TITOLI SINTETICI

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Attività finanziarie ibride, ottenute dalla combinazione delle caratteristiche di due diversi strumenti finanziari, uno dei quali è, in genere, costituito da un derivato. Sono suddivisi in tre distinte categorie, a seconda della combinazione tra un’attività finanziaria e un’operazione di copertura (hedging) dai rischi di cambio e/o dai rischi di tasso di interesse. I titoli sintetici valutari nascono dall’unione tra un’attività denominata in una certa valuta e un currency swap. I titoli sintetici a tasso variabile sono ottenuti modificando il tasso di interesse di un’obbligazione da fisso a variabile, attraverso un interest rate swap. I titoli sintetici valutari a tasso variabile nascono dalla combinazione delle caratteristiche delle due categorie precedenti. Un titolo sintetico diffuso sul mercato italiano è costituito dalla combinazione di uno swap e di un BTP (Buono poliennale del tesoro): tale titolo offre una protezione dal rialzo dei tassi. Le componenti elementari del titolo possono essere assemblate personalmente dall’investitore finale, ma più spesso sono eseguite con l’ausilio di un intermediario specializzato nella sintesi, il quale utilizza il proprio portafoglio obbligazionario e di swaps, espletando in tal modo una funzione di market maker. (al) Regime fiscale. I titoli sintetici non sono soggetti a una disciplina tipica, né risulta facilmente schematizzabile il regime loro applicabile. Di volta in volta il regime varia in funzione del soggetto percipiente i proventi e della qualificazione del prodotto (sub specie di derivato, titolo atipico, titolo tipico ecc.).