TEORIA DELLE ASPETTATIVE (Enciclopedia)

Nella letteratura economica con il termine aspettative si intende l’insieme delle previsioni avanzate dagli operatori economici, sulla base delle proprie informazioni e delle proprie intuizioni, circa l'andamento delle variabili economiche nel futuro.
Uno dei primi a sottolineare il ruolo delle aspettative nell'influenzare il comportamento presente degli operatori economici fu Keynes1, che tuttavia non formulò un'esplicita teoria della loro formazione, limitandosi ad addebitare a irrazionali animal spirits le scelte economiche degli individui.
Le prime trattazioni formali relative alla teoria delle aspettative sono state avanzate a partire dagli anni ’40:
i) Le aspettative estrapolative. A partire dagli anni ’40, Metzler2 e altri formulano l’ipotesi di aspettative estrapolative, secondo la quale il valore atteso di una variabile al tempo t dipende dalla sua realizzazione al tempo t-1 e, in base al valore di un parametro di apprendimento, dalla sua evoluzione tra t-2 e t-1:
     (1)
Questo spiegherebbe una certa viscosità del processo di adattamento ai mutamenti delle variabili economiche;
ii) Le aspettative adattive. Sul finire degli anni ’50 Nerlove3 formula l’ipotesi di aspettative adattive, secondo la quale il valore atteso di una variabile al tempo t dipende dal suo valore atteso al tempo t-1 e, in base al valore di un parametro di apprendimento, dalla sua realizzazione in t-1 rispetto al suo valore atteso in t-1.
Una semplice versione di questa teoria è rappresentabile attraverso l’equazione (2) dove è il valore atteso della variabile; è la formulazione delle aspettative sulla variabile al tempo t-1 e è il valore effettivamente assunto dalla variabile al tempo t-1
     (2)
Con che varia tra 0 and 1, si indica che le aspettative correnti su di una variabile riflettono le aspettative passate e un fattore di correzione di errore. La teoria delle aspettative adattive può essere applicata a periodi precedenti e in tal caso l’equazione cambia come nella
(3):
     (3)
dove è uguale al valore attualizzato della variabile per j anni nel passato. Quindi, le aspettative correnti sono una media ponderata dei valori passati della variabile, con pesi decrescenti mano a mano che ci si allontana dal presente.
Sia la teoria delle aspettative estrapolative sia quella delle aspettative adattive sono casi particolari di modelli a ritardi distribuiti (RD) e presentano tre limiti principali: i) usano ipotesi arbitrarie, ii) non fanno uso ottimale delle informazioni disponibili e iii) implicano la possibilità di errori sistematici nella formulazione delle aspettative.
Muth4 giudicando insoddisfacenti i modelli di aspettative sin ad allora avanzati, introduce nel 1961 una nuova teoria, basata sull'assunto che gli individui, in quanto operatori razionali, sfruttano tutte le informazioni disponibili sul sistema economico: la teoria delle
Aspettative Razionali (AR). In pratica, all'informazione, risorsa scarsa e costosa, viene applicato lo schema neoclassico di utilizzo efficiente:
Nella sua teoria delle aspettative razionali (AR), Muth osserva che: i) in quanto previsioni consapevoli e informate di eventi economici futuri le aspettative debbono essere derivate da una teoria economica; ii) gli agenti economici sfruttano in maniera ottimale l’informazione che è scarsa e costosa; iii) la formulazione delle aspettative è endogena al sistema economico.
In particolare, la previsione soggettiva di ogni operatore coincide con la speranza matematica o valore oggettivo atteso della variabile stessa, condizionale rispetto alle informazioni disponibili nel momento in cui l’aspettativa viene formulata. Le AR risultano quindi essere le previsioni ottimali formulabili dagli agenti sulla base delle informazioni esistenti.
Si avrà quindi:
     (4)
Dove E indica l’operatore speranza matematica e It-1 l’insieme delle informazioni disponibili alla fine del periodo precedente quello per cui l’attesa deve essere formulata. In tal modo, è possibile che gli agenti commettano errori di previsione, ma le aspettative non saranno sistematicamente errate, ovvero saranno in media esatte. L’errore di previsione sarà quindi una variabile casuale con media nulla e assenza di autocorrelazione seriale. Avremo cioè:



