VIZI DI LEGITTIMITÀ E DI MERITO DELL'ATTO AMMINISTRATIVO

L’ATTO AMMINISTRATIVO è invalido qualora sia affetto da vizi di legittimità o di merito. Mentre i vizi di merito sono determinati da una inosservanza delle cosiddette norme di buona amministrazione, di opportunità o di convenienza cui l’azione della Pubblica Amministrazione deve attenersi, i vizi di legittimità sono dovuti alla mancata conformità dell’atto alle prescrizioni stabilitenelle norme giuridiche.

I vizi di legittimità sono classificati in tre categorie: l’incompetenza, l’eccesso di potere e la violazione di legge. Tutti e tre i vizi possono condurre all’ANNULLABILITà DELL'ATTO AMMINISTRATIVO. L’incompetenza deve essere relativa (l’assoluta, infatti, comporta la nullità dell’atto), causata cioè dall’invasione della sfera di competenza di un'autorità amministrativa ad opera di un’altra, la cui funzione sia diversa per grado o per materia. L’eccesso di potere si configura ogni qual volta l’autorità amministrativa persegue un fine diverso da quello per il quale le è stato riconosciuto dall’ordinamento il potere di emanare l’atto; oppure ogni qual volta siano presenti le cosiddette figure sintomatiche elaborate dalla giurisprudenza: il travisamento o l’erronea valutazione dei fatti, l’illogicità o contraddittorietà dell’atto, la motivazione insufficiente o incongrua, la contraddittorietà tra più atti, l’ingiustizia manifesta.

La violazione di legge, infine, ha carattere residuale, comprendendo tutti quei vizi che non rientrano nelle precedenti due categorie eche si sostanziano in una inosservanza dell’ordinamento giuridico. L’atto invalido può essere sanato eliminando i vizi che lo hanno colpito: la sanatoria prende il nome di convalida quando è effettuata dalla autorità competente all’adozione dell’atto; di ratifica se l’autorità competente fa proprio un atto legittimamente ma provvisoriamente posto in essere da un altro agente; di conferma quando, senza novazione dell’atto, quest’ultimo viene riconosciuto come esatto.

L’atto invalido può essere annullato in sede di controllo (v. controllo di legittimità; controllo di merito) o in sede di ricorso amministrativo o giurisdizionale (v. giustizia amministrativa),o per iniziativa dell’amministrazione stessa (v. autotutela).

La disamina giuridica dei vizi di legittimità è disponibile a questa pagina.

Mentre il regime sui vizi di merito è frutto di elaborazione dottrinale, consolidata e stabile nel tempo, quello della illegittimità è, a tutt’oggi, regolato dall’art. 26 del T.U. Cons. stato del 1924, sostanzialmente riproduttivo della formulazione della legge del 1889 istitutiva della IV Sezione del Consiglio di stato. A tal proposito si segnala, in specie per il dibattito che ha suscitato in dottrina, il disegno di legge Cerulli-Irelli (XIII legislatura n. 4860, approvata dalla Camera dei Deputati il 25 ottobre 2000), il quale oltre a proporre l’introduzione di alcuni importanti principi in tema di procedimento (segnatamente la c.d. negozializzazione dell’attività amministrativa “le amministrazioni pubbliche agiscono secondo le norme del diritto privato”), per quanto qui interessa, proponeva una specifica disciplina della nullità e della annullabilità degli atti amministrativi. 

La NULLITA' DELL'ATTO AMMINISTRATIVO si rileva quando: a) è stato adottato in carenza della forma richiesta sotto pena di nullità da legge o regolamento; b) è stato adottato da un ente pubblico locale incompetente per territorio; c) è stato adottato in carenza di oggetto o contenuto determinati o determinabili; d) è destinato a soggetto inesistente.

Si ha, invece, ANNULLABILITà DELL'ATTO AMMINISTRATIVO quando il provvedimento è viziato per incompetenza, adottato in violazione di norme imperative, o viziato per eccesso di potere. È viziato per incompetenza il provvedimento adottato da organi di amministrazione pubbliche diverse da quelle alle quali il relativo potere è attribuito, oltre che nell’ambito della stessa amministrazione, il provvedimento adottato in violazione delle norme sulla ripartizione della competenza tra gli organi di direzione politica e gli organi amministrativi. Non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla struttura formale dell’atto, quando il contenuto del medesimo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.