TENUTA DEL CONTO CORRENTE

Generica espressione con la quale si designano i vari metodi con cui si registrano le operazioni e si calcolano gli interessi sui conti correnti. Si distinguono: metodo diretto, metodo indiretto e metodo scalare.

1. Metodo diretto. Il metodo diretto si può applicare alla tenuta dei conti correnti quando la data di chiusura del conto è nota e il tasso è reciproco. Gli interessi (o i numeri: v. numero in senso computistico) vengono calcolati direttamente sui capitali relativi alle varie operazioni dalle rispettive valute alla data di chiusura del conto. Si distingue infatti fra metodo diretto a interessi immediati, nel caso in cui gli interessi vengano calcolati immediatamente operazione per operazione, e metodo diretto a numeri che comporta dapprima la determinazione dei numeri (v. numero in senso computistico) e poi, sul saldo di detti numeri, dell’interesse complessivo. Quando la data di chiusura non è nota ma presunta, si può utilizzare il metodo diretto a chiusura presunta, in cui si seguono formalmente le regole del metodo diretto in quanto i giorni si calcolano dalla valuta delle singole operazioni alla data di chiusura presunta, ma si rettifica poi il computo degli interessi o dei numeri in relazione alla data di chiusura effettiva. Se questa è successiva a quella presunta occorrerà integrare gli interessi già calcolati, o aggiungere ai numeri già calcolati un numero di interesse che trasferisca il saldo dei capitali dalla chiusura presunta a quella effettiva; nel caso in cui la data di chiusura effettiva sia anteriore a quella presunta è necessario stornare gli interessi o calcolare un numero di sconto.

2. Metodo indiretto. Nel caso in cui non si conosca la data di scadenza del rapporto di conto corrente si procede al calcolo degli interessi secondo il metodo indiretto: si sceglie cioè una data di riferimento (epoca) anteriore a tutte le successive valute delle varie operazioni (generalmente è fatta coincidere con la valuta del saldo precedente, se i due operatori erano già in rapporto di conto corrente, oppure con la data o la valuta della prima operazione, in ogni modo con l’anteriore fra le due) e si riferiscono tutti i capitali al giorno scelto come epoca, calcolando tutti numeri di sconto o detraendone gli interessi; al momento della chiusura del conto si calcola il numero di correzione moltiplicando il saldo dei capitali per i giorni dall’epoca alla chiusura effettiva, o per lo stesso periodo, si calcola il montante sul bilancio delle somme precedentemente rettificate. Mentre nei precedenti metodi gli interessi o i numeri vengono calcolati sull’ammontare delle singole operazioni, nel metodo scalare essi vengono calcolati sui saldi fra i diversi capitali via via registrati; tale metodo si presta ad essere applicato quando non è nota la chiusura del conto corrente e i tassi non sono reciproci. Il calcolo degli interessi avviene procedendo da un saldo all’altro.

3. Metodo scalare. Il metodo scalare può essere tenuto seguendo vari procedimenti, ma il più diffuso è il metodo amburghese. Esso trova applicazione in particolare nelle banche per i conti correnti di corrispondenza, che presentano appunto la caratteristica di essere a tasso non reciproco (tasso maggiore sui saldi a credito della banca, tasso minore sui saldi a credito del cliente). Tale metodo richiede la compilazione di due prospetti: l’estratto conto, nel quale le operazioni vengono registrate in ordine di data man mano che vengono effettuate, e lo scalare interessi, detto anche staffa, nel quale le operazioni, al momento della chiusura del conto corrente, vengono riportate in ordine di valuta. Il calcolo dei giorni e dei numeri viene eseguito nello scalare interessi, in sede di chiusura del conto corrente. I giorni si determinano dalla valuta di ogni saldo alla valuta del saldo successivo ed i numeri si calcolano moltiplicando tali saldi per i rispettivi giorni. Sebbene qualche banca calcoli ancora gli interessi direttamente, il procedimento generalmente seguito per la loro determinazione, sia per i conti correnti sia per i depositi, è quello a numeri, poiché facilita la scelta del tasso a credito del cliente che varia in relazione alla consistenza media.