SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE SSN

Il Servizio Sanitario Nazionale fu istituito nel 1978 con la legge n. 833/78, emanata in un periodo di profonda crisi politico-istituzionale del nostro Paese: le conseguenze dello shock petrolifero (1973), l’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse e il susseguirsi di due Papi nell’arco di pochi mesi, avevano contribuito a rendere l’iter parlamentare molto lungo e travagliato.
La legge aveva l’obiettivo di fornire un alto livello d’integrazione organizzativa e finanziaria e di rendere l’assistenza sanitaria un diritto di cittadinanza. Dal punto di vista economico prevedeva il finanziamento del SSN attraverso il gettito fiscale esteso ora all’intera popolazione; dal punto di vista organizzativo, invece, lo scopo era di dare un assetto decentrato al sistema. Il cambiamento consisteva nell’integrare in minima parte, tramite convenzioni con strutture private, la grande offerta pubblica di ospedali e ambulatori. La riforma prevedeva che il Governo continuasse a regolare il coordinamento e il finanziamento del sistema, che alle Regioni fossero assegnate funzioni di programmazione e ai Comuni spettasse la gestione delle Unità sanitarie locali (Usl).
Il modello cui si è ispirato il nuovo assetto organizzativo è stato quello del National Healt Service britannico ottenendo un modello pubblico integrato e di tipo misto.
L’assetto iniziale del sistema è stato basato su specifici principi e obiettivi da raggiungere:
1.    L’universalità della copertura;
2.    L’uguaglianza di trattamento dei cittadini;
3.    La globalità delle prestazioni erogate;
4.    L’equità del finanziamento;
5.    Il controllo democratico da parte dei cittadini;
6.    L’unicità di gestione e la proprietà prevalentemente pubblica dei fattori di produzione.
L’universalità della copertura costituisce il caposaldo delle caratteristiche del SSN: il diritto all’assistenza sanitaria è garantito all’intera popolazione e tutti i cittadini possono accedere, in modo gratuito, alle cure sanitarie essenziali di cui necessitano.
Il secondo obiettivo dell’uguaglianza di trattamento, invece, non è considerato pienamente raggiunto: in primis l’autonomia assegnata alle Regioni fa si che l’offerta sanitaria sia disomogenea, in secondo luogo la disponibilità economica dei cittadini rende accesso a una diversa qualità di servizi. Secondo il VII Rapporto RBM-Censis del 2017 è salito a 12,2 milioni il numero di persone che nell'ultimo anno hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche (1,2 milioni in più rispetto all'anno precedente). È chiaro che chi ha maggiori disponibilità economiche possa accedere a cure aggiuntive rispetto a quelle offerte dal Ssn. Seppure siano erogate un’ampia gamma di prestazioni e vi sia una grande copertura di servizi, non si può affermare che il Ssn sia in grado di fornire tutte le prestazioni possibili. Alcune di queste infatti rimangono fuori dalla sfera di competenza del Ssn e non permettono il completo raggiungimento del terzo obiettivo: quello della globalità delle prestazioni erogate.
La volontà di garantire pari condizioni a tutti i cittadini è stata il motore trainante delle riforme che si sono susseguite nel tempo, per questo motivo il principio di equità del finanziamento è considerato uno degli aspetti fondamentali del Ssn.
Seppur di grande importanza, il quarto obiettivo (equità di finanziamento) non risulta essere pienamente raggiunto. Come già anticipato, la riforma del 1978 ha previsto il finanziamento del Sistema attraverso la fiscalità generale, ciò significa che i cittadini più ricchi sono sottoposti a una tassazione maggiore rispetto ai meno abbienti e le Regioni più ricche devono contribuire al finanziamento dei servizi delle Regioni con minore capacità finanziaria. L’effetto complessivo è quello di avere un assetto perequativo. Nella realtà applicativa, analizzando unicamente il servizio pubblico, possiamo concludere che in larga misura sia caratterizzato da equità; ampliando l’analisi all’intero sistema sanitario invece, il perseguimento di quest’obiettivo è ostacolato dalla compartecipazione tramite ticket e dalla spesa out-of-pocket .
Il controllo democratico sui sistemi sanitari è riferito al singolo contesto regionale, tramite l’espressione di una preferenza in ambito elettorale. Quest’obiettivo ha avuto un’importanza sostanziale solo nel periodo precedente alla riforma del 1992-93 quando la popolazione aveva la potestà di nominare, tramite i consigli comunali, gli amministratori delle Usl.
L’ultima caratteristica attribuita al Ssn (l’unicità di gestione e la proprietà prevalentemente pubblica dei fattori di produzione) è tipica dell’intento della riforma del 1978. In realtà il Ssn italiano si caratterizza per il rapporto collaborativo con i liberi professionisti e con le strutture private ed è dunque considerato un sistema sanitario misto. Nel 2016 la spesa sanitaria corrente è pari a €149.500 milioni, con un’incidenza sul Pil dell’8,9%, ed è sostenuta per il 75% dal settore pubblico e per la restante parte dal settore privato (ISTAT, 4 Luglio 2017).