TWIST

Manovra della banca centrale sui tassi di interesse per elevare i tassi a breve senza variare quelli a medio e lungo termine. Questamanovra, che si risolve in un’alterazione della curva dei rendimenti (twist = torsione, intreccio), trae origine dal conflitto tra i diversi obiettivi della politica monetaria (pieno impiego, stabilità dei prezzi, crescita economica, equilibrio della bilancia dei pagamenti). Tipico è il caso dell’aumento dei tassi d’interesse reso necessario dal deficit della bilancia dei pagamenti, che può compromettere il pieno impiego. La banca centrale per attirare capitali esteri a breve, senza scoraggiare gli investimenti, può decidere di elevare i tassi di interesse a breve cercando di non variare quelli a medio e lungo termine. In questo modo l’equilibrio della bilancia dei pagamenti può essere perseguito senza danneggiare il pieno impiego. Il successo di tale politica è condizionata dall’interrelazione tra tassi a lungo e a breve termine ed è possibile se gli investimenti sono più sensibili ai tassi a medio-lungo termine che a quelli a breve. Si parla anche di effetto di intreccio in conseguenza dell’applicazione delle misure di controllo selettivo del credito. Il vincolo di portafoglio e il massimale sugli impieghi provocano, ceteris paribus, la crescita dei tassi a breve riducendo l’offerta di impieghi delle banche e la diminuzione dei tassi nel mercato finanziario aumentando la domanda di titoli da parte degli intermediari bancari. La manovra twist è stata sperimentata per la prima volta nel 1961 dalla Federal Reserve e dal Tesoro USA. Questi ritennero di dover dare un colpo di gomito (nudge; operation twist) ai tassi a breve per armonizzare gli obiettivi della politica economica interna con quelli della bilancia dei pagamenti.