sono state di regola, in Occidente, proprietà del sovrano o di chi da un sovrano aveva ricevuto il diritto di battere moneta con un’investiturafeudale. Dov’era in vigore (e finché lo è stato) il gold standard, chiunque poteva portare alla zecca oro e ritirare l’equivalente in peso di moneta coniata (o di lingotti con sigillo) pagando una tassa di monetazione (diritto di signoraggio; v. anche brassage; monetaggio). Con l’abbandono dell’oro, l’attività delle zecche si è concentrata sulla coniazione di monete commemorative, di medaglie e della moneta divisionaria.

2. La Zecca dello Stato del nostro Paese era un’azienda industriale del Tesoro, derivante dalla chiusura della Zecca di Torino e di quelle degli Antichi Stati e dal trasferimento delle loro attività in Roma (r.d. 17.2.1870 n.5527 e r.d. 28.6.1892 n. 330). La Zecca è stata conferita con la l. 20.4.1978 n. 154 all’Istituto Poligrafico dello Stato (di poi Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, q.v.) per rimediare ai lunghi scioperi dei dipendenti che avevano bloccato la coniazione, creando penuria di moneta divisionaria in un periodo di forte inflazione che ne richiedeva invece un aumento della circolazione. La Zecca conia monete per lo Stato italiano e per Stati esteri e medaglie artistiche, produce fusioni artistiche, sbalzi in metalli pregiati, fusioni in cera persa, smalti d’arte, sigilli ufficiali.