Se non fosse una variabile casuale sarebbe peraltro contraddetta l’ipotesi che gli agenti utilizzano tutta l’informazione disponibile in maniera ottimale. Un errore sistematico implicherebbe infatti l’esistenza di qualche tipo di informazione non pienamente utilizzata, compresa la storia passata degli errori, con la conseguenza che si potrebbe migliorare la precisione della previsione incorporando tali errori nelle informazioni disponibili.
La teoria delle aspettative razionali è stata spesso criticata soprattutto per la sua irrealisticità: in primo luogo le informazioni sono costose quindi sarebbe più corretto modellizzare aspettative "economicamente" razionali nel senso che un’aspettativa può essere formulata in modo corretto solo se il costo di acquisire l’informazione necessaria per una previsione corretta è inferiore al beneficio di avere l’informazione necessaria. Inoltre, la fondamentale aleatorietà che caratterizza l’andamento delle variabili, suggerisce che il futuro non può essere previsto e che quindi nessuna aspettativa è propriamente "razionale", infine le verifiche empiriche relative all’ipotesi di aspettative razionali hanno condotto a risultati non univoci.
L’ipotesi di aspettative razionali è stata usata a supporto di alcune conclusioni radicali circa l’efficacia della politica economica. A tal proposito si possono citare i lavori di Sargent e Wallace5 e di R. Lucas6 quali principali esponenti della teoria neoclassica. Qust’ultima sostiene, infatti, che qualsiasi misura di politica economica, pubblicamente annunciata e quindi nota agli agenti, è inefficace sulle grandezze reali, in quanto gli agenti razionali ne scontano immediatamente gli effetti futuri e adeguano il loro comportamento alle loro aspettative, producendo esattamente il risultato atteso a priori ("aspettative autorealizzantesi"). Solo shock stocastici possono determinare deviazioni delle variabili reali dal loro livello naturale.
Inoltre, le manovre di politica economica annunciate hanno effetti nulli sulle grandezze reali, ma producono conseguenze ben definite su quelle monetarie: in particolare una politica fiscale o monetaria discrezionale espansiva può fare aumentare il livello generale dei prezzi. In presenza di politiche annunciate, dunque, l’ipotesi di AR ha l’effetto di produrre istantaneamente gli stessi risultati che emergevano dall’analisi dei monetaristi di prima generazione7 in un orizzonte temporale di lungo periodo.
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1Keynes, John Maynard (1936)
2Metzler, L. A., (1941)
3M. Nerlove, (1958)
4Muth, J. (1961).
5Sargent, Thomas J. e Neil Wallace (1981). 
6Lucas R., (1972, 1976)
7Friedman, Milton, (1968)
BIBLIOGRAFIA
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Friedman M., (1968) The Role of Monetary Policy American Economic Review 58,
Keynes, John Maynard (2007) [1936]. The General Theory of Employment, Interest and Money. Basingstoke, Hampshire: Palgrave Macmillan. ISBN 0230004768
Lars Peter Hansen and Thomas J. Sargent, 2001. "Robust Control and Model Uncertainty." American Economic Review, 91(2), pp. 60-66.
Lucas, Robert E., Jr. (1972) “Expectations and the Neutrality of Money.” Journal of Economic Theory, 4: 103-l 24
Lucas, Robert E., Jr. (1976). “Econometric Policy Evaluation: A Critique.” Carnegie- Rochester Conference Series, 1: 19-46.
Metzler, L. A., (1941), The Nature and Stability of Inventory Cycles. Reviewof Economics and Statistics 23 (3), 113–129.
Muth, J. (1961), “Rational expectations and the theory of price movements”, Econometria.
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Sargent T.J. 1994. "Bounded Rationality in Economics", Oxford University Press.
Sims, C.A. 2003. “Implications of Rational Inattention”. Journal of Monetary Economics 50(3), 665-690.

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