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Lettera selezionata: U

  • UBER

    Una delle più importanti evoluzioni nel Car Sharing e nelle tipologie innovative di mobilità è Uber, precedentemente denominata Ubercab. Azienda fondata nel 2009 a San Francisco in California opera in 633 città nel 2017 ed è una compagnia di trasporto privato che connette autisti e passeggeri attraverso un’applicazione per smartphone: per prenotare una macchina bastano pochi click sull’app dedicata, mentre il pagamento avviene in forma totalmente elettronica.
    Tanti sono i servizi offerti come UberBLACK, l’opzione originaria di Uber, oppure UberX chiamata in Italia UberPOP, associabile all’opzione low cost.
    Diventare autisti di UberPOP è facilissimo: pochi i requisiti richiesti, come avere la patente da più di tre anni o avere una macchina intestata a proprio nome.
    Numerose invece le problematiche sorte con i tassisti, che ritengono si violino i loro diritti, in quanto gli autisti di Uber non possiedono alcuna licenza. Il servizio offerto da Uber si colloca sotto la categoria di servizi del carpooling per quanto riguarda il servizio UberPOP e del noleggio auto con conducente, per quanto riguarda la versione classica di Uber.
    Nella legislazione italiana, alcuni giuristi come l’avvocato Guido Scorza affermano che Uber non infrange la legge di riferimento del 1992, che interviene esclusivamente sull’attività di taxi e NCC. Uber è un’applicazione, una piattaforma tecnologica per mettere in contatto clienti ed autisti ed è per contratto delegata alla raccolta del compenso, di cui poi trattiene il 20%. Questa percentuale è giustificata dai servizi di supporto e marketing.
    Questa impostazione "liberista" però è stata messa in dubbio in molte realtà, reclamando l'applicazione della normativa locale che regola i trasporti pubblici locali e non la normativa europea sulle nuove tecnologie.
    A livello europeo, l'avvocatura di Stato della Corte Europea ha affermato nel 2017 che gli autisti di Uber devono soddisfare i criteri indicati nella regolazione locale (i.e. possedere la licenza), mentre la città di Londra è arrivata a mettere fuori legge il servizio.


  • UBI BANCA

    UBI Banca è in Italia il terzo gruppo bancario commerciale per capitalizzazione di BORSA VALORI con una quota di mercato superiore al 7%, 1.881 sportelli in Italia, principalmente ubicati nelle regioni più ricche del Paese e oltre 21.800 dipendenti. UBI Banca è un gruppo bancario quotato alla BORSA ITALIANA spa ed incluso nell’indice FTSE MIB.

    UBI Banca SpA ha riorganizzato l’articolazione societaria e modificato di conseguenza la sua struttura distributiva, passando dal presidio del territorio attraverso sette banche rete … Banca Popolare di Bergamo, Banco di Brescia, Banca Regionale Europea, Banca Commercio e Industria, Banca di Valle Camonica, Banca Popolare di Ancona, Banca Carime - alla gestione diretta del business, mediante incorporazione delle stesse in UBI Banca, che opera ora come un’unica banca organizzata in 5 macro aree territoriali.
    Tale riorganizzazione, denominata "Progetto Banca Unica", è un elemento fondamentale del piano industriale presentato il 29 giugno 2016, ed è stata deliberata dell’Assemblea Straordinaria dei Soci del 14 ottobre 2016.
    In data 21 novembre 2016, Banca Popolare Commercio e Industria SpA e Banca Regionale Europea SpA sono state incorporate in UBI Banca SpA. Il 20 febbraio 2017 è stata la volta di Banca Popolare di Bergamo SpA, Banco di Brescia SpA, Banca di Valle Camonica SpA, Banca Popolare di Ancona SpA e Carime SpA.
    Il 10 maggio 2017 UBI Banca ha acquisito Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio e Nuova Cassa di Risparmio di Chieti. Le tre banche saranno a loro volta fuse per incorporazione in UBI Banca rispettivamente il 23 ottobre 2017, il 27 novembre 2017 e il prossimo febbraio 2018, così come approvato l’11 maggio 2017 dal Consiglio di Sorveglianza. L’operazione si pone quale naturale prosecuzione del processo di semplificazione della struttura organizzativa del Gruppo UBI Banca riveniente dalla conclusione del progetto di “Banca Unica”.
    Società prodotto in ambito finanziario e assicurativo completano l’offerta destinata alla clientela del gruppo e fornita dalla rete delle filiali, dai promotori e agenti, e attraverso i canali digitali.
    Il Gruppo UBI Banca è presente anche a livello internazionale, attraverso banche estere, filiali localizzate all'estero, uffici di rappresentanza e partecipazioni in società straniere.
    ll 1 aprile 2007 è nata UBI Banca - Unione di Banche Italiane, dalla fusione di BPU - Banche Popolari Unite - e Banca Lombarda e Piemontese. Trattasi di un Gruppo bancario, quotato alla Borsa di Milano e incluso nell'indice FTSE/MIB (codice ISIN IT0003487029).
    Il Gruppo, essenzialmente domestico, vanta una copertura multiregionale, con 1.881 filiali in Italia, di cui circa 680 in Lombardia e oltre 160 in Piemonte ed una rilevante presenza nelle regioni più dinamiche del Centro Italia e nel Sud Italia. Il gruppo vanta inoltre una presenza internazionale essenzialmente mirata alle esigenze della clientela.
    I dipendenti del Gruppo UBI Banca sono circa 21.800.
    In data 10 ottobre 2015, in adempimento alla legge, l’Assemblea dei Soci ha deliberato la trasformazione di UBI Banca in Società per azioni.

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  • UEM

    Acr. di Unione Economica e Monetaria (fr. Union économique et monétaire-UEM; ingl. Economic and Monetary Union-EMU). La sigla UEM non indica un’organizzazione comunitaria, ma l’accordo internazionale contenuto nel Trattato di Maastricht (7.2.1992) che prevedeva un’armonizzazione graduale delle politiche degli Stati membri dell’UE per la realizzazione di un’area di libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone, da una disciplina comune delle politiche di bilancio e con l’obiettivo finale di unificare le monete e di giungere a una politica monetaria unica tragli Stati aderenti. Per la parte monetaria l’UEM è stata realizzata in tre fasi tra il 1°.7.1992 e il 31.12.2001 e ha comportato nella terza fase lo spossessamento finale della sovranità monetaria degli Stati aderenti a favore di un’organizzazione collegiale composto dalle banche centrali (SEBC) e da una banca centrale europea (la BCE) di nuova istituzione. Dei 15 membri dell’UE solo 12 hanno accettato di aderire alla terza fase (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Spagna). Ne sono rimasti fuori Danimarca, Regno Unito e Svezia.

    1. Precedenti dell’unione monetaria. Il progetto di dotare la Comunità europea di un sistema monetario proprio compare agli inizi degli anni Sessanta, col profilarsi della crisi degli Accordi di Bretton Woods. Il Rapporto Werner del 1971 prefissava un percorso per giungere in dieci anni a un sistema di cambi fissi e a una politica monetaria unica. Il progetto fu abbandonato per la crisi economica e monetaria comparsa subito dopo la pubblicazione del Rapporto. Nel 1972 venne avviato tra i Paesi europei l’esperimento del meccanismo di cambi fissi del serpente monetario, presto abbandonato dalla maggioranza dei partecipanti. Anche il successivo esperimento di cambi fissi dello SME (1979) non ha avuto il successo sperato. I prodromi ell’UEM risalgono all’Atto Unico Europeo (febbraio 1986) che prefissava al 1992 il completamento del mercato unico e della liberalizzazione dei movimenti di capitale. Il progetto di unione economica e monetaria risale però al giugno 1988, quanto il Consiglio europeo assegna a un comitato guidato da Jacques Delors, Presidente della Commissione europea, il mandato di elaborare un progetto concreto per la realizzazione di tale obiettivo. Il Comitato era composto dai governatori delle banche centrali nazionali della Comunità europea, da Alexandre Lamfalussy, allora Direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali, dal prof. Niels Thygesen (Università di Copenaghen) e da Miguel Boyer, presidente del Banco Exterior de España.

    2. L’Unione monetaria. 2.a) Prima fase (1°.7.1990-31.12.1993). La proposta del “Rapporto Delors”, redatto a conclusione dei lavori, di un piano per realizzare l’UEM in tre fasi venne accettata nel giugno 1989 dal Consiglio europeo. Questi delibera l’abolizione, in linea di principio, dal 1°.7.1990 di tutte le restrizioni alla circolazione dei capitali tra gli Stati membri, dando con ciò avvio alla prima fase. Successivamente il Consiglio europeo il 12.3.1990 decide di conferire maggiori responsabilità per i lavori preparatori dell’UEM al Comitato dei governatori delle banche centrali degli Stati membri, che dal momento della sua istituzione, nel maggio 1964, aveva svolto un ruolo di crescenteimportanza nel quadro della cooperazione monetaria. Nel periodo 1°.7.1990-31.12.1993 si completa la prima fase dell’UEM con la libera circolazione dei capitali tra gli Stati membri, il rafforzamento della coordinazione delle politiche economiche e della cooperazione tra le banche centrali.

    2.b) Seconda fase (1°.1.1994-30,12.1998). Nella seconda fase è stata attuata la convergenza delle politiche economiche e monetarie degli Stati membri. L’obiettivo era di raggiungere una soddisfacente stabilità dei prezzi e risanare le finanze pubbliche. Per passare a questa fase (e alla successiva) erano necessarie nuove strutture istituzionali e, quindi bisognava modificare il Trattato CEE del 1957. Le modifiche sono state predisposte da due conferenze intergovernative, una sull’UEM e l’altra sull’unione politica, conclusesi nel 1991 con la presentazione di una bozza di trattato poi adottato a Maastricht l 7.2.1992 (Trattato sull’Unione Europea). Il Trattato, oltre a modificare il Trattato istitutivo del 1957 e a cambiare la denominazione della CEE in CE (Comunità europea), conteneva il Protocollo sullo statuto Di un Sistema europeo di banche centrali, il SEBC e di una Banca centrale europea, la BCE e il Protocollo sullo statuto di un’organizzazione, l’Istituto monetario europeo (IME) che doveva precedere e preparare il passaggio al SEBC e la costituzione della BCE. A causa dei ritardi nel processo di ratifica, tuttavia, il Trattato di Maastricht è entrato in vigore soltanto il 1° novembre 1993. Con la costituzionedell’IME (1°.1.1994) il Comitato dei governatori è stato sciolto e la seconda fase è stata avviata. L’IME era destinato ad avere vita transitoria ed era stato costituito principalmente per rafforzare la cooperazione tra le banche centrali e il coordinamento delle politiche monetarie e per i preparativi a ciò che avrebbe dovuto essere realizzato nella terza fase e cioè all’istituzione del SEBC e al passaggio a una politica monetaria e a una moneta unica. L’Istituto non era responsabile della conduzione della politica monetaria dell’Unione europea, che rimaneva una prerogativa delle autorità nazionali e non aveva competenza per effettuare operazioni in valuta. Il nome euro della moneta unica è stato deliberato dal Consiglio europeo nel dicembre 1995 in sostituzione della denominazione di ECU originariamente prevista. Nel giugno 1997 il Consiglio europeo ha adottato il Patto di stabilità e crescita, che comprende due regolamenti ed è volto a garantire la disciplina di bilancio nell’ambito della UEM. Una dichiarazione del Consiglio del maggio 1998 completava il Patto e ne ampliava gli impegni. Da ricordare anche la risoluzione n. 202 del Consiglio europeo del 13.12.1997 sul coordinamento delle politiche economiche nella terza fase dell’UEM e sugli articoli 109 e 109 B del Trattato CE, ha stabilito che l’Unione economica e monetaria deve stabilire un legame stretto tra le economie degli Stati membri che partecipano all’area dell’euro. In ragione di ciò i Paesi membri condividono una politica monetaria unica e un tasso di cambio unico. La risoluzione offriva così indicazioni sui tre temi-chiave dello sviluppo dell’UEM: il coordinamento delle politiche economiche nella terza fase; l’attuazione delle disposizioni del Trattato sulla politica dei tassi di cambio e sulla posizione esterna e la rappresentanza della Comunità (articolo 109 del Trattato); il dialogo tra il Consiglio europeo e la BCE. Si puntava in particolare al rigore nella sorveglianza degli sviluppi macroeconomici negli Stati membri per assicurare una convergenza stabile, dell’evoluzione dei tassi di cambio dell’euro; delle posizioni e delle politiche di bilancio in base al trattato e al patto di stabilità e crescita, delle politiche strutturali degli Stati membri nei mercati del lavoro, dei beni e dei servizi, delle tendenze dei costi e dei prezzi, soprattutto laddove influiscono sulle possibilità di conseguire una crescita sostenibile e non inflazionista e la creazione di posti di lavoro;. Si misurava inoltre a promuovere riforme fiscali capaci di potenziare l’efficienza e misure dissuasive nei confronti di una concorrenza fiscale pregiudizievole. Si affermava poi che il Consiglio Ecofin (composto, cioè, dai Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri) è l’unico organo autorizzato a formulare e adottare gli indirizzi di massima da seguire per il coordinamento delle politiche economiche, che costituiscono il principale strumento di coordinamento economico. I ministri degli Stati aderenti all’area dell’euro possono riunirsi in modo informale per discutere questioni connesse alle responsabilità specifiche che condividono in materia di moneta unica. La Commissione e, ove opportuno, la BCE sono invitate a partecipare alle riunioni.

    2.c) Terza fase (1°.1.1999-31.12.2001). Nella terza fase è stata costituita la BCE, è stato introdotto l’euro come moneta di conto e sono entrati in vigore i tassi di cambio fissi delle monete nazionali degli Stati aderenti all’Eurosistema. Dal 1°.1.1999 si è reso possibile utilizzare l’euro nei pagamenti non in contanti alle pubbliche amministrazioni, richiedere versamenti in euro dalle pubbliche amministrazioni, comunicare con le pubbliche amministrazioni in euro, tenere la contabilità in euro, procedere nei rapporti privati a pagamenti in euro se accettati dal creditore, il tutto secondo il principio del nessun divieto, nessun obbligo (no prohibition, no compulsion). Il Consiglio dell’Unione europea, nella composizione dei capi di Stato o di Governo, con n. 98/317 del 2 maggio 1998, ai sensi dell’art. 121 n. 4, TCE e sulla scorta della raccomandazione del Consiglio Ecofin, ha riconosciuto l’adesione iniziale all’Eurosistema di 11 Stati: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Spagna. La Grecia è stata ammessa dal 1°.1.2001 con decisione 2000/427/CE del Consiglio, del 19.6.2000. I cambi di conversione delle monete nazionali degli 11 sono stati fissati dal regolamento (CE) n. 2866/98 del Consiglio, del 31.12.1998 e, per la dracma, dal regolamento (CE) n. 1478/2000 del Consiglio, del 19.6.2000. Per i tassi di conversione v. alla voce euro. Il 25 maggio 1998 i governi degli 11 Stati membri partecipanti hanno designato il Presidente, il Vicepresidente e gli altri quattro membri del Comitato esecutivo della BCE. La nomina ha avuto effetto dal 1° giugno 1998, data di istituzione della BCE. La BCE e le banche centrali nazionali (BNC) degli Stati membri partecipanti costituiscono l’Eurosistema, che formula e definisce la nella Terza fase della UEM.

    3. L’unione economica. Inizialmente (nel 1957) limitata all’abbattimento delle barriere interne, tariffarie, regolamentari, fiscali è stata estesa alle politiche di bilancio, richiedendone una disciplina comune e alla politica ridistributiva e di stabilizzazione a livello comunitario. Quanto alle politiche di ridistribuzione col pacchetto Delors II la Comunità aumentava la dotazione dei fondi strutturali e istituiva il Fondo di coesione e per la politica fiscale venivano introdotti i criteri di convergenza per allineare agli obiettivi di Maastricht il tasso di inflazione, il tasso di cambio, il rapporto disavanzo pubblico/OIL, il tasso di interesse a lungo termine.

  • UEMOA

    Acr. di: Union Économique et Monétaire Ouest Africaine (ingl. West African Economic and Monetary Union-WAEMU). Unione economica e monetaria per l’unificazione degli spazi economici nazionali in un mercato comune con una moneta comune e per il consolidamento delle condizioni macroeconomiche attraverso l’armonizzazione delle politiche fiscali. È un prolungamento dell’UMOA ed è stata costituita col trattato del 10.1.1994 (entrato in vigore il 1°.8.1994) con sede a Ouadgadougou (Burkina Faso) da 7 Paesi (Bénin, Burkina Faso, Côte d’Ivoire, Mali, Niger, Senegal e Togo) cui si è unita nel 1997 la Guinea Bissau. Si tratta degli otto Paesi dell’Africa occidentale che fanno parte dell’area del franco francese (q.v. per gli effetti del passaggio all’euro). L’UEMOA è diventata operativa nel 1995. L’organizzazione dell’UEMOA ripete quella comunitaria europea. Gli organi politici sono la Conférence des Chefs d’Etat, autorità suprema che si riunisce almeno una volta all’anno, il Conseil des Ministres che decide la politica monetaria e del credito (le sue riunioni sono organizzate dalla BCEAO che presta anche i servizi di segretariato al Consiglio), la Commission che trasmette raccomandazioni ai due organi precedenti, esegue il bilancio e può adire la Cour de Justice contro gli Stati membri che vengono meno ai loro obblighi nascenti dal diritto comunitario. Gli organi di controllo sono la Cour de Justice, che giudica delle controversie tra gli Stati membri e gli organi comunitari, la Cour des Comptes per il controllo finanziario sugli organi comunitari e la Commission interparlementaire. Esiste, infine, un organo consultivo, la Chambre Consulaire Régionale e due organi economico-finanziari: la BCEAO, istituto di emissione e la BOAD, manca multilaterale di sviluppo.

  • UEP

    Acr. di: Unione Europea dei Pagamenti. Istituita il 18.9.1950 nell’ambito dei paesi dell’OECE, poi OCSE, in sostituzione di un precedente accordo di pagamento e di compensazione. Scopi di questa unione si riconoscevano espressamente nel conseguimento di un massimo di liberalizzazione degli scambi di beni e di servizi, nell’aiutare i Paesi membri a rendersi indipendenti da aiuti esterni di carattere eccezionale, nell’incoraggiarli a conseguire un livello elevato di scambi commerciali e di occupazione in condizioni di stabilità monetaria e finanziaria anche nei riguardi del resto del mondo e non soltanto interna. L’UEP doveva, inoltre, facilitare gli sforzi per giungere alla convertibilità generale, ossia multilaterale, delle monete e a questo scopo si dovevano evitare al massimo i trasferimenti di oro e di valuta. Aderirono all’UEP con relative quote i Paesi dell’Europa occidentale, più la Turchia. La BRI divenne banca agente e banca responsabile della tenuta dei conti. L’Unione fu dotata di fondi per 350 milioni di dollari a valere sugli aiuti ERP, integrati in prosieguo di tempo con i pagamenti dei paesi debitori e con i crediti concessi da quelli creditori, oltre che altri proventi. Moneta scritturale, ossia di conto, fu l’UCE (unità di conto europea) dotata di una parità aurea di 0,888671 grammi di fino, uguale a quella del dollaro. Con il progressivo buon funzionamento dell’Unione, la cui contabilità si resse sui saldi, evitando così al massimo costosi e il più delle volte impossibili esborsi di oro e di valuta pregiata, fu possibile a ogni Paese membro fissare la parità tra la moneta nazionale e quella di conto. In seguito si arrivò alla stabilità dei cambi delle valute dell’Unione e quindi ai cambi multilaterali. Prorogata di volta in volta fino al 1958, l’attività dell’Unione cessò con il raggiungimento dei suoi scopi. Il 27.12.1958 entrò in funzione l’Accordo Monetario Europeo (AME), finalizzato al ripristino del libero mercato monetario e valutario. Poco dopo fu creato un unico mercato dei cambi nel quale ogni moneta fu trattata liberamente contro tutte le altre valute, compreso il dollaro. Scomparvero il mercato cosiddetto “libero” e i mercati semiliberi, compresi quelli per le valute cosiddette trasferibili (v. valuta trasferibile).

  • UFFICIALE GIUDIZIARIO

    Pubblico ufficiale competente compiere atti giudiziali e stragiudiziali. Fra i primi ricordiamo le notificazioni le comunicazioni nel processo civile e in quellopenale, il pignoramento nel processo esecutivo. L’ufficiale giudiziario, infine, deve assistere il giudice all’udienza, sia civile che penale. Importanti atti stragiudiziali sono l’offerta reale (e il relativo deposito) e il protesto delle cambiali e degli assegni, attività in ordine alle quali l’ufficiale giudiziario esercita una competenza concorrente con quella del notaio. Pur non essendo compresi tra i pubblici dipendenti a pieno titolo è considerato un pubblico ufficiale (v.pubblico ufficiale e incaricato di un pubblico servizio). È remunerato con diritti proporzionali alla quantità e alla qualità degli atti compiuti, con indennità di trasferta e percentuali sui crediti recuperati all’erario.

  • UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO

    Organismo indipendente istituito presso le Camere (L. 243/2012, in attuazione della legge costituzionale 20.4.2012, n. 1), con compiti di analisi e verifica dell’andamento dei conti pubblici, produzione di previsioni indipendenti, valutazione dell’osservanza delle regole di bilancio e attivazione dei meccanismi correttivi in caso di scostamento dagli obiettivi. L’Ufficio è costituito da un Consiglio di tre membri, uno dei quali con funzioni di Presidente. Nei primi tre anni di attività la dotazione di personale dell’Ufficio non può superare trenta unità (quaranta dal quarto anno).
    Fonte: Banca d'Italia

  • UFFICIO RECLAMI

    Le banche e gli intermediari che aderiscono all’Ombudsman Giurì bancario … che è un organismo per la risoluzione stragiudiziale delle controversie fra banche, intermediari e clientela - devono istituire un Ufficio reclami. A tale Ufficio la clientela può rivolgersi preliminarmente per qualunque questione derivante da rapporti intrattenuti con la banca o l’intermediario ed avente ad oggetto rilievi circa il modo con cui la banca o l’intermediario stesso abbia gestito operazioni o servizi, purché posti in essere nei due anni precedenti il giorno della presentazione del reclamo
    Fonte: Banca d'Italia

  • UIC

    Acr. di Ufficio Italiano dei Cambi (Cambital). L’Ufficio Italiano dei Cambi è stato soppresso dal 1 gennaio 2008 con il D.lgs. 21/11/2007 n. 231 e le sue funzioni sono esercitate dalla Banca d’Italia, che succede in tutti i diritti e rapporti giuridici di cui l’UIC era titolare. L’UIC nasce come istituto di diritto pubblico con personalità giuridica e gestione autonoma, istituito dal DL. lgt. 17.5.1945 n. 331, allo scopo di acquistare e vendere, a pronti e a termine, oro, divise estere, biglietti di Stato e di banca esteri, titoli e di esercitare in via esclusiva il commercio delle divise e di qualsiasi altro mezzo di pagamento all’estero in tutte le possibili forme. Sottoposto istituzionalmente alla vigilanza del ministero del Tesoro e al controllo di un collegio dei revisori nominati dal Ministro dell’economia e delle finanze, l’Ufficio, successivamente assoggettato anche al controllo della Corte dei conti, era retto da un consiglio di amministrazione e da un comitato presieduti dal governatore della Banca d’Italia. Aveva gestione autonoma ed era provvisto di un fondo di dotazione interamente conferito dalla Banca d’Italia. In passato all’Ufficio era stato attribuito un duplice monopolio: quello dei mezzi di pagamento con l’estero e quello del commercio dell’oro con l’estero, sia per fini industriali che per fini monetari. Riguardo al monopolio dei mezzi di pagamento, dal momento che i regolamenti avvenivano con la intermediazione bancaria, attraverso il mercato, l’attività preminente dell’Ufficio è stata quella di istituto centrale stabilizzatore. Tale funzione si svolgeva anche con operazioni in contropartita con banche, di vendita a pronti e riacquisto a termine di valuta, oltre che con autorizzazioni alle banche ad accrescere o a ridurre l’indebitamento verso l’estero, attività che veniva dall’UIC esercitata sempre in stretta intesa con la Banca d’Italia e in considerazione dei riflessi della componente estera sulla liquidità globale del sistema economico. Quale acquirente-venditore di ultima istanza delle divise e regolatore del cambio, l’UIC deteneva e amministrava tutte le riserve in valuta del paese e provvedeva tramite i servizi operativi all’impiego delle stesse, cercando di conciliare esigenze diverse quali la liquidità, la sicurezza, la redditività e la cooperazione internazionale. Soprattutto negli anni di crisi economica, per una serie di motivi contingenti, l’Ufficio aveva visto accresciuti i suoi poteri in modo assai notevole: emanazione delle disposizioni da impartire alle banche agenti in occasione di provvedimenti che impongono modificazioni dell’ordinamento valutario; effettuazione di ispezioni presso ditte e istituti di credito e di controlli cartolari a posteriori sulla base delle segnalazioni ricevute dalle banche agenti; concessione di autorizzazioni di carattere valutario. Tra le attività dell’Ufficio rientrava quella di elaborazione di statistiche sulla base dei dati forniti dalle banche. Il TU della riforma valutaria (d.p.r. 31.3.1988 n. 148 e DM. 10.3.1989 n. 105) mantenne tale regime di monopolio dell’UIC in materia di cambi, ma i successivi provvedimenti del 1990 (v. disciplina valutaria italiana) lo hanno abolito, svuotando l’UIC di parte delle sue attribuzioni di controllo. La funzione statistica ha così assunto un rilievo di primo piano. All’UIC sono state demandate altre funzioni in merito alle dichiarazioni per trasferimenti al seguito di denaro e valori mobiliari (D.lg. 30.4.1997 n.125), oltre che alle segnalazioni dell’antiriciclaggio (l. 5.7.1991 n. 197). L’attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo internazionale a seguito della soppressione dell’UIC è svolta, in piena autonomia e indipendenza, dall’Unità di Informazione Finanziaria istituita presso la Banca d'Italia. Altre attività tipiche dell’Ufficio erano quelle attinenti alla gestione e attribuzione dei codici identificativi dei titoli (la c.d. anagrafe titoli), alla gestione dell’elenco degli intermediari operanti nel settore e agli adempimenti previsti dalla legge l. 7.3.1996 n. 108 (disposizioni in materia di usura). Infine la l.17.1.2000 n. 7 (nuova disciplina del mercato dell’oro) ha attribuito all’UIC nuove funzioni di certificatore e gestore della qualifica di buona consegna e di verificatore dell’esistenza dei requisiti richiesti agli operatori del settore. Dal 1 gennaio 2008 tutte le funzioni istituzionali dell’Ufficio sono svolte dalle corrispondenti strutture della Banca d’Italia e le relative informazioni sono disponibili nelle sezioni del sito che trattano le rispettive materie mentre le principali funzionalità del sito UIC sono accessibili da una specifica sezione del sito Banca d’Italia.

    Redattori: Fernando FORGHIERI, Bianca GIANNINI

    © 2010 ASSONEBB

     

  • UIC-MAESTRO

    Prodotto software per personal computer distribuito a operatori con l’estero e a banche residenti, idoneo a consentire la compilazione “guidata” delle comunicazioni valutarie statistiche e a permettere la ricerca di informazioni circa i comportamenti previsti dalla nuova normativa.

  • UIT

    Acr. di: Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, più conosciuta ormai con l’acronimo inglese ITU (fr. Union Internationale des Télécomunications-UIT; ingl. International Telecommunication Union-ITU) è un’organizzazione internazionale nata nel 1934 per fusione dell’antica Union des Administrations Télégraphiques fondata nel 1865 e dell’Union radiotélégraphique Internationale, fondata nel 1906. Nella riforma compiuta nel 1993 l’ITU è stata strutturata in tre Settori, uno dei quali è l’ITU Telecommunication Standardization Sector che è succeduto al CCITT. (v. ITU-T). Gli altri due Settori sono l’ITU-R (Radiocommunication Sector) e l’ITU-D (Telecommunication Development Sector.). L’UIT ha sede in Ginevra, è collegata all’ONU ed è tecnicamente un’unione di Stati per la cura di interessi collettivi. Fanno parte dell’ITU 189 Stati e oltre 650 imprese e organizzazioni di settore (per l’Italia Poste Italiane, Telecom, Omnitel; Blu, Pirelli, Edison e diverse altre).

  • UMAC

    Acr. di: Union Monétaire de l’Afrique Centrale. Unione monetaria tra i sei Paesi dell’Africa Centrale dell’area del franco francese (Camerun, Chad, Gabon, Guinea equatoriale, Repubblica Centro-Africana, Repubblica del Congo), istituita con un protocollo annesso al trattato di istituzione della CEMAC, di cui è uno delle due componenti, insieme all’UDEAC. Sono bracci dell’UMAC la BEAC (Banque des États de l’Afrique Centrale) et la COBAC (Commission Bancaire de l’Afrique Centrale: v. sub BEAC).

  • UMBRELLA FUND

    Formula di fondo comune d’investimento conglomerato o a compartimenti multipli, di esperienza tipicamente inglese e lussemburghese, recentemente introdotto anche in Italia. È un fondo d’investimento strutturato in più sub-fondi (sub funds nella terminologia inglese) ognuno dei quali focalizzato su un differente tipo di attività e/o valuta. I sottoscrittori possono investire in uno o più sub-fondi e sono autorizzati a convertire le quote relative ad ogni sub-fondo in quote di ciascuno degli altri sub-fondi a loro discrezione e senza costi (o con una commissione minima). Tale formula offre quindi all’investitore una notevole flessibilità dell’investimento, consentendogli di modificare la struttura del proprio portafoglio attraverso lo spostamento da un fondo all’altro con costi di transazione modesti, se non nulli. Egli affianca in questo modo il gestore nella scelta del mix e del timing degli investimenti, muovendosi tra i diversi sub-fondi al mutare delle attese e degli obiettivi propri e delle condizioni di mercato. Per le loro caratteristiche, gli umbrella funds configurano un prodotto posizionato a metà strada tra il normale fondo comune e la gestione individuale.

  • UMIC

    Acr. di: Upper Middle-Income Countries, in uso nel linguaggio dell’assistenza internazionale allo sviluppo, secondo la definizione adottata dal Development Assistance Committee (DAC) dell’OCSE.

  • UMOA

    Acr. di: Union Monétaire Ouest Africaine (ingl. West African Monetary Union-WAMU). Unione monetaria istituita con trattato del 12.5.1962, tra Bénin, Burkina Faso, Côte d’Ivoire, Mauritania, Niger, Sénégal. Il trattato è stato sostituito dal trattato 14.11.1973 al quale non ha aderito la Mauritania che ha quindi abbandonato l’Unione in quell’anno. Sono successivamente entrati nell’UMOA il Togo il 27.11.1973, il Mali nel giugno 1984 e la GuineaBissau il 2.5.1997. Attualmente fanno parte dell’UMOA gli otto Paesi dell’Africa occidentale dell’area del franco francese (q.v. per gli effetti del passaggio all’euro). L’UMOA è parte dell’UEMOA (Union Économique et Monétaire Ouest Africaine) istituita nel 1994. L’istituto di emissione dell’UMOA è la Banque Centrale des Etats de l’Afrique de l’Ouest (BCEAO). La normativa bancaria è predisposta dalla BCEAO, mentre la vigilanza è esercitata dalla Commission Bancaire, costituita il 24.4.1990 e presieduta dal Governatore della BCEAO. La BCEAO supporta inoltre la Commission Bancaire con i servizi di segretariato.

  • UNAVAILABILITY

    Clausola spesso applicata all’europrestito sindacato con cui le istituzioni creditrici si riconoscono il diritto di revocare il contratto di finanziamento al verificarsi di una situazione di illiquidità dell’euromercato, rappresentante per esse la fonte primaria di funding.

  • UNCTAD

    Acr. di: United Nations Conference on Trade and Development (fr. Conference des Nations Unies sur le Commerce et le Devéloppement- CNUCED). Organo intergovernativo permanente dell’Assemblea generale dell’ONU costituito nel 1964 con sede a Ginevra per le questioni del commercio, degli investimenti e dello sviluppo. I suoi principali obiettivi sono massimizzare le opportunità di commercio investimento e sviluppo e di favorirne l’integrazione nell’economia mondiale su una base ragionevole ed equa. Ne sono membri 191 Paesi, oltre a 108 organizzazioni intergovernative e 190 organizzazioni non governative, entrambi con lo status di osservatori. La Conferenza si riunisce generalmente ogni quattro anni a livello ministeriale, ha un Segretariato permanente con sede a Ginevra e un Trade and Development Board (TDB) che opera come comitato esecutivo e che può costituire Commissioni con speciali incarichi di lavoro (Commission on Trade in Goods and Services, and Commodities; Commission on Investment, Technology and Related Financial Issues; Commission on Enterprise, Business, Facilitation and Development.).

  • UNDERLYING

    Trad. it.: sottostante. Indica qualsiasi fenomeno o andamento da cui dipende il comportamento di un indice o una quotazione. Underlying asset è, p.e., la merce o il titolo che in un’opzione put o call deve essere consegnato se l’opzione è esercitata. Nel caso di un warrant, l’underlying è l’azione che deve essere consegnata quando il warrant è esercitato, o l’obbligazione convertibile è convertita in azioni.

  • UNDERWRITER

    Lett.: sottoscrittore.

    1. L’individuo o l’organizzazione che assume la copertura di un rischio (assicurazione) dietro il pagamento di una commissione (underwriting fees). In questo senso è usato specialmente per le assicurazioni marittime, dove la figura dell’underwriter è caratteristica dei Lloyd’s di Londra, associazione di assicuratori che operano in sindacato accettando rischi proposti loro dai brokers. Nel senso generico di qualsiasi assicuratore il termine è di uso statunitense (underwriter agent, da non confondere con il nostro agente di assicurazioni).

    2. Chi sottoscrive parte di una nuova emissione di azioni o di obbligazioni. Nella terminologia anglosassone dei fondi comuni d’investimento, underwriter indica l’organizzazione indipendente che si incarica della distribuzione delle quote di fondi.

    3. Chi partecipa a un sindacato di garanzia (underwriting group; underwriting syndicate; purchase syndicate) è l’intermediario finanziario che assume il rischio del collocamento di titoli dietro il pagamento di una commissione (underwriting fees). Questa è pari a una percentuale dell’underwriter’s spread che viene riservata esclusivamente ai partecipanti al sindacato. Quando esiste più di un underwriter, chi controlla l’offerta è detto lead-manager. Gli altri sono detti co-manager.

  • UNDERWRITER'S SPREAD

    Nelle emissioni di titoli è la differenza tra prezzo di collocamento al pubblico e netto ricavo per l’emittente che va agli intermediari finanziari incaricati del collocamento.

  • UNDERWRITING

    Lett.: sottoscrizione.

    1. L’assumersi un rischio (assicurazione) dietro pagamento di un premio. Il termine è nato in Inghilterra dove ha indicato fin dal Seicento l’attività di assicuratori marittimi dei Lloyd’s che assumono, pro quota di regola, i rischi sottoscrivendo una polizza fatta circolare tra gli aderential sindacato (v.underwriter, 1). Negli USA indica qualsiasi attività di prestare assicurazione compiuta con la sottoscrizione di una polizza.

    2. Sottoscrizione di una quota di titoli di nuova emissione.

    3. Impegno di garanzia di collocamento di un’emissione di titoli fatta generalmente attraverso un sindacato di garanzia (v. underwriter, 3).

  • UNDERWRITING FEES

    Compenso che spetta a chi prende su di sé la copertura di un rischio e specialmente al sindacato di garanzia per l’impegno che esso assume di acquistare la parte dei titoli da emettere che non troveranno collocamento tra il pubblico. Il compenso dipende dall’entità dell’emissione e dal rischio ed è remunerato con una commissione ritagliata sull’underwriter’s spread.

  • UNECE

    Acr. di: United Nations Economic Commission for Europe, in sigla anche UN/ ECE (fr. Commission Économique des Nations Unies pour l’Europe). Costituita dalla quarta sessione dell’ECOSOC tenuta il 28.3.1947 come commissione regionale delle Nazioni Unite. Suoi compiti sono studiare i problemi economici della regione, raccogliere statistiche e scambiare informazioni tecniche, predisporre convenzioni nel campo dell’ambiente e dei trasporti e fissare norme e standards nel campo della costruzione dei veicoli e degli scambi commerciali compreso l’EDIFACT (Electronic Data Interchange for Administration, Commerce and Transport). Promuove anche la cooperazione economica tra i Paesi membri e tra questi e i Paesi esterni alla regione, l’assistenza ai Paesi in transizione verso l’economia di mercato (v. countries in transition) e la loro integrazione con l’economia europea e mondiale. Ne sono membri 53 Paesi, cioè i 42 Stati europei, più Canada, USA, Cipro, Israele, Turchia e gli 8 Stati asiatici ex URSS. La Commissione si riunisce annualmente. Le sue principali strutture sono: il Committee on Environmental Policy; l’Inland Transport Committee; la Conference of European Statisticians; il Committee for Trade, Industry, and Enterprise Development; il Committee on Sustainable Energy; il Timber Committee; e il Committee on Human Settlements.

  • UNICODE

    Set di caratteri definito dall’ISO e costituito da 65.536 caratteri che consentono di rappresentare tutti i caratteri e i simboli di una lingua con un solo codice

  • UNICREDIT GROUP


    UniCredit è uno dei principali gruppi finanziari Europei che opera in 22 paesi con circa 9.578 filiali e oltre 162.000 dipendenti. UniCredit grazie alla sue estesa rete di banche nell’area dell’Europa centro-orientale (circa 4.000 filiali e sportelli) possiede una delle più elevate quote di mercato dell'area. Come evidenziato nella Figura 1 il Gruppo è attivo in Austria, Azerbaijan, Bosnia - Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Italia, Kazakistan, Kirghistan, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Turchia, Ucraina e Ungheria. Nella Figura 2 sono invece evidenziati i dati relativi all’attività del gruppo suddivisi per area geografica.
    Le origini del gruppo Unicredit risalgono alla costituzione di Rolo Banca nel 1473, quando fu creato l'istituto pubblico di prestito su pegno Monte di Pietà di Bologna. Nel 1998 nasce Unicredito Italiano dall’integrazione di Credito Italiano, Rolo Banca 1473, CariVerona, Banca CRT, Cassamarca, Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Cassa di Risparmio di Trieste. A partire dal 1999 è iniziata l’espansione del gruppo nei mercati CEE in via di sviluppo con l'acquisto della banca polacca Banck Pekao, di Bulbank (Bulgaria) e Pol'nobanca - poi Unibanka - (Slovacchia). Nel 2000 il gruppo perfeziona anche l’acquisizione della società americana di gestione fondi Pioneer Investments (Boston) e la creazione di Pioneer Global Asset Management. Nel 2002 riprende l’espansione ad est mediante acquisizione di Zagrebacka Banka (Croazia), Demirbank Romania - poi UniCredit Romania - e Živnostenskå Banka (Republica Ceca) e con la stipula dell’accordo con Koç (Turchia). Nello stesso anno viene anche acquisita uno dei leader mondiali negli Hedge Fund da parte di Pioneer Investments, la società Momentum. Accanto all’espansione nei vari mercati viene anche curato l’assetto organizzativo del gruppo con la realizzazione del "Progetto S3" che prevedeva la creazione in Italia, di tre banche destinate a diversi segmenti di mercato: UniCredit Banca, UniCredit Banca d'Impresa, Unicredit Private Banking. Viene dunque implementato un nuovo modello organizzativo basato sulla specializzazione per segmento di clientela. In particolare alla Divisione Retail fanno riferimento UniCredit Banca; TradingLab, la società specializzata nella produzione di prodotti finanziari per il segmento retail; Clarima, specializzata nella produzione e distribuzione di prodotti di credito al consumo; UniCredit Banca per la casa, società specializzata nella distribuzione di prodotti e servizi per l'acquisto della casa; Banca dell'Umbria e Cassa di Risparmio di Carpi. Alla Divisione Corporate fanno riferimento UniCredit Banca d'Impresa; UBM, l'investment bank del Gruppo; Locat, leader nel leasing in Italia e Banca Mediocredito (BMC), specializzata nel project financing e nei finanziamenti a medio-lungo termine. Alla Divisione Private e Asset Management riportano UniCredit Private Banking, il Gruppo Pioneer e UniCredit Xelion Banca. Infine vengono create tra il 2003 e il 2004 e affiancate a queste la Divisione New Europe e la Divisione Global Banking Services. 

    Il 2005 segna una tappa fondamentale per il gruppo in quanto non solo procede all’acquisizione di Yapi Kredi (Turchia) ma attua un’importante fusione con il gruppo tedesco HVB, nato nel 1998 dall'aggregazione di due banche bavaresi (Bayerische Vereinsbank e Bayerische Hypotheken-und Wechsel-Bank), dando vita a una sola, grande banca europea. Infine in tempi più recenti, il gruppo ha concentrato la sue risorse per proseguire l’espansione in Ucraina e in Asia centrale con le acquisizioni in Kazakistan, Tagikistan e Kirghizistan. Il 2007 segna invece una tappa fondamentale per il rafforzamento del posizionamento del gruppo UniCredit in ambito nazionale con l’importante fusione con il gruppo Capitalia, nato nel 2002.
    Link: http://www.unicreditgroup.eu/it
    Redattore: Bianca GIANNINI
    © 2010 ASSONEB

     

     

     

     

  • UNICREDITO

    Unicredito spa era una holding capogruppo (Gruppo Unicredito), costituita sul finire del 1994 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Verona e dalla Fondazione Cassamarca di Treviso, che conferivano a essa le rispettive società aziende bancarie, più l’86,04% della Banca di Bergamo. Nel giugno 1997 entravano nella holding la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste e nel settembre la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino che conferivano rispettivamente Cassa di risparmio di Trieste-Banca e Banca CRT. Con l’integrazione dei Gruppi Unicredito e Credito italiano le partecipazioni di Unicredito sono state trasferite al Credito italiano (poi rinominato UniCredito) che le ha incorporate nel 2002. Cariverona e Banca CRT sono le due maggiori banche apportate.

  • UNICREDITO ITALIANO

    1. Denominazione assunta dal Credito italiano nell’ottobre 1998 in seguito all’integrazione dei gruppi Credito italiano e Unicredito secondo il modello organizzativo del tipo federale multibusiness, che attribuisce a ogni banca federata azione autonoma di sviluppo sotto l’indirizzo e il governo dell’alta direzione del Gruppo. L’integrazione, completata nel 2000, è consistita in queste operazioni: a) trasferimento da Unicredito al Credito italiano delle partecipazioni detenute in Banca CRT (100%), Cassamarca (100%), Cariverona Banca (80,75%) e Banca di Bergamo (86,04%); b) mutamento della denominazione di Credito italiano in UniCredito italiano; c) aumento del capitale sociale di UniCredito italiano a fronte dell’apporto. Nel 1999 è stato costituita una società col nome storico di Credito italiano (100% UniCredito italiano) cui sono state conferite le attività bancarie dirette italiane.

    2. UniCredito italiano, sempre nel 1999, ha incorporato la Banca popolare di Rieti e ha acquisito il 96,82% di Caritro-Cassa di risparmio di Trento e Rovereto (Caritro) e, nel 2000, il controllo della Cassa di risparmio di Trieste-Banca. Infine nel 2001 è stato deliberato il progetto (realizzato nel 2002) di incorporazione di Banca CRT, Cariverona Banca, Cassamarca, Caritro, Cassa di risparmio di Trieste, Rolo Banca 1473 nel Credito italiano che viene rinominato UniCredit Banca. Il Gruppo UniCredito italiano si pone al secondo posto nella graduatoria Mediobanca 2003 dei gruppi bancari italiani e al primo per capitalizzazione di borsa. Nella graduatoria Fortune Global 500 dei 68 grup- pi bancari mondiali compresi nei 500 gruppi mondiali per il 2000 il Gruppo è al ventisettesimo posto.

    3. Il Gruppo ha una forte presenza nell’Europa dell’Est, dove è presente col 53,17% della Bank Pekao SA-Grupa Pekao di Varsavia (con le controllate Bank Depzytowo-Kredytowy ucraina e la Bank Polka Kasa Opiecki Tel Aviv Ltd.). Nel 2000 ha acquisito il 62,6% della Splitska Banka su Spalato, la Pol’nobanka AD di Bratislava (rinominata Unibanka), l’85,2% della Bulbank bulgara. Sempre nell’Est europeo, controlla, oltre alle banche elencate, anche la Zagrebanka croata, la Demirbank rumena e, dall’agosto 2002, la Zivnostenska Banka ceca. Nel 2000 UniCredito italiano ha acquisito il 100% della Pioneer Investment Management statunitense, società di asset management con numerose filiali in Europa.

    4.Nel 2005 UniCredito si fonde con il Gruppo tedesco HVB, nato nel 1998 dall'aggregazione di due banche bavaresi (Bayerische Vereinsbank e Bayerische Hypotheken-und Wechsel-Bank), dando vita a una sola, grande banca europea e procede la sua espansione in mercati in via di sviluppo con l’acquisizione di Yapi Kredi da parte di Koç (Turchia). Il 20 maggio 2007 è stato approvata la fusione per incorporazione di Capitalia S.p.A., gruppo esistente dal 2002, che ha rafforzato il posizionamento del gruppo Unicredito nel mercato italiano. Nel 2008, a seguito delibera dell’Assemblea straordinaria dell’8 maggio, la denominazione sociale è stata variata in UniCredit S.p.A..
     Il gruppo UniCredit si è gradualmente affermato come uno dei principali gruppi finanziari Europei con una forte presenza in diversi paesi (Austria, Azerbaijan, Bosnia-Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Italia, Kazakistan, Kirghistan, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Turchia, Ucraina e Ungheria).

    Link: http://www.unicreditgroup.eu/it/home.htm

    Redattore: Redazione, Bianca GIANNINI
    © 2010 ASSONEBB

  • UNIONCAMERE

    Abbr. di: Unione italiana delle Camere di commercio. Organizzazione rappresentativa delle Camere di commercio (v. Camera di commercio, industria, artigianatoe agricoltura). Promuove e gestisce servizi di interesse delle Camere mediante proprie aziende speciali o con la partecipazione a organizzazioni (enti, società, consorzi ecc.) anche a capitale prevalentemente privato.

  • UNIONE BANCARIA (ENCICLOPEDIA)

    Abstract

    L’Unione Bancaria è uno dei quattro pilastri della politica finanziaria dell’euro, insieme a quello fiscale, economico e politico. E’ un progetto avviato dall’ Unione Europea nel 2010 relativo a sistemi di vigilanza e ristrutturazione delle banche per la stabilità finanziaria della zona euro. Dopo la crisi innescata negli Stati Uniti dai mutui subprime nel 2007, una profonda revisione ed evoluzione dei sistemi di controllo sulle banche ha visto la luce nel quadro normativo dell’UE. L’Unione Bancaria europea si basa su un corpus unico di norme che comprende un Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (SRM) e un sistema di garanzia dei depositi accentrato a livello europeo, la cui supervisione è affidata alla Banca Centrale Europea (BCE) attraverso un meccanismo di vigilanza unico (SSM). Per far ciò, la Commissione Europea ha quindi proposto una tabella di marcia con diverse fasi per implementare l’Unione Bancaria. Sin dall’istituzione del Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria (SEVIF) nel 2010, l'obiettivo generale del legislatore europeo nel progetto dell’Unione Bancaria è quello di evitare nuove crisi della zona euro, di spezzare il legame fra le crisi finanziarie e quelle dei debiti pubblici nazionali e di ricostruire la fiducia degli investitori nel settore bancario (vedi anche L'Unione Bancaria divide l'Europa). A livello globale, l'Unione Bancaria è in linea con gli impegni assunti dall'UE in seno al G20 e negli Accordi di Basilea III, nel quadro di un insieme di provvedimenti approvati per la vigilanza bancaria in conseguenza della crisi finanziaria del 2007-08 con l'intento di perfezionare la preesistente regolamentazione del settore bancario, l'efficacia dell'azione di vigilanza e la capacità degli intermediari di gestire i rischi che assumono. L’Unione Bancaria si basa fondamentalmente su tre pilastri: il Meccanismo di Vigilanza Unico (SSM) entrato in vigore nel 2013 ma operativo da novembre 2014, il Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (SRM) che entrerà in vigore nel 2016 e il Fondo Unico di Risoluzione (SRF) che dopo una fase transitoria, a partire dal 1 gennaio 2015, sarà a regime dal 2025.

    La BCE Autorità di Vigilanza dell’Unione Bancaria. Meccanismo di Vigilanza Unico (SSM)

    Il primo pilastro dell'Unione Bancaria è un sistema di supervisione sotto il controllo della BCE operativo nel novembre 2014. Dopo la proposta della Commissione il 12 settembre (IP/12/953), il quadro normativo dei successivi regolamenti 1022/2013 -22/10/2013 e 1024/2013-15/10/2013 del suddetto Meccanismo prevede compiti di vigilanza diretta della BCE sulle banche europee più rilevanti (sistemiche) e compiti di vigilanza decentralizzata delle Autorità locali, con potere di avocazione della BCE, sulle banche meno rilevanti.

    La BCE, dunque, vigila sulle banche che vengono definite di “rilevanza sistemica”. Questi istituti, per essere definiti tali, devono rispondere ad una serie di prerequisiti: avere asset per 30 miliardi di euro, oppure avere un fatturato pari ad un quinto della ricchezza nazionale dello Stato di appartenenza (circa il 20% del PIL) e attivi con un valore superiore ai 5 miliardi di euro. In questo modo in ogni Paese saranno controllate almeno le tre banche più grandi. I criteri di “rilevanza sistemica” escludono però la maggior parte degli istituti europei, i quali continueranno ad essere controllati dalle banche centrali nazionali invece che dalla BCE, come avvenuto finora. Materialmente, la BCE avrà la supervisione diretta di circa 130 banche giudicate “sistemiche”, mentre le autorità di vigilanza nazionale supervisioneranno le circa 6000 banche rimanenti, seguendo, però, regole e procedure concordate a livello europeo.

    In sintesi, alla BCE, si garantisce la piena indipendenza nell’esercizio della funzione di vigilanza prudenziale, affidandone la responsabilità del funzionamento. Inoltre, è previsto che essa risponda al Parlamento e al Consiglio europeo e trasmetta annualmente una relazione sull’esecuzione dei suoi compiti a tali organi, nonché alla Commissione Europea, all’Eurogruppo e ai Parlamenti nazionali degli Stati membri partecipanti, secondo le regole di accountability. Fra i poteri direttamente conferiti alla BCE rientrano, fra l’altro, quelli di richiedere informazioni, svolgere indagini generali e compiere ispezioni in loco.

    Questo nuovo meccanismo modifica il Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria (SEVIF) attivo dal 2010.

    Gestione delle Crisi Bancarie. Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (SRM)

    Il secondo pilastro dell'Unione Bancaria è rappresentato dal meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie. Il Consiglio dei ministri delle Finanze dell’UE ha raggiunto un accordo sull’impostazione generale di queste nuove norme il 27 giugno (MEMO/13/601) e la relazione della commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo è stata adottata il 20 maggio, aprendo i negoziati tra Consiglio e Parlamento europeo per l’adozione finale del Meccanismo.

    Il Meccanismo unico di risoluzione delle crisi per l'Unione Bancaria, proposto sin dal 10 luglio 2013 dalla Commissione europea, completerebbe il Meccanismo di Vigilanza Unico (SSM). Nel caso in cui, malgrado la vigilanza rafforzata, una banca soggetta al Meccanismo di Vigilanza Unico dovesse trovarsi in gravi difficoltà, il Meccanismo Unico di Risoluzione delle crisi permetterebbe di gestire la sua crisi in modo efficiente, riducendo al minimo i costi per i contribuenti e l’economia reale.

    Il Meccanismo unico di risoluzione (SRM) riguarderà le banche aderenti al Meccanismo di Vigilanza Unico (SSM) e prevede un accentramento della facoltà di decidere circa il salvataggio o il fallimento di una banca sotto la supervisione della BCE. L'efficacia di questo meccanismo è garantita dalla creazione di un fondo ad hoc, il Single Resolution Fund-SRF (vedi paragrafo successivo). Inoltre, un comitato formato da rappresentanti delle autorità nazionali, il Single Resolution Board che opera sotto la direttiva della BCE, ha il compito di controllare la normale esecuzione delle manovre di salvataggio o di un eventuale fallimento di una banca. Questo nuovo organo va a modificare i compiti della già funzionante European Banking Authority (EBA).

    In sintesi, come mostrato nella (Fig. 1) il procedimento del nuovo meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie vede la BCE segnalare una banca che richiede di essere sottoposta a ristrutturazione; Il Single Resolution Board preparare la proposta circa le misure di risoluzione della banca; La Commissione e il Consiglio Europeo assumere la decisione finale (ed eventualmente l’utilizzo del Fondo di risoluzione SRF); Infine le autorità nazionali assistere il Single Resolution Board nell’attuazione delle misure.

    Fig.1 Principali fasi del Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (SRM):

    In questo quadro normativo, l’intenzione del legislatore europeo è quella di creare una stretta connessione fra la realizzazione di un Meccanismo di Vigilanza Unico (SSM) e la creazione di modelli comuni di risoluzione delle crisi bancarie (Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi-SRM). La crisi finanziaria, ha, infatti, evidenziato che il salvataggio di banche da parte dei Governi nazionali, può comportare effetti negativi sul debito sovrano dello Stato interessato estendendo successivamente i danni alle economie di altri Stati dell’Unione monetaria e producendo costi, che devono essere sostenuti dai contribuenti degli stessi Stati nazionali. Di conseguenza il già esistente Sistema Europeo di Vigilanza Finanziaria (SEVIF) e la successiva vigilanza unica della BCE (Single Supervisory Mechanism - SSM) da soli non basterebbero a superare tale criticità. Ed è proprio per questo motivo che per ovviare a tali lacune, nell’intenzione del legislatore europeo, la creazione di un Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi (SRM) è necessario per armonizzare gli strumenti di intervento a disposizione degli Stati europei e assoggettare il costo del salvataggio delle banche ai suoi azionisti e creditori e non ai contribuenti.

    Chi Paga le Perdite delle Crisi. Fondo Unico di Risoluzione (SRF)

    Il terzo pilastro dell’Unione Bancaria è strettamente legato al secondo (vedi sopra) ed è caratterizzato dal Single Resolution Fund (SRF). L’accordo raggiunto sul SRM e sul SRF prevede che gli Stati daranno vita ad un fondo “salva-banche” unico, finanziato con prelievi sugli istituti di credito a livello nazionale. L’SRF sarà finanziato mediante prelievi sulle banche che inizialmente saranno gestiti a livello nazionale, poi confluiranno gradualmente in 10 anni in un unico fondo europeo. Nel primo anno, le banche in default controllato potranno attingere solo al fondo fornito dagli istituti del proprio Paese. Il settore pubblico rimarrà responsabile solo su base temporanea e in via sussidiaria, nei casi in cui il suo intervento sia inevitabile per assicurare la stabilità dell’intero sistema bancario nazionale. Il Single Resolution Fund (SRF) quindi prevede la creazione di un fondo unico di risoluzione che si costituirà di circa 55 miliardi di euro in dieci anni e servirà al sistema bancario per rifinanziare gli istituti europei in crisi. Il fondo SRF, dopo una fase transitoria che comincerà il 1 gennaio 2015, sarà a regime dal 2025. Inoltre, gli oneri connessi alle crisi bancarie saranno posti a carico, nell’ordine, degli azionisti, degli obbligazionisti e dei depositanti per le giacenze superiori a 100 mila euro. Nel complesso i privati dovranno necessariamente coprire le perdite della banca in default per un ammontare almeno pari all’8% degli attivi dell’istituto. Oltre tale soglia, interverrà in seconda battuta il SRF per un ammontare del 5% degli attivi della banca, qualora dovessero necessitare di ulteriori risorse i Governi potranno intervenire attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

    Bibliografia

    COUNCIL OF THE EUROPEAN UNION, “3281st Council meeting Economic and Financial Affairs”, Press release, 17983/13

    COUNCIL REGULATION (EU) No 1024/2013 of 15 October 2013 (http://new.eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32013R1024)

    EUROPEAN CENTRAL BANK, Website (http://www.ecb.europa.eu/)

    EUROPEAN COMMISSION, Website (http://ec.europa.eu/)

    MANCINI M. (2013) “Dalla vigilanza nazionale armonizzata alla Banking Union”, Quaderni di ricerca giuridica Banca d’Italia, N. 73, Settembre (http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/quarigi/qeg_73/qrg_73)

    VALIANTE D. (2014) “Law and Economics of banking union: new empirical evidence from the Euro area”, Forthcoming CEPS Working Document

    Redattore: Giovanni AVERSA

  • UNIONE BANCARIA: IL DIBATTITO IN EUROPA

    L’Unione Bancaria divide l’Europa

    Durante i lavori per la creazione di un’Unione Bancaria iniziati sin dal 2010, si sono più volte palesate le divisioni degli Stati dell’eurozona riguardo l’ambizioso progetto europeo. Il progetto prevede la creazione di un fondo unico di risoluzione (SRF) da 55 miliardi di euro in dieci anni, che servirà al sistema bancario per rifinanziare gli istituti europei in crisi e la parallela creazione di un meccanismo unico di risoluzione delle crisi sotto il diretto controllo della Banca Centrale Europea (BCE). Le difficoltà affrontate dai Paesi europei in sede di accordi, riguardano vari temi dell’Unione Bancaria, tra cui il meccanismo del sistema di vigilanza sulle banche europee, il fondo per gli istituti di credito in difficoltà e l’eccessiva frammentazione decisionale nei processi di gestione delle crisi. Inoltre, le resistenze legate alla difesa della sovranità dei singoli ordinamenti nazionali e le difficoltà della mediazione politica fra i vari Governi hanno rallentato il processo di realizzazione della nuova Unione Bancaria.

    Principali Motivi di Dibattito

    1) Fondo di risoluzione unico. L’Unione Bancaria prevede attraverso il Single Bank Resolution Fund (SRF) la creazione di un fondo “salva banche” europeo. La realizzazione e l’implementazione futura di questo fondo però, incontra l’opposizione di alcuni Stati, tra cui la Germania, contrari alla creazione di un paracadute finanziario sostenuto dai prelievi sugli istituti di credito a livello nazionale da utilizzare nei momenti di difficoltà del sistema finanziario europeo insieme al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Questo tema, difatti, ha confermato la spaccatura esistente fra i Paesi come Germania, Olanda e Finlandia che non intendono fornire garanzie pubbliche alle banche incapaci di trovare sul mercato le risorse per ricapitalizzare, e Paesi come l’Italia, vicini alle idee dei vertici della BCE, che temono il rischio di una nuova crisi di fiducia nel sistema bancario nel caso di fallimento del fondo. La distanza maggiore tra le opinioni al riguardo sono risultate proprio quelle della Germania e dell’Italia, rese note attraverso due lettere ufficiali inviate al presidente dell’ECOFIN, al Presidente della BCE e al Commissario Europeo, su visioni contrastanti riguardo gli eventuali costi delle banche in crisi che potrebbero pesare sugli Stati più solidi dell’Unione.

    2) Gestione Crisi Bancarie: Controllo Europeo o Nazionale?. L’Unione Bancaria prevede oltre alla creazione del fondo di risoluzione unico, di cui sopra, la creazione di un sistema di vigilanza sugli istituti di credito europei controllato dalla BCE che vada a sostituire il sistema di vigilanza nazionale attuale. Bruxelles e in particolare la Commissione Europea, sostiene che la gestione degli istituti di credito deve essere uniformata alla vigilanza sugli istituti stessi. Se quindi la BCE vigilerà sulle principali banche europee, anche la procedura di fallimento o di salvataggio va gestita a livello europeo, per armonizzare ed evitare l’applicazione a livello nazionale di regole disomogenee. La Germania ha più volte richiesto la nascita di un sistema decentrato di gestione dei default bancari, in modo da sfuggire ad una condivisione delle risorse impiegate in caso di salvataggio. Nonostante le pressioni della BCE e della Commissione per creare un Meccanismo solido, Berlino sta infatti cercando di mantenere i poteri di risoluzione nelle mani delle autorità nazionali e rifiuta di farsi carico dei rischi bancari degli altri Paesi. Nelle intenzioni della Commissione europea, una delle componenti fondamentali dell’Unione Bancaria è costituita proprio dalla sorveglianza e dal meccanismo di gestione delle crisi. Tali funzioni sarebbero svolte dalla BCE attraverso un nuovo Consiglio indipendente, il Single Resolution Board, che avrà il compito di controllare la normale esecuzione delle manovre di salvataggio o di un eventuale fallimento di una banca, andando a modificare i compiti della già funzionante European Banking Authority (EBA). Al contrario, la Germania vede nell’istituzione del Single Resolution Board un conflitto d’interessi che potrebbe mettere a rischio l’attività di politica monetaria e di controllo dell’inflazione propria della BCE. Berlino suggerisce una sorveglianza bancaria distinta e separata dalla politica monetaria come avviene attualmente con la sorveglianza dell’ European Banking Authotity (EBA), il cui potere però è molto limitato dalla supervisione che avviene al livello nazionale. La Germania sostiene, inoltre, che formalmente gli odierni Trattati non consentono una qualsiasi forma di messa in comune di risorse utilizzabili da un solo Stato o la costituzione per via legislativa ordinaria di nuove istituzioni destinate ad avere un peso considerevole nella vita politica ed economica dell’eurozona. Secondo il legislatore europeo, la proposta di un meccanismo unico di risoluzione delle crisi nell’Unione Bancaria è in linea con i Trattati e conferendo nuovi poteri alla BCE consentirebbe in tutta l’Unione Europea una migliore prevenzione e gestione delle crisi.

    3) Meccanismi Decisionali: Logica Federale o Confederale?. La nascita dell’Unione Bancaria e i relativi meccanismi decisionali nel settore finanziario europeo, fanno riemergere vecchie frizioni sugli assetti istituzionali da assegnare all’UE. In realtà, i due tasselli fondamentali di questa Unione Bancaria (Meccanismo di Supervisione Unico-SSM e il Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi-SRM) rappresentano un compromesso tra le visioni federaliste e quelle confederali. Nonostante gli importanti ruoli assegnati alla BCE e al Consiglio unico (Single Resolution Board) dal corpus normativo dell’Unione Bancaria, ai singoli Stati viene lasciato un forte potere discrezionale sull’utilizzo dei fondi comuni e un forte potere di pressione sui processi decisionali formalmente attribuiti a livello europeo.

    Redattore: Giovanni AVERSA, Chiara OLDANI

  • UNIONE DEL MAGHRED ARABO (UMA)

    (fr. L'Union du Maghreb arabe). Organizzazione economica e politica con sede a Rabat, nata nel 1989 a Marrakech, costituita da cinque Paesi membri del Maghreb: Algeria, Libia, Marocco, Mauritania e Tunisia. E’ una organizzazione economica dei paesi nord africani.
    L'Unione si prefigge l'obiettivo di coordinare e armonizzare i piani di sviluppo dei cinque paesi, gli scambi e le relazioni interregionali con l'Unione europea.
    Gli assi di intervento sono volti a rafforzare i legami di fratellanza tra i Paesi membri e i loro popoli; favorire il progresso e la prosperità delle società che compongono l’unione e difenderne i diritti; contribuire al mantenimento della pace fondata sulla giustizia e l'equità; perseguire una politica comune in diversi settori; lavorare progressivamente per realizzare la libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e del capitale.
    Tra i suoi obiettivi, a livello internazionale l’unione opera al fine di raggiungere un consenso tra gli Stati membri e la creazione di una cooperazione diplomatica, basata sul dialogo. A livello nazionale gli obiettivi sono di carattere difensivo, economico e culturale. L’unione opera infatti per tutelare l'indipendenza di ogni Stato membro; realizzare lo sviluppo industriale, agricolo, commerciale e sociale degli Stati membri attraverso lo sviluppo e la gestione di progetti comuni e lo sviluppo di programmi globali e settoriali; favorire la cooperazione per lo sviluppo e il mantenimento dei valori spirituali e morali basati sugli insegnamenti dell’Islam e di salvaguardare l'identità nazionale araba fornendo i mezzi necessari per conseguire tali obiettivi, in particolare in materia di scambio di docenti e studenti e attraverso la creazione di istituzioni accademiche e culturali. Organo supremo dell’Unione è il Consiglio presidenziale composto dai capi di Stato dei Paesi membri. Il Consiglio dei Ministri per gli Affari Esteri predispone le sessioni del Consiglio presidenziale ed esamina le questioni sottoposte dai Comitati e dalle Commissioni ministeriali specializzate.


    Redattore: Sara SAVASTANO

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  • UNIONE DELL' INNOVAZIONE

    Iniziativa faro della Commissione europea, nell'ambito di Europa 2020, lanciata dalla Commissione il 6 ottobre 2010, prima strategia integrata per potenziare la ricerca e l'innovazione in Europa, attraverso investimenti pubblici mirati, il sostegno al settore privato e la rimozione delle barriere alla libera circolazione dei ricercatori e delle loro idee e rafforzare così tutti gli anelli della catena innovativa dalla ricerca di base alla commercializzazione dei risultati. L'obiettivo di Europa 2020 di incrementare gli investimenti fino al 3% del PIL in ricerca e sviluppo permetterebbe la formazione di 3.700 milioni di posti di lavoro e l'innalzamento del PIL annuo a 795 miliardi di euro entro il 2025. Per consentire il raggiungimento di questo traguardo è necessario impiegare 1 milione in più di ricercatori. Il piano della suddetta iniziativa faro prende le mosse da alcuni elementi chiave: i partenariati europei per l'innovazione; un quadro valutativo dell'Unione dell'innovazione ed un elenco di controllo relativo ai sistemi innovativi efficaci; la proposta di un regime transfrontaliero per il capitale di rischio e la cooperazione con la BEI; rimozione degli ostacoli alla mobilità dei ricercatori; accesso maggiore ai risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici; istituzione di un consiglio direttivo europeo in materia di design e un marchio europeo del design di eccellenza; sviluppo di un progetto pilota sull'innovazione sociale in Europa per formare nuove competenze a tutti i livelli occupazionali; fondi stanziati dai governi per appalti pubblici di prodotti e servizi innovativi; rinnovo del regime europeo della proprietà intellettuale attraverso un accordo sul brevetto UE, la creazione di un tribunale specializzato per i brevetti, la fissazione di standard interoperabili ed un accesso agevolato al capitale; un regime dei fondi strutturali maggiormente incentrato sull'innovazione. A livello nazionale gli Stati membri sono tenuti ad attuare una programmazione congiunta e a rafforzare la cooperazione transnazionale nei settori con un valore aggiunto dell'UE.

    http://ec.europa.eu/europe2020/europe-2020-in-a-nutshell/flagship-initiatives/index_en.htm



    [i] Paul Zagamé (2010) (paper) "The costs of a non-innovative Europe: what can we learn and what can we expect from the simulation works" (http://ec.europa.eu/research/social-sciences/pdf/demeter-costs-non-innovative-europe-zagame_en.pdf)

  • UNIONE DI BERNA

    Tr. it. della denominazione abbr. ingl. Berne Union; nome per esteso: International Union of Credit and Investment Insurers (fr. Union de Berne). Associazione di diritto svizzero tra assicuratori di crediti all’esportazione e di investimenti esteri costituita nel 1934 (col nome di Union of Assurers for the Control of International Credits, modificato in quello attuale nel 1974) tra 4 assicuratori di Francia, Italia, Spagna e UK specializzati in questo settore allora emergente. Ne fanno oggi parte 51 assicuratori di 42 Paesi. Il segretariato dell’Unione è a Londra e la lingua utilizzata è l’inglese.

  • UNIONE DOGANALE

    Forma di integrazione economica fra paesi più evoluta rispetto all’area di libero scambio, caratterizzata dall’eliminazione delle tariffe alle importazioni da paesi sottoscrittori di questo tipo di Accordo Internazionale, dall’adozione di una  tariffa esterna comune  sulle importazioni provenienti dal resto del mondo, che in genere viene gestita da un’autorità sovranazionale e, infine, la suddivisione dei proventi derivanti da quest’ultima secondo una formula stabilita. Fenomeno proprio delle unioni doganali è il protezionismo discriminatorio che favorisce la creazione degli scambi fra Stati membri (trade creation) e genera fenomeni di diversione degli stessi a scapito di paesi terzi (trade diversion).Alle origini della Comunità economica europea, che oggi è tecnicamente un’unione economica, c’è un’unione doganale costruita gradualmente tra il 1958 e il 1968 dagli Stati membri dell’accordo che ha realizzato la libertà di circolazione delle merci al proprio interno. In genere l’obiettivo di questo tipo di accordo è quello di dare avvio al processo di unificazione economica fra i paesi aderenti. Per la completa realizzazione di un’unione doganale è indispensabile la realizzazionedi un certo grado di omogeneità politica, dato che la piena attuazione della libertà di interscambio tra paesi membri rende necessario il formarsi di un mercato unico insieme al coordinamento ed alla disciplina dei vari aspetti della vita economica.

  • UNIONE DOGANALE DELL'AFRICA MERIDIONALE (SACU)

    Acr. di: ing. Southern Africa Customs Union (SACU) L'Unione Doganale dell'Africa Meridionale è tra le più antiche Unioni di libero scambio al mondo. E’ stata fondata nel 1910 da 5 paesi dell'Africa meridionale: Botswana, Lesotho, Namibia, Sudafrica e Swaziland. La sede è à Windhoek in Namibia. E’ una organizzazione economica dei paesi dell’Africa meridionale. Gli obiettivi dell’Unione consistono nel facilitare la libera circolazione dei beni tra i Paesi membri; creare istituzioni democratiche efficaci e trasparenti che permettano di assicurare benefici di commercio equo tra gli stati membri; realizzare le migliori condizioni per una leale competitività nell’ambito dell’Area di Libero Scambio (Common Customs Area); favorire le opportunità d’investimento nell’area di libero scambio; rilanciare lo sviluppo economico, la diversificazione, l’industrializzazione e la competitività dei Paesi membri e promuoverne l’integrazione nell’ambito dell’economia globale attraverso lo sviluppo di attività commerciali e di investimenti; promuovere una equa suddivisione delle ricchezze derivanti dal libero scambio, dalle imposte e delle entrate aggiuntive e facilitare lo sviluppo di strategie e politiche comuni. www.sacu.int


    Redattore: Sara SAVASTANO

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  • UNIONE DOGANALE ED ECONOMICA DELL'AFRICA CENTRALE (UDEAC)

    Acr. di: Union Douaniere et Economique de l’Afrique Centrale (ingl. Central African Customs and Economic Union). Unione doganale costituita con sede a Bangui (Repubblica Centro-Africana) l’8.12.1964 da cinque Paesi e cioè Camerun, Chad, Gabon, Repubblica Centro-Africana, Repubblica del Congo ai quali si è aggiunto nel gennaio 1984 la Guinea equatoriale, tutti facenti parte dell’area del franco francese (franc CFA). È entrata in vigore il 1°.1.1966 ed è stata integrata nel 1994 nella CEMAC (Communauté Économique et Monétaire de l’Afrique Centrale). Bracci dell’UDEAC sono la BDEAC (Banque de développement des États de l’AfriqueCentrale), l’EIED (École Inter-Etats des Douanes), l’ISTA (Institut Sous-régional multisectoriel de Technologie Appliquée, de planification et d’évaluation de projets), l’ISSEA (Institut Sous-régional de Statistique et d’Économie Appliquée).

  • UNIONE ECONOMICA

    Forma molto elevata (rispetto all’unione doganale) di integrazione economica fra Paesi aderenti che prevede non solo la piena mobilità dei beni, dei servizi e dei fattori della produzione, ma anche un elevato grado di armonizzazione delle politiche economiche, in particolare di quelle monetarie e fiscali (v. anche Unione europea; unione monetaria).

  • UNIONE EUROPEA

    L’UE (fr. Union européenne-UE; ingl. European Union-EU) è un’organizzazione sovranazionale, dotata di personalità giuridica, composta da 27 Stati europei (nel 2010), istituita nel 1992 con il Trattato di Maastricht. In realtà, questo trattato ha segnato soltanto una delle tappe di un lungo processo d’ integrazione avviato al termine del secondo conflitto mondiale (v. in proposito, anche per un profilo storico, Comunità Europee) e che, con fasi alterne, prosegue nel suo percorso comune.

    1. I trattati istitutivi. Cronologia

    1957 - Trattato che istituisce la Comunità Economica Europea (Trattato di Roma)
    1957 - Trattato che istituisce la Comunità Europea dell’energia atomica
    1986 - Atto unico europeo, modifica il Trattato CE e avvia la creazione del mercato unico
    1992 - Trattato sull’Unione Europea (Trattato di Maastricht), istituisce l’UE fondata su tre pilastri e vara l’Unione Economica e Monetaria
    1997 - Trattato di Amsterdam, modifica e introduce una nuova numerazione dei trattati UE e CE
    2001 - Trattato di Nizza, modifica il Trattato CE e UE al fine di garantire il buon funzionamento delle istituzioni dopo l’allargamento a 25 Stati membri
    2009 - Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (Trattato di Lisbona)

    2. Stati membri

    Fanno parte dell’UE 27 Stati: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Repubblica slovacca, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria (v. in proposito Allargamento della Comunità Europea). Il Trattato di Lisbona prevede che uno Stato possa recedere dall’Unione.

    3. Obiettivi

    I grandi obiettivi dell’UE sono: a) promozione della pace, dei suoi valori e del benessere dei suoi popoli; b) sviluppo di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia (libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l’asilo, l’immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest’ultima; c) sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata (stabilità dei prezzi, economia sociale di mercato fortemente competitiva, piena occupazione e progresso sociale); d) promozione del progresso scientifico e tecnologico; e) solidarietà e rispetto reciproco tra i popoli, lotta all'esclusione sociale e alle discriminazioni (commercio libero ed equo, eliminazione della povertà e tutela dei diritti umani); f) tutela della giustizia sociale (promozione della parità tra donne e uomini, solidarietà tra le generazioni e tutela dei diritti del minore, rispetto della diversità culturale); g) promozione della coesione economica (sociale e territoriale, solidarietà tra gli Stati membri); h) istituzione di un'Unione Economica e Monetaria la cui moneta è l'euro; i) relazioni con il resto del mondo (l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini). Per realizzare questi obiettivi, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva, l’Unione opera, secondo il principio di sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri - né a livello centrale né a livello regionale e locale - e possono dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario.

    4. L’architettura istituzionale

    Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1 dicembre 2009, viene superata la struttura dell’Unione fondata su tre “pilastri” (Comunità Europee, politica estera e di sicurezza comune e cooperazione giudiziaria in materia penale e di polizia), prevista dal Trattato di Maastricht del 1992 e viene meno la distinzione tra “Comunità Europea” e “Unione Europea”: la prima cessa formalmente di esistere e viene riassorbita nella seconda. Nel sistema originario ogni “pilastro” aveva procedure e strumenti giuridici propri, la loro soppressione ha consentito un’armonizzazione delle procedure e degli atti giuridici dell’Unione.

    5. Istituzioni

    Gli Stati membri operano una delega di sovranità a tre istituzioni indipendenti dell’UE: il Parlamento Europeo (eletto ogni cinque anni a suffragio universale diretto esprime gli interessi dei cittadini dell’Unione e non più dei popoli degli Stati, composto da 751 seggi ripartiti secondo il principio della proporzionalità decrescente); il Consiglio dell’UE (composto da ministri o esperti degli Stati membri, rappresenta gli interessi nazionali, delibera a maggioranza qualificata, salvo laddove i trattati prevedano una procedura diversa; dal 2014, verrà introdotto il voto a doppia maggioranza, vale a dire quella degli Stati (55%) e quella della popolazione (65%), secondo il principio della doppia legittimità ossia una decisione sarà valida se approvata dal 55% degli Stati membri, con un minimo di 15 paesi rappresentativi del 65% della popolazione UE) e la Commissione Europea (composta da un Commissario per Stato membro, è l’organo esecutivo ed è titolare dell’iniziativa legislativa, rappresenta gli interessi comunitari). Con il Trattato di Lisbona, il presidente della Commissione è eletto dal Parlamento con il voto della maggioranza dei componenti, su proposta del Consiglio che deve tener conto dei risultati delle elezioni europee. In questo modo la legittimità politica del presidente della Commissione viene ad essere rafforzata. A questo quadro istituzionale si sono aggiunti il Consiglio Europeo, summit dei capi di Stato e di governo cui partecipa anche il presidente della Commissione, e la Banca Centrale Europea (BCE), due organi ora inseriti espressamente nel novero delle istituzioni. Il Trattato di Lisbona, pur non innovando le funzioni di “impulso e di orientamento politico” del Consiglio Europeo, ne modifica la composizione, introducendo la figura del Presidente dei 27 Paesi. Il presidente del Consiglio Europeo è eletto per un periodo di due anni e mezzo e il suo mandato è rinnovabile una sola volta. Non può esercitare un mandato nazionale. Il Consiglio Europeo è assistito nei suoi lavori dai ministri incaricati degli affari esteri degli Stati membri e da un membro della Commissione. Altre istituzioni sono la Corte di Giustizia Europea (affiancata da un Tribunale di primo grado; assicura il rispetto e l’interpretazione uniforme del diritto europeo ed è competente a conoscere le controversie tra Stati membri, istituzioni comunitarie, imprese e privati); la Corte dei conti (controlla legittimità e regolarità delle entrate e delle spese dell’UE e accerta la sana gestione finanziaria del bilancio europeo). Affiancano queste istituzioni due organi consultivi, il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) e il Comitato delle regioni; il Mediatore Europeo (cui possono rivolgersi i cittadini e le persone giuridiche dell’UE che si ritengono vittime di un atto di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni o organi comunitari), il Garante europeo della protezione dei dati (che soprintende alla protezione dei dati personali nelle istituzioni e negli organi dell'UE e fornisce indicazioni sulla legislazione in materia di protezione dei dati). Gli organi finanziari dell’UE sono la BEI e il FEI. Non è propriamente un organismo europeo ai sensi dei trattati la BERS alla quale partecipano anche Stati non membri dell’UE. Con il Trattato di Lisbona nasce la figura dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza che ha assunto le funzioni finora svolte dall'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e dal Commissario Europeo per le relazioni esterne. In particolare, l'Alto rappresentante guida la politica estera e di sicurezza comune dell'Unione, contribuendo all'elaborazione di detta politica e assicurando l'attuazione delle decisioni adottate in materia; presiede il Consiglio ”Affari esteri”; è uno dei vicepresidenti della Commissione e rappresenta l'Unione per le materie che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune; conduce, a nome dell'Unione, il dialogo politico con i terzi ed esprime la posizione dell'Unione nelle organizzazioni internazionali; è a capo del servizio europeo per l'azione esterna.

    6. Strumenti giuridici comunitari:

    Regolamento, direttiva, codecisione, raccomandazione e parere. Gli strumenti giuridici a disposizione delle istituzioni comunitarie sono il regolamento (obbligatorio in ogni sua parte e direttamente applicabile in ogni Stato membro senza necessità di recezione nell’ordinamento nazionale), la direttiva (che richiede di essere recepita nell’ordinamento nazionale da ogni Stato membro cui è rivolta; questi è vincolato alla realizzazione di un certo risultato, ma conserva però una certa libertà di scelta della forma e dei mezzi), la codecisione (procedura legislativa ordinaria che prevede l’adozione di un atto con l’approvazione congiunta di Parlamento e Consiglio, è obbligatoria in ogni sua parte e vincolante per tutti i destinatari da essa espressamente designati), la raccomandazione e il parere (non vincolanti) (v. regolamento, diritto comunitario; direttiva europea; codecisione; raccomandazione e parere). Le istituzioni comunitarie dispongono di altri strumenti con cui comunicare: la risoluzione, la dichiarazione, il programma d’azione, la comunicazione ecc.

    7. Agenzie europee

    Le agenzie sono organizzazioni di diritto pubblico europeo, distinte dalle istituzioni, dotate di personalità giuridica e istituite con un atto comunitario per svolgere specifici compiti di natura tecnica, scientifica o di gestione precisati nell’atto istitutivo. Attualmente le agenzie sono ventidue, variamente denominate: Agenzia comunitaria di controllo della pesca (CFCA), Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA), Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA), Agenzia europea dell’ambiente (EEA), Agenzia europea per i medicinali (EMEA), Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (FRONTEX), Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA), Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA), Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), Centro di traduzione degli organismi dell’Unione Europea (CdT), Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop), Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (EUROFOUND), Fondazione europea per la formazione (ETF), Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), Agenzia ferroviaria europea: promuovere reti ferroviarie sicure e compatibili (ERA), Autorità europea di vigilanza GNSS (GSA), Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA), Ufficio comunitario delle varietà vegetali (CPVO), Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (marchi, disegni e modelli) (OHIM). Ad esse si affiancano le agenzie per la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale, le agenzie per la politica di sicurezza e di difesa comune, le agenzie esecutive (istituite per gestire specifici programmi dell’UE ubicate nelle sedi della Commissione) e l’istituto europeo di innovazione e tecnologia (che raccoglie le migliori risorse scientifiche, aziendali ed educative allo scopo di aumentare la capacità di innovazione dell'Unione). Diversi dalle Agenzie europee sono gli organismi interistituzionali quali l’Ufficio Statistico, la Scuola europea di amministrazione, l’Ufficio di selezione del personale e l’Ufficio delle Pubblicazioni Ufficiali dell’UE.

    Link: http://europa.eu/institutions/index_it.htm

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  • UNIONE MONETARIA

    Accordo o intesa a carattere internazionale o interregionale volta a realizzare la libera circolazione delle monete dei paesi aderenti, accompagnata sovente da una moneta comune. Esempi di unioni monetarie risalgono al VI secolo a.C. nell’Asia minore, allorché le città-stato, di norma due, stipulavano accordi per dotarsi di un unico sistema monetario. Sovente l’emissione di moneta avveniva in modo alternato, prima in una città e l’anno dopo nell’altra e ovviamente con alternanza dei controlli. In queste unioni monetarie mancò l’unione politica e pertanto ebbero vita breve. Lo stesso accadde per le unioni monetarie costituite nel Medioevo e nell’epoca moderna e contemporanea. Le unioni monetarie più importanti sono però avvenute negli ultimi due secoli. Sono da ricordare l’accordo monetario o unione monetaria del 1821 fra gli stati tedeschi del nord con a capo la Prussia e articolata sul tallero, quello di Monaco del 1837 fra gli stati tedeschi del sud, con a capo la Baviera e con un fiorino comune e, infine, l’anno dopo, l’unione monetaria di Dresda fra i due gruppi di paesi e con l’emissione di una moneta comunitaria liberamente circolante in tutti gli stati insieme con le monete nazionali. Seguì poi nel 1857 l’unione tra gli stati tedeschi e l’Austria, sciolta nel 1866 in seguito alla scon- fitta dell’Austria da parte della Prussia. Un anno prima, nel 1865, era sorta l’Unione Monetaria Latina tra la Francia, l’Italia, la Svizzera e il Belgio. Questi paesi si trovavano di fatto già in unione monetaria. Nel 1873 sorse l’Unione monetaria scandinava tra la Svezia, la Danimarca e la Norvegia con emissione di una corona d’oro comune, per cui questi tre paesi si vennero a trovare in regime di gold standard. Nel 1871 la creazione del marco d’oro da parte del Bismarck pose fine alle unioni monetarie tedesche emise in crisi l’Unione monetaria latina. Da ultimo, nel 1992, i paesi della Comunità europea hanno stipulato l’accordo di Maastricht per la creazione di un’Unione Economica e Monetaria, l’UEM. Di fatto, per particolari pressioni e visioni, questa unione è stata però limitata alle sole monete, pur mancando le necessarie convergenze economiche, sociali e quindi politiche tra i paesi membri. Il Trattato di Maastricht ha affidato alla BCE e alle banche centrali nazionali la politica monetaria e ha regolato soltanto il settore pubblico dell’economia e non il complesso come sarebbe dovuto accadere mirando all’equilibrio della bilancia dei pagamenti valutaria. Anziché l’unione economica e monetaria si è creata la sola unione monetaria, i cui sviluppi hanno portato alla firma del Patto di stabilità e alla creazione di un’area monetaria formata oggi da 16 paesi: Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna.

  • UNIONE MONETARIA LATINA

    Sorta con l’accordo del 23.12.1865 tra la Francia, l’Italia, la Svizzera e il Belgio, l’Unione monetarialatina ebbe a base il franco o lira d’argento. In pratica moneta rappresentativa comunitaria divenne il pezzo da 5 franchi. Norme particolari riguardarono la circolazione della moneta divisionaria e la sua emissione da parte dei singoli stati. È da osservare che in base alle rispettive leggi monetarie, che risalivano a Napoleone, il Belgio, la Francia, l’Italia e la Svizzera si trovavano di fatto in unione monetaria e in regime di bimetallismo. Il momentaneo successo dell’Unione portò alla conferenza internazionale di Parigi del 1867, avente l’obiettivo di creare un sistema monetario universale, basato però sul tallone aureo, anziché su quello d’argento. L’indisponibilità della Gran Bretagna e degli Stati Uniti e il progressivo diffondersi del gold standard, insieme con il timore che qualche paese potesse ricorrere al corso forzoso della carta moneta, furono di ostacolo all’allargamento dell’Unione ad altri paesi. Ciò nonostante non mancarono domande di adesione, tra cui quella dello Stato della Città del Vaticano, della Spagna, della Romania, di alcuni paesi dell’America latina e della Grecia. Per motivi politici fu accolta con alcune limitazioni la domanda di adesione di quest’ultimo paese, che, tra l’altro, aveva lo stesso sistema monetario dell’Unione. Il corso forzoso della carta moneta in Italia, l’indisponibilità del Parlamento italiano al rimpatrio delle monete divisionarie d’argento e soprattutto il deprezzamento dell’argento furono causa di notevoli difficoltà per il buon funzionamento dell’Unione monetaria, che fu rinnovata nel 1878 per altri 6 anni. Alla scadenza, nel 1886, fu deciso che l’Unione dovevaessere rinnovata tacitamente di anno in anno. Intanto in tutti i paesi aderenti era stata sospesa la coniazione del pezzo da cinque franchi sia in argento che in oro, mentre in ambito più vasto si imponeva l’intercircolazione della moneta d’oro. L’Unione perse quindi di mordente e la successiva lunga crisi economica che colpì l’Italia fino al 1896 e che impose di nuovo il corso forzoso, pose fine di fatto all’intercircolazione della moneta d’argento tra i paesi dell’Unione, salvo che tra il Belgio e la Francia. A differenza delle unioni monetarie degli Stati tedeschi (v. unione monetaria), l’Unione monetaria latina non comportò unione doganale eunione economica e tanto meno quella politica, per cui la sua fine era già segnata da tempo, anche se fu sciolta di fatto nel 1914 con lo scoppio della prima guerra mondiale.

  • UNIONE MONETARIA SCANDINAVA

    Nel 1873, quando già circolava il marco d’oro del Bismarck e la Germania era entrata in regime di gold standard, sorse l’Unione monetaria scandinava, che non si contrappose certamente all’Unione monetaria latina. La Svezia e la Danimarca e due anni dopo anche la Norvegia si costituirono in unione monetaria, con a base la corona d’oro. Questi tre paesi entrarono quindi in regime aureo, avendo un interscambio gravitante verso la Gran Bretagna in regime aureo dal 1821 e verso la Germania. La circolazione delle monete divisionarie interne, imperniata sulla corona d’argento, fu regolata da norme particolari. L’unione cessò praticamente di funzionare con lo scoppio della prima guerra mondiale.

  • UNIT TRUST

    Categoria di fondo comune d’investimento, di tipo chiuso e con finalità previdenziali, attivi in Gran Bretagna per ragioni in gran parte legate alla particolare politica pensionistica attuata dallo Stato. Si caratterizzano per il fatto di essere collegati a polizze di assicurazione sulla vita e di essere utilizzati soprattutto per la formazione di un fondo pensione personale. L’investimento è effettuato a rate, su base mensile, anche per importi limitati (con un minimo di 5 sterline). I versamenti confluiscono poi nelle riserve tecniche della compagnia di assicurazione promotrice, che ne trattiene il 10% come premio e destina il rimanente 90% a un fondo comune da essa gestito. Gli Unit Trusts configurano quindi il veicolo maggiormente usato dai risparmiatori inglesi per la formazione di una pensione di tipo privato. Il loro successo è stato comunque favorito dal legislatore con una serie di privilegi fiscali, non concessi ad altri impieghi del risparmio delle famiglie: l’intero importo del versamento annuo è infatti deducibile dal reddito di lavoro del risparmiatore, fi- no ad un massimo del 10% del reddito stesso per i lavoratori dipendenti. Per i lavoratori autonomi, invece, è prevista una percentuale di deducibilità superiore, variabile a seconda dell’età. Un ulteriore sgravio fiscale è rappresentato dall’esenzione dalle imposte sui proventi (dividendi e interessi) realizzati dal fondo per tutta la durata dei versamenti previdenziali.

  • UNITÀ DI CONTO

    Unità monetaria convenzionale, non circolante materialmente, alla quale si fa riferimento per determinare i prezzi. Esempi di unità di conto sono stati o sono la ghinea inglese, l’ECU, l’UCE (unità di conto europea) e, fino al 31.12.2000, l’euro. Lo stesso che: moneta di conto (q.v.).

  • UNITÀ DI CONTO EUROPEA

    Acr.: UCE. Moneta di conto ufficiale della CEE e per l’emissione di prestiti da parte di enti quali la BEI e la CECA. Fu istituita in occasione dell’UEP con un valore fissato in oro uguale a quello del dollaro di 0,888671 grammi di fino. Nel 1975, a causa della crisi valutaria internazionale, la parità aurea fu abbandonata. L’UCE divenne una moneta di conto composita, il cui valore risultava da quello di un paniere di monete a cambi fluttuanti, per cui essa stessa doveva fluttuare. Come unità monetaria di conto europea è stata sostituita dall’ECU.

  • UNITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA - UIF

    L’ Unità di informazione finanziaria UIF è stata istituita presso la Banca d'Italia il 1° gennaio 2008, ai sensi del decreto legislativo n. 231 del 2007 di attuazione della Terza Direttiva antiriciclaggio. A seguito dell’emanazione del decreto l’ Ufficio Italiano Cambi (UIC), presso cui la Financial Intelligence Unit (FIU)italiana era precedentemente collocata, è stato soppresso dunque l’attività di prevenzione e contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo internazionale è stata affidata all’UIF, che la svolge in piena autonomia e indipendenza, avvalendosi di risorse umane e tecniche, di mezzi finanziari e di beni strumentali della Banca d'Italia. La Banca d’Italia mediante regolamento ne disciplina l'organizzazione e il funzionamento. In ottemperanza alle sue funzioni, la UIF analizza le operazioni sospette segnalate dagli intermediari finanziari e da altri soggetti cui è imposto l’obbligo di segnalazione, e ogni fatto che potrebbe essere correlato a riciclaggio o finanziamento del terrorismo. L’UIF può ottenere le informazioni rilevanti ai fini della sorveglianza direttamente dagli intermediari finanziari e dagli altri soggetti. Nella sua attività non sol si avvale delle strutture della Banca d’Italia ma collabora attivamente e si avvale del contributo delle autorità di vigilanza, le FIU estere e le autorità e le forze di polizia competenti (come le sezioni speciali di polizia valutaria istituite presso la Guardia di Finanza).
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  • UNITÀ MONETARIA

    Unità elementare di un sistema monetario nazionale. Fino al 31.12.2000, 1 lira era l’unità monetaria del nostro Paese. Attualmente 1 euro è l’unità monetaria dei 12 Paesi dell’Eurosistema. Per le necessità pratiche dei commerci l’unità monetaria è divisa in spiccioli (moneta divisionaria) e ha dei multipli.

  • UNITÀ PREVISIONALE DI BASE

    La l. 3.4.1997 n. 94 pone al centro del processo di predisposizione e approvazione del bilancio dello Stato una nuova unità, che viene denominata unità previsionale di base. A questa voce del bilancio dello Stato corrisponde un centro di responsabilità gestionale oggetto di approvazione distinta da parte del Parlamento. L’unità previsionale raggruppa un aggregato omogeneo di capitoli (unità elementare del bilancio dello Stato). Il capitolo di spesa resta valido ai fini della rendicontazione consuntiva. L’approvazione parlamentare autorizzatoria dell’impegno di spesa si riferisce all’unità previsionale di base nel suo insieme. La novità rispetto al precedente ordinamento è rilevante per tre ragioni: a) si è voluto mettere il Parlamento in condizioni di decidere se approvare o no un aggregato economicamente omogeneo e di meglio controllare gli effetti delle sue decisioni di approvazione o di rifiuto; b) l’approvazione sulla base dei capitoli appariva disorganica, non solo per la loro eterogeneità economica, ma anche per il loro numero alto, migliaia, mentre col nuovo sistema si dovrebbe avere un numero molto più ridotto di unità previsionali di base; c) le unità previsionali di base dovrebbero costituire anche la struttura fondamentale per il controllo di gestione nell’ambito dell’Amministrazione Statale.

  • UNITA' DI LAVORO

    Definizione della contabilità nazionale utilizzata nella misurazione del volume di lavoro complessivamente impiegato nell’attività produttiva svolta all’interno del Paese, ricondotto a quantità omogenee in termini di tempo di lavoro. L’input di lavoro in unità standard (o “occupati equivalenti”) esclude i lavoratori equivalenti in CIG e comprende il contributo dei lavoratori irregolari, degli occupati non dichiarati, degli stranieri non residenti e dei secondi lavori.
    Fonte: Banca d'Italia

  • UPSTREAM LOAN PARTICIPATION

    Denominazione assunta dalle operazioni di loan partecipation promosse nell’ambito del sistema bancario statunitense da parte di banche di piccole dimensioni, le quali cedono porzioni del finanziamento originario a grandi banche con cui intrattengono rapporti di corrispondenza.

  • URL

    Acr. di: Uniform Resource Locator (lett.: localizzatore uniforme di risorse). Insieme (stringa) di caratteri usata nei programmi di navigazione (browser) nel www come una specie di indirizzo per raggiungere e collegarsi a un documento o a una pagina iniziale di un sito. Esso specifica anzitutto il protocollo di trasmissione e, quindi, il nome del server dove risiede la risorsa che si cerca. Può anche aggiungere, infine, un’ulteriore indicazione per specificare il percorso per raggiungere una determinata pagina. P.e., in http://www.parlamento.it/parlam/ leggi/elelenum.htm http indica che ci si riferisce a un web server che utilizza il protocollo http, www.parlamento.it è il nome del server (Parlamento italiano) e parlam/leggi/ elelenum.htm il percorso nelle directory del sito per arrivare alla pagina di accesso cercata (in questo caso le leggi approvate e pubblicate dalla XIII legislatura).

  • URUGUAY ROUND

    Ottavo e ultimo ciclo negoziale del GATT. Iniziato nel settembre del 1986 a Punta del Este, Uruguay, avrebbe dovuto concludersi entro il 1990. La complessità delle negoziazioni, dovuta sia al numero estremamente elevato dei partecipanti (117) sia alla particolarità dei temi trattati, ne hanno prorogato lo svolgimento fino al dicembre del 1993. In questo negoziato si sono conclusi 28 accordi separati che estendono le regole del libero scambio ad aree commerciali fino ad ora escluse, quali l’agricoltura, i servizi, l’interscambio di prodotti tessili e dell’abbigliamento, la proprietà intellettuale e gli investimenti esteri. Inoltre, pur non rappresentando più l’obiettivo specifico dei negoziati, sono state ridotte ulteriormente le tariffe doganali sui prodotti industriali. Infine, è stata creata una nuova organizzazione, il WTO (World Trade Organization), col compito di garantire la piena applicazione degli Accordi conclusi con l’Uruguay Round. Alla fine del periodo di transizione previsto prima dell’entrata in vigore dei singoli accordi, non dovrebbero più virtualmente esistere “zone grigie”, zone cioè che sfuggono all’applicazione delle regole del libero scambio. Gli accordi conclusi con l’Uruguay Round possono essere così riassunti:

    1. Tariffe industriali. I dazi sui prodotti industriali importati dai paesi industrializzati si ridurranno in media del 37%; molti settori, tra i quali acciaio, macchine agricole, mobili, farmaceuticaecc. saranno completamente liberalizzati. Viene ulteriormente rafforzato il meccanismo del consolidamento dei dazi (tariff binding), in base al quale ciascun Paese membro si impegna a non mutare il livello dei dazi se non in sede multilaterale.

    2. Agricoltura. Riduzione media delle tariffe del 36% in sei anni con un minimo del 15% per prodotto; trasformazione delle barriere non tariffarie in tariffe e progressiva riduzione delle stesse; riduzione, sempre in sei anni, delle sovvenzioni all’export del 21% in quantità e del 36% in valore.

    3. Servizi. Accordo per una liberalizzazione progressiva del settore da attuarsi attraverso l’elaborazione di liste di impegni specifici; applicazione incondizionata della clausola della nazione più favorita, che assicura ad ogni Membro del GATT lo stesso trattamento, salvo deroghe concesse solo per periodi transitori di durata non superiore a 10 anni; sono stati esclusi dall’accordo i servizi marittimi, finanziari, professionali, il movimento delle persone fisiche ed i trasporti marittimi, i quali saranno oggetto di negoziazioni separate future.

    4. Investimenti. E’ stata compilata una lista indicativa di misure considerate incompatibili con il principio della non-discriminazione; si prevede un trattamento differenziato per i paesi in via di sviluppo; è stato istituito un comitato di controllo.

    5. Proprietà intellettuale. Applicazione dei principi GAI-r del trattamento nazionale e della clausola della nazione più favorita; trattamento differenziato per i paesi in via di sviluppo; le disposizioni dell’Accordo devono entrare in vigore entro un anno; divieto di modificare le legislazioni nazionali durante i periodi di transizione.

    6. Tessile-abbigliamento. Eliminazione graduale dei contingenti all’importazione previsti dall’Accordo Multifibre (10 anni); maggiore accesso dei prodotti europei nei paesi di nuova industrializzazione.

    7. Anti-dumping (v. dumping; dumping e sovvezioni). Clausola de minimis (margine di dumping superiore al 2%); maggior tutela delle parti interessate; il periodo di applicazione delle misure provvisorie non può eccedere i 6 mesi; durata massima del dazio anti-dumping: 5 anni.

    8. Sussidi. Si ritengono esistere sovvenzioni quando si verificano “contribuiti finanziari delle Autorità, o di qualunque organismo pubblico di un paese, che costituendo oneri per il pubblico erario, conferiscano vantaggi ai destinatari”. Vengono classificate in sovvenzioni proibite (ovvero subordinate di diritto o di fatto ai risultati dell’esportazione), passibili di sanzione (se ritenute causa di implicazioni negative per gli altri paesi Membri) e legittime (aiuti allo sviluppo e per attività di ricerca); il pregiudizio si evidenzia quando il livello massimo della sovvenzione raggiunge il 5% del valore totale delle vendite globali annue del prodotto sovvenzionato; trattamento preferenziale per i paesi in via di sviluppo.

    9. Clausola di salvaguardia. Le misure di “zona grigia” devono essere eliminate entro 4 anni dall’entrata in vigore del WTO; nuove misure possono essere introdotte se viene accertato un pregiudizio grave, per il periodo necessario a sanare tale pregiudizio e comunque non superiore a 4 anni (prorogabili a 8 in casi particolari); per le misure la cui durata è superiore all’anno sono previsti meccanismi di liberalizzazione progressivi; le misure la cui durata è superiore a 3 anni sono soggette a revisione a metà periodo.

    10. Regole del GATT. Vengono modificate molte regole relative a licenze all’importazione, unioni doganali (v.unione doganale) e aree di libero scambio (v. area di libero scambio), esenzioni dai principi basilari del GATT, regole di origine ecc.

    11. Barriere tecniche. Viene istituito un “codice di pratica” per l’elaborazione, l’adozione e l’applicazione di disposizioni comuni in materia in modo da favorire la cooperazione e l’armonizzazione delle normative nazionali.

    12. Appalti pubblici. Viene ampliato il campo di applicazione dell’Accordo ai servizi; sono inclusi oltre ai governi centrali, anche gli enti sub-centrali e gli enti di interesse pubblico; si applicano i principi della non discriminazione, della trasparenza e del trattamento nazionale; viene favorita la partecipazione dei paesi in via di sviluppo.

    13. WTO. L’Accordo Generale del GATT viene trasformato in una vera e propria istituzione internazionale.

    14. Risoluzione delle controversie. Non sono ammesse misure di ritorsione unilaterali; le trattative devono essere condotte all’interno del GATT; procedura di risoluzione delle controversie più rapida ed efficace.

    15. La conclusione dell’Uruguay Round costituisce un risultato significativo dal punto di vista del rafforzamento del sistema di commercio multilaterale che, soprattutto negli anni ottanta, si era andato progressivamente indebolendo sia per il continuo ricorso, soprattutto da parte dei paesi industrializzati, a misure protezionistiche unilaterali, sia per la crescente importanza dei settori non coperti dalle regole multilaterali (agricoltura, servizi, tessile abbigliamento, investimenti diretti ecc.) per l’economia internazionale. Sebbene sia pressoché impossibile quantificare i benefici derivanti da questo round di negoziazione, è innegabile che in seguito ad esso si verificherà un ulteriore aumento dei flussi commerciali, grazie al migliorato accesso ai mercati in tutti i settori industriali, in quello agricolo e nei servizi, ed un incremento dell’efficienza indotto dal migliorato quadro della concorrenza generato dalla liberalizzazione del commercio. Quanto alla distribuzione di tali benefici, i paesi più avvantaggiati sono sicuramente quelli più sviluppati (Unione Europea e Stati Uniti in testa), mentre i paesi in via di sviluppo soffriranno, almeno nel breve periodo, costi di transizione più pesanti, dovuti soprattutto all’erosione delle preferenze tariffarie di cui precedentemente godevano e ad un aumento dei prezzi agricoli importati.

  • USCITA

    Termine contabile utilizzato per indicare un decremento di denaro. Rappresenta una variazione finanziaria certa contabilizzata in avere del conto cassa. Si considera un’uscita di denaro anche il prelievo dalle disponibilità risultanti dal conto banca, ma non l’utilizzo di linee di credito per scoperto di conto corrente, cosicché non tutte le registrazioni in avere del predetto conto banca debbono considerarsi uscite. L’analisi comparata dei flussi di cassa in uscita (cash outflows) e di quella in entrata (cash inflows) consente di studiare l’andamento del cash flow e di determinare il flusso di cassa netto (net cash flow). Le cause generatrici delle uscite sono, per le imprese, connesse al sostenimento dei costi di esercizio, al pagamento di debiti, agli investimenti, al pagamento degli utili, al rimborso di quote di capitale sociale. Nelle aziende di erogazione, ed in particolare in quelle pubbliche, l’andamento delle uscite e quello delle entrate deve essere correlato alle indicazioni del bilancio di previsione finanziario, cosicché sia le prime che le seconde vanno analizzate in relazione alla loro natura ed alle diverse fasi che le caratterizzano. Per quanto concerne le uscite, si distinguono le seguenti fasi, dopo la previsione: l’impegno, la liquidazione, l’ordinazione e il pagamento; per quanto attiene alle entrate, la fase dell’accertamento, la riscossione e il versamento, se lo stesso è curato da esattori esterni.

  • USERID

    Abbr. di: User Identification. Lett.: identificazione dell’utente. Nome col quale un utente è conosciuto da un sistema informatico o da una rete. Deve essere digitata assieme al- la password per ottenere l’accesso a un calcolatore, una rete, un sito o per ottenere certi servizi telematici. Una volta digitata la userid, l’elaboratore la ricerca in un suo elenco e se la trova associata alla password giusta, consente l’accesso. Sin.: login name, user name.

  • USI CIVICI

    Particolari diritti di godimento imprescrittibili, inalienabili e perpetui che spettano a determinare collettività comunali su beni esistenti sul territorio del comune, con precise finalità, p.e. diritto di legnatico (raccogliere legna) o di fungatico (raccogliere funghi) o di erbatico (raccogliere erbe). Se esercitati sul territorio di un comune diverso, in concorso con i residenti, sono detti “promiscui”. Essi possono gravare anche su beni privati, in tal caso rivestono natura di diritti reali limitati su cose altrui; possono inoltre gravare su beni demaniali. Il diritto di godimento in questione spettano ai membri delle collettività i quali ne fluiscono uti cives; essi, dunque, non spettano all’ente rappresentativo della collettività (comune). Il nostro ordinamento giuridico, contrario alla loro permanenza, specialmente su fondi di proprietà privata, ha disposto la loro liquidazione, ad opera di speciali Commissari regionali. La legge fondamentale sugli usi civici (l. 16.6.1927 n. 1766) ne prevede la trasformazione in diritti dominicali su porzioni ridotte dei beni sui quali essi gravano. Gli uffici istituti per tale finalità dalla legge del 1927 (commissari per la liquidazione degli usi civici) sono stati trasferiti alle regioni; sopravvivono, tuttavia, le funzioni giurisdizionali attinenti alle controversie relative all’esistenza, alla natura e alla estensione di tali usi (si veda in argomento Corte Cost. n. 46/1995). Al di là della loro denominazione (commissari regionali) tali organi giurisdizionali sono presenti in tredici circoscrizioni territoriali. Contro le decisioni del commissario regionale attinenti all’esistenza, natura ed estensione di diritti di uso civico, oppure alla rivendicazione di terre, è ammesso il reclamo a una sezione speciale della Corte d’Appello di Roma.

  • USI DI BANCA

    Il ricorso agli usi per l’integrazione delle condizioni economiche praticate dalle banche non è più consentito dalla legge. L’art. 116 TUBC pone, infatti, a carico di tali organismi l’obbligo di pubblicizzare in ogni locale aperto al pubblico i tassi di interesse, i prezzi, le spese di comunicazione alla clientela ed ogni altra condizione economica relativa a determinate operazioni o servizi precisando che, nell’adempimento di tale forma di pubblicità, da effettuarsi secondo le prescrizioni del CICR, alle banche non è consentito fare rinvio agli usi. Il medesimo obbligo di indicazioneespressa delle condizioni economiche è previsto anche con riferimento ai contratti (v. contratti bancari). L’art. 117 TUBC stabilisce, infatti, che nel contratto devono essere determinati il tasso di interesse e ogni altro prezzo e condizione praticata e, qualora nello stabilire tali elementi si sia fatto rinvio agli usi, la relativa clausola è nulla e deve considerarsi non apposta. In caso di violazione del divieto di rinvio agli usi nella determinazione dei tassi di interesse nelle operazioni bancarie attive e passive, la legge prevede un meccanismo di sostituzione automatica della clausola nulla, disponendo l’applicazione al rapporto contrattuale, rispettivamente, del tasso nominale minimo e massimo dei BOT emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto. Tale disciplina si applica ai contratti successivi all’entrata in vigore del TUBC, mentre a quelli conclusi in precedenza continua ad applicarsi la normativa anteriore, ai sensi dell’art. 161, 6° comma (v. trasparenza bancaria).

  • USI DI BORSA

    Comportamenti conformi, seguiti nella pratica degli affari di borsa, recepiti e istituzionalizzati dalle Camere di commercio,che regolavano nelle borse soggette alla normativa di diritto pubblico, e cioè fino alla costituzione delle società di gestione dei mercati regolamentati, insieme alle disposizioni previste da leggi e regolamenti, l’attività delle borse valori. In particolare, gli usi regolavano alcuni problemi concernenti l’esecuzione degli ordini, le modalità di contrattazione, i caratteri di regolarità dei titoli, le estrazioni, l’esercizio del diritto di opzione, la tecnica esecutiva dei contratti, le insolvenze ecc. Esistevano usi generali ed usi locali, validi per ogni singola borsa. Gli usi erano accertati dalle Camere di commercio delle città dove aveva sede le borse, e erano inseriti in apposite raccolte, di modo che erano considerati vigenti fino a prova contraria (art. 9 prel.). Le società di gestione dei mercati regolamentati di diritto privato sono oggi competenti a regolare tutta la materia rimessa in passato agli usi e, in specie, il funzionamento, l’organizzazione, le gestione e il controllo operativo delle condizioni, le condizioni di accesso degli operatori e l’ammissione degli strumenti finanziari alle negoziazioni.

  • USI DI COMMERCIO

    Comportamenti conformi seguiti nei rapporti commerciali. Concernono, in particolare, le condizioni afferenti alla determinazione dellaqualità della merce e della quantità della merce alla consegna ed al regolamento del prezzo. A tali usi si può fare espresso riferimento nei contratti. Peraltro l’art. 1374 c.c. stabilisce che il contratto obbliga le parti non solo a quanto è in esso indicato ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge o in mancanza secondo gli usi. Il riferimento agli usi favorisce il rapporto contrattuale tra le parti, specie per quanto attiene al suo contenuto economico, evitando, con il ricorso a clausole di pacifica interpretazione, le implicazioni economico-finanziarie di liti giudiziarie conseguenti la scarsa chiarezza delle clausole contrattuali. Un particolare rilievo assumono gli usi nel commercio internazionale, tanto che la Camera di commercio internazionale ha provveduto a pubblicare le “regole e usi uniformi per l’interpretazione dei termini commerciali”.

  • USO DEL SUOLO

    Insieme delle azioni umane direttamente indirizzate al suolo, in grado di modificarne la copertura. Le categorie di uso e copertura del suolo sono molte e vanno dalle zone urbane, foreste ed aree protette ai terreni agricoli, parchi nazionali, etc. Il forte interesse verso utilizzo, copertura del suolo e i relativi cambiamenti nel tempo, si deve alla loro stretta relazione e interferenza con i principali processi ecologici del nostro pianeta come produttività della terra, biodiversità di specie animali e vegetali, cicli idrologici e biochimici, etc. (Mucher et al., 1993).
    Bibliografia
    Mucher, C.A., Stomph T.J. and Fresco, L.O. (1993). Proposal for a global land use classification. FAO/ITC/WAU. Rome, Vageningen, pp. 37


    Redattore: Melania MICHETTI

    © 2009 ASSONEBB

  • USUCAPIONE

    Modo d’acquisto a titolo originario di diritti reali su beni mobili o immobili mediante il possesso per un tempo stabilitodalla legge. Presupposto necessario per l’acquisto per usucapione è l’inerzia dell’avente diritto; elemento essenziale è il possesso pacifico, pubblico, continuo, non interrotto da azioni di rivendica. Il periodo normale per l’acquisto dei diritti su beni immobiliari e sulle universalità di beni mobili è di venti anni; il periodo è però dimezzato se l’acquisto del possesso è avvenuto in buona fede e in forza di un titolo astrattamente idoneo debitamente trascritto. Per i beni mobili il periodo è di venti anni se si sia acquistato il possesso in mala fede e in dieci anni se in buona fede. 1 principi generali che regolano le cause di impedimento, sospensione o interruzione dell’usucapione sono comuni a quelli dettati in materia di prescrizione.

  • USUFRUTTO

    Diritto reale di godimento di un bene mobile o immobile altrui, con l’obbligo di rispettare la sua destinazione economica. L’usufrutto può essere legale (come quello dei genitori esercenti la potestà) o volontario; in tal caso può sorgere per atto fra vivi, oneroso o gratuito, o a causa di morte (vendita, donazione, legato). La durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario e, se costituito a favore di persona giuridica, i trent’anni. Diritti dell’usufruttuario sono: conseguire la disponibilità e godere la cosa, ivi compresi le sue accessioni e i frutti naturali e legali, e facoltà di cedere a terzi il proprio diritto previa notifica al proprietario, salvo patto contrario. Doveri dell’usufruttuario sono: fare l’inventario dei mobili e la descrizione degli immobili, osservare la diligenza del buon padre di famiglia nell’uso della cosa, procedere alle riparazioni ordinarie, sopportare gli oneri legali gravanti sulla cosa oltre che le imposte sul reddito, denunciare al proprietariole usurpazioni perpetrate da terzi sulla cosa. A tali doveri corrispondono altrettanti diritti del proprietario (c.d. nudo proprietario) che acquista altresì il tesoro eventualmente scoperto nel fondo oltre che gli alberi di alto fusto divelti, spezzati o periti per accidente. Doveri del nudo proprietario sono: eseguire le riparazioni straordinarie e sopportare gli oneri previsti dalla legge e le imposte gravanti sulla proprietà. L’usufrutto si estingue per decorso del termine, per rinuncia dell’usufruttuario, per la morte o acquisto della proprietà da parte di quest’ultimo, per prescrizione a causa del non uso ventennale, per perimento della cosa, per espropriazione, per recesso per giusta causa. L’estinzione comporta la restituzione della cosa nello stato in cui si trova, salvo indennità per miglioramenti apportati o danni arrecati; per le cose consumabili è previsto l’obbligo di pagare il valore al termine dell’usufrutto, o restituirne altre di uguale quantità e qualità (c.d. quasi usufrutto). Nonostante i notevoli disaccordi della dottrina giuridica sembra ammissibile l’uso invalso comunemente di cedere in usufrutto un credito: l’usufruttuario ha il diritto di percepirne gli interessi fino alla scadenza, data in cui può riscuotere la somma con l’obbligo di restituirla alla scadenza del suo diritto. È espressamente ammesso l’usufrutto sulle azioni; in tal caso il diritto di voto nell’assemblea spetta, salvo patto contrario, all’usufruttuario.

  • USURA

    Delitto contro il patrimonio previsto dall’art. 644 c.p. Il reato di usura punisce con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni la condotta di chi si faccia dare o promettere, a titolo di corrispettivo per una prestazione di denaro o di altra utilità (qualsiasi reato a prestazioni corrispettive), interessi o altri vantaggi usurari (art. 644 comma 1 c.p.). L’originale formulazione del codice Rocco è stata profondamente modificata prima con l’art. 11 quinquies, d.l. 8.6.1992 n. 306, conv., con modificazioni, dalla l. 7.8.1992 n. 356 e, poi, con l’art. 1 comma 1, l. 7.3.1996 n. 108, che ne ha fissato le linee vigenti. ’attuale formulazione mira ad arginare il fenomeno criminale dell’usura, stimato in allarmante crescita e si fonda sulla previsione legale di un limite, un “tasso-soglia” oltre il quale gli interessi sono sempre usurari indipendentemente da qualsiasi valutazione sulle condizioni del soggetto passivo e sull’atteggiamento psicologico del soggetto attivo. Oggetto principale della protezione da parte della nuova normativa è diventato il controllo penale del mercato finanziario e creditizio di modo che è diventata meno appropriata la collocazione sistematica della fattispecie nella classe dei delitti contro il patrimonio (lesione di interessi economici individuali; a conferma di questa ricostruzione basti segnalare l’inapplicabilità della scriminante di cui all’art. 50 c.p., pur rientrando il patrimonio fra i beni disponibili, all’art. 644 c.p.).

    1. Specie di usura. Sono previste tre fattispecie di usura. a) Usura in astratto. Sono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge: il parametro di riferimento (art. 2 l. 108/1996) è variabile e viene fissato nel tasso effettivo globale medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata sulla gazzetta ufficiale relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà. b) Usura in concreto. Sono altresì usurari gli interessi che, anche se inferiori al “tasso-soglia” stabilito ex lege, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultino sproporzionati rispetto al valore della prestazione e siano dati o promessi da un soggetto che si trovi in condizioni di difficoltà economica e finanziaria (art. 644 comma 3 c.p.). c) Mediazione usuraia. L’art. 644 c.p. disciplina, al secondo comma, la mediazione usuraia con la quale si tutela la vittima del reato anche nei confronti di chi si sia adoperato per metterlo in contatto con l’usuraio: qualificata come titolo autonomo di reato (“fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma”) incrimina con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni la condotta di chi procuri a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usuraio. Le tre fattispecie di usura sin qui descritte si configurano come reati di pericolo. Il legislatore anticipa la soglia di tutela del patrimonio della vittima a un momento anteriore all’effettiva lesione, considerando sufficiente, per la consumazione del reato, la rilevante possibilità che il danno si realizzi (occorre, poi, valutare, nelle diverse ipotesi, se il pericolo sia implicito nella realizzazione della condotta o sia piuttosto elemento della fattispecie penale). L’usura e la mediazione usuraria sono delitti a dolo generico: consistono, rispettivamente, nella coscienza e volontà di concludere un contratto a prestazioni corrispettive con interessi o altri vantaggi usurari (nel caso della c.d. usura in concreto, occorre, in aggiunta, la consapevolezza delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria della controparte) e nella coscienza e volontà di conferire o promettere un compenso usurario per la mediazione. La consumazione del reato, fatta eccezione per la mediazione usuraria (il delitto è realizzato non appena la somma di denaro o altra utilità viene ricevuta dalla vittima del reato), non si esaurisce nel momento in cui viene stipulato il contratto in base al quale sono promessi o dati interessi o vantaggi usurari, ma si estende fino al giorno dell’ultima riscossione sia degli interessi che del capitale (argomento ex art. 644 ter c.p.): seppure in dottrina persistano delle riserve sul punto (qualche autore parla di reato istantaneo a effetti permanenti o di effetti eventualmente permanenti), il delitto di usura va, allora, qualificato come reato permanente.

    2. Circostanze aggravanti. Il legislatore del 1996 ha poi previsto una serie di circostanze aggravanti a effetto speciale (le pene per i fatti di cui all’art. 644 c.p. primo e secondo comma sono aumentate da un terzo alla metà) che attengono a particolari qualifiche del soggetto attivo (nn. 1 e 5), a qualifiche del soggetto passivo (nn. 3 e 4) e una al contenuto del contratto usurario (n. 2). Sotto questo profilo, non va dimenticato l’art. 32 quater c.p. che, così come novellato dall’art. 7 l. 108/1996, prevede la pena accessoria dell’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione nel caso di condanna per i delitti di usura in relazione ad alcune ipotesi di usura aggravata (reati commessi in danno o in vantaggio di un’attività imprenditoriale o comunque in relazione a essa”).

    3. Confisca dei beni dell’usurario. Va segnalato,infine che, nel caso di condanna, la legge dispone una particolare ipotesi di confisca obbligatoria dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni e utilità di cui il reo abbia la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o egli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni (art. 644 c.p. comma 5).

  • UTILITIES

    Termine reso in it. con programmi di utilità. Sono programmi forniti come parte del software di base, o anche in pacchetti separati, che aiutano l’utente nella gestione dell’operatore consentendogli operazioni di backup e di restore, di deframmentazione e di compressione di files, di recupero di files cancellati, di ricerca di virus ecc.

Lettera selezionata: U In lingua italiana

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