TESORERIA

1. Servizio che si è reso autonomo dai tradizionali servizi amministrativi e finanziari delle imprese negli ultimi trent’anni, determinando la comparsa di una nuova figura manageriale, il tesoriere, ormai chiave di volta della gestione. Inizialmente il tesoriere aveva il compito di trovare i finanziamenti degli investimenti e di gestire l’eventuale liquidità temporanea (e in ciò non sempre aveva una funzione autonoma dai servizi amministrativi-finanziari tradizionali). Negli anni Ottanta il tesoriere ha iniziato a razionalizzare i flussi finanziari per contenere il costo dell’indebitamento. Negli anni Novanta, con lo sviluppo dei mercati dei derivati, il compito del tesoriere si è esteso alla copertura dei rischi di credito, di tasso di interesse e di cambio. (al)

2. Funzione svolta a livello delle strutture centrali della banca, che ha il compito di contenere l’uso di risorse finanziarie marginali a costo più elevato e di evitare diseconomie nella complessa gestione delle entrate e uscite di fondi. Fino agli anni Settanta la funzione di tesoreria era generalmente limitata alla gestione dei movimenti e dei saldi giornalieri di cassa dai quali potevano derivare: un fabbisogno finale di fondi da coprire con domanda sul mercato interbancario o con il ricorso alle anticipazioni o alle cessioni di titoli pronti contro termine con la banca centrale; oppure un’eccedenza finale di liquidità da investire operando in senso inverso. Questa funzione era svolta con un’ottica di brevissimo termine, normalmente di giorni per i quali potevano farsi delle previsioni attendibili sui movimenti di cassa. Sostanzialmente, si trattava di gestire e compensare i movimenti di cassa evitando che fondi in eccedenza venissero impiegati a tassi non remunerativi (p.e. in conti fruttiferi presso la Banca centrale trattati allo 0,50%) o improvvisi fabbisogni costringessero a ricorrere a forme di provvista eccezionalmente costose (p.e. depositi interbancari overnight). Dagli anni Settanta in poi la funzione di tesoreria ha acquistato maggior importanza e complessità per un insieme di ragioni: la progressiva riduzione dei tempi nei servizi di incasso e pagamento; l’accresciuta variabilità dei tassi d’interesse dai quali derivano, a volte, improvvise e sensibili variazioni dei termini di convenienza di certi usi o fonti di finanziamento; la liberalizzazione e lo sviluppo delle transazioni finanziarie con l’estero dalle quali si originano dei movimenti finanziari in lire; lo sviluppo delle contrattazioni a termine sui mercati mobiliari; da ultimo, l’orientamento della banca centrale per il regolamento in base monetaria dei saldi interbancari. Lo sviluppo delle funzioni di tesoreria si è avvalso e dipende in larga misura dalle tecnologie informatiche, in virtù delle quali le informazioni sui movimenti del denaro possono essere trasmesse alla direzione centrale della banca in tempo reale. Sul piano organizzativo, gli indirizzi più recenti sono volti a costituire funzioni di tesoreria integrata sotto un’unica responsabilità direttiva centrale. Dalla direzione di tesoreria vengono così a dipendere, per le evidenti interconnessioni di attività, le funzioni di tesoreria lire, di tesoreria estero, di operatività in titoli, di investimento finanziario. Queste operano in modo integrato, nell’ambito di una singola struttura (sala contrattazioni) e col supporto di sistemi informatici che consentono l’immediata percezione della posizione finanziaria della banca nei suoi vari aspetti (nei confronti delle varie controparti, per scadenze, per fasce di tasso, per grado di rischio ecc.) e quindi la rapida presa delle decisioni. L’integrazione delle funzioni ha consentito di dare maggior campo e spessore alle attività di tesoreria che si sono estese, oltre la gestione dei rischi di liquidità, alla gestione dei rischi di interesse e di cambio. Inoltre, è sempre più avvertita l’esigenza di pianificare anche oltre il breve termine le attività che comportano impieghi ed usi di fondi mediante l’uso di metodologie di asset & liability management.