VOTO PER CORRISPONDENZA

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Per talune categorie di società il voto nelle assemblee dei soci può essere esercitato per corrispondenza. Nel nostro ordinamento ciò era già ammesso per le società cooperative (art. 2532 c.c.), ma ora l’istituto è stato esteso ad altre società, come la SICAV e le società direttamente o indirettamente controllate dallo Stato o da enti pubblici, per le quali siano intervenuti processi di privatizzazione (v. privatizzazione delle imprese). La particolare modalità di esercizio del diritto di voto per corrispondenza deve essere prevista dall’atto costitutivo della società. Il meccanismo generalmente previsto è semplice: l’avviso di convocazione deve contenere anche il testo della proposta delibera; il socio può esprimere la propria approvazione o il proprio dissenso inviando alla società una lettera entro il termine fissato. Di solito il socio fa pervenire la scheda di voto insieme al biglietto di ammissione: entrambi vengono rilasciati da un ente indicato nell’avviso di convocazione presso il quale il socio deve preventivamente depositare le azioni. Questa modalità di esercizio del diritto di voto è attualmente prevista anche per i soci di società quotate in borsa che contemplino espressamente tale possibilità nell’atto costitutivo. Con regolamento n. 11520/98, la Consob ha stabilito i criteri secondo i quali, in questi casi, il diritto di voto deve essere esercitato oltre che quelli relativi allo svolgimento dell’assemblea